Per il 2017, secondo le elaborazioni Smi Liuc, per il tessile-moda italiano si prospetta una crescita su base annua pari al +2,4 percento.

Il turnover settoriale passa da 54,1 miliardi di euro, guadagnando oltre 1,2 miliardi rispetto al consuntivo 2016. Nel corso del 2017 il commercio internazionale si è rivelato molto dinamico; il tessile-moda italiano, si legge nella nota diffusa ieri durante la presentazione della prossima edizione di Pitti Uomo, in agenda a Firenze dal 12 al 15 giugno, si è giovato di questo ritrovato slancio e l’export ha mantenuto un discreto tasso di crescita per tutto l’anno.

Dopo le significative contrazioni dei livelli occupazionali negli anni scorsi, nel 2017 per la prima volta Smi rileva un’inversione di tendenza nel caso degli addetti al settore, stimati in aumento del +0,1 percento, con un recupero di oltre 400 posti di lavoro.

Anche le aziende attive presentano un rallentamento del tasso di flessione (-0,8 percento), con un saldo tra chiusure e nuove aperture di circa 370 aziende in meno.

Per quanto riguarda le vendite estere è stata registrata una crescita del +3,5 percento medio annuo, sfondando così i 30,5 miliardi di euro.

"La dinamica favorevole ha interessato sia l’export del monte della filiera, pur in aumento solo del +1,7 percento, sia soprattutto l’export del valle, che ha archiviato l’anno a +4,5 percento, in accelerazione, dunque, rispetto al ritmo sperimentato nel 2016 (+2,4 percento).

"Sul fronte import, nel 2017 i prodotti di tessile-moda mostrano un aumento del +1,9 percento, passando complessivamente a 21 miliardi di euro", scrive Smi.