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Confcommercio: "i consumi delle famiglie non ripartono"

"Al netto della crescente componente inflazionistica e in un contesto in cui gli alimentari continuano a rappresentare la componente più fragile, l'andamento rimane

piatto e in linea con quanto rilevato negli ultimi mesi del 2016". Commenta così i dati sulle vendite al dettaglio nel mese di marzo diffusi dall'Istat, l'Ufficio

studi Confcommercio. "Nel complesso dall'inizio del 2016 le vendite al dettaglio oscillano moderatamente all'interno di un canale decrescente, distanti ancora di oltre

10 punti percentuali in volume rispetto al 2010. Quindi, se si escludono le immatricolazioni di autovetture a persone a privati e i principali servizi, in primis

quelli turistici, la domanda delle famiglie sconta la flessione della propensione al consumo emersa nel 2016, con prosecuzione nella prima parte del 2017.

La ragione di questa situazione, secondo l'associazione, sono le tasse. "E' la questione fiscale la principale preoccupazione dei consumatori che ancora non intravedono un percorso certo e graduale di riduzione delle aliquote Irpef. Presupposto, questo, indispensabile per far crescere la fiducia delle famiglie", ha aggiunto Confcommercio in una nota.

Confcommercio, imprese per l'Italia, Confederazione generale italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo, è la più grande rappresentanza

d'impresa in Italia, con oltre 700.000 imprese associate. Il sistema di rappresentanza è articolato sia a livello territoriale, con organizzazioni provinciali e con unioni regionali, sia categoriale, organizzazioni nazionali di categoria. A tutti i livelli territoriali del sistema confederale, sono costituiti il Gruppo giovani Imprenditori e il Gruppo terziario donna. Il primo è composto dagli associati con meno di 40 anni di età e il secondo dalle imprenditrici associate.

Foto: Confcommercio website