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Numeri record per la mostra parigina dedicata a Dior

Sono oltre 600mila i visitatori che hanno visto la mostra parigina "Christian Dior, couturier du rêve" dedicata ai 70 anni della maison Dior.

Aperta il 5 luglio, la mostra chiuderà i battenti dopo domani, 7 gennaio, al Musée des Arts Décoratifs, in rue de Rivoli, a Parigi.

L'esposizione raccoglie l'universo del fondatore della griffe e degli stilisti che sono arrivati dopo di lui: Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferré, John Galliano, Raf Simons e Maria Grazia Chiuri. Il tutto in una selezione di 300 abiti di haute couture realizzati dal 1947 a oggi.

Il numero dei visitatori, oltre 600mila, è un record. Tanto per fare un esempio la mostra dedicata a Barbie, nel 2016, ha attirato 240mila persone, mentre quella su Dries Van Noten, nel 2014, circa 160mila visitatori, in 8 mesi.

L'enorme affluenza testimonia l'interesse del pubblico per la maison di couture francese e il buon lavoro fatto da Olivier Gabet che ha curato la mostra con Florence Müller. "La mostra ha interessato persone dai 7 ai 77 anni, di tutti i profili sociali e orizzonti culturali", ha detto il direttore del mueso.

Foto: Les Arts Décoratifs/ Nicholas Alan Cope
Una mostra a Palazzo Pitti curata da Stefano Pilati

In occasione di Pitti Immagine Uomo n.94, in agenda a Firenze dal 12 al 15 giugno 2018, a Palazzo Pitti, si inaugurerà la mostra Evoluzione – Involuzione – Rivoluzione. Tre decadi di moda maschile viste da Stefano Pilati, prodotta dalla Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con il Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti.

Ideatore e curatore del progetto (mostra e catalogo) è Stefano Pilati, protagonista della moda internazionale. La mostra sarà "una riflessione personale sulla moda contemporanea, un approccio curatoriale inedito, né percorso antologico, né lettura accademica, che parte da un’esperienza vissuta in prima persona e che attraverso evocazioni, suggestioni, coinvolgimenti e respingimenti, calerà il visitatore dentro la realtà multiforme della moda maschile delle ultime tre decadi, raccontandone il rapporto dialettico con un contesto sociale in continua evoluzione", ha spiegato Pitti Immagine in una nota.

“Per questo progetto sulla moda maschile, un tema che mancava da troppo tempo nell’approfondimento culturale italiano e internazionale", ha detto Lapo Cianchi, segretario generale della Fondazione Pitti Discovery, abbiamo pensato a Stefano Pilati perché di quella storia è stato ed è uno dei maggiori protagonisti.

Foto: Stefano Pilati Portrait_Ph. Courtesy SP Studio, da Pitti Immagine press office

Ynap aderisce all'Ora del codice

Yoox Net-a-porter group aderisce anche quest'anno all’iniziativa "Ora del codice (Hour of code"), evento globale di apprendimento tecnologico creato dall’associazione non-profit Code.org che promuove le competenze nel settore della programmazione informatica.

L’Ora del codice si svolge dal 4 al 10 dicembre in occasione della Settimana dell’educazione all’informatica e coinvolge decine di milioni di ragazzi in più di 180 nazioni, con oltre 100.000 eventi.

A Londra e a Bologna, gli esperti di tecnologia di Ynap si offriranno volontari nel recarsi nelle scuole a tenere lezioni di coding, incontri formativi e supporteranno gli insegnanti di informatica.

In Italia, in collaborazione con la Fondazione Golinelli, oltre che in alcune scuole di Bologna, Ynap terrà una serie di workshop aperti al pubblico per i bambini dai 6 ai 10 anni. Nel Regno Unito, invece, l'azienda fondata da Federico Marchetti si recherà in alcune scuole vicino al nuovo Tech Hub del Gruppo a White City.

Nel 2017 Ynap ha contribuito a formare oltre 1.400 studenti a livello globale. Tra questi in Italia, a Bologna sono oltre 1.000 gli studenti che hanno usufruito dei workshop per “scoprire” il coding e la tecnologia digitale, con lezioni di robotica, coding visuale e realtà virtuale. Nel Regno Unito, invece, sono 400 i ragazzi che hanno preso parte all’Imperial Codelab, la partnership tra Ynap e l’Imperial College di Londra per le competenze digitali. Di questi giovani, il 70 percento sono state ragazze di cui il 15 percento aventi diritto al servizio mensa gratuita per via delle condizioni svantaggiate.

Foto: Ynap press office
E' in libreria "People Are Media"

Si intitola People Are Media, il libro di Aldo Agostinelli e Silvio Meazza edito da Mondadori Electa. Il volume fa un resoconto puntuale dell’evoluzione tecnologica, e al tempo stesso sociologica, degli ultimi anni; come scrive Marco Montemagno nella prefazione al libro, sono “le persone: protagoniste di questi cambiamenti e anche il medium (il mezzo attraverso il quale queste rivoluzioni sono possibili) che le vive, le racconta e le condivide".

Aldo Agostinelli ha maturato una lunga esperienza nelle direzioni marketing e digitali di molte aziende italiane e internazionali: dal 2010 al 2013 e` stato digital marketing director di Hewlett Packard a San Francisco. In precedenza ha lavorato per aziende come H3G, Tim, Ericsson e Ina Assitalia. In Sky Italia dal 2013, e` stato nominato nel 2016 digital officer.

Silvio Meazza nasce come software designer e it manager. Tra il 2000 e il 2009 ha gestito 4 agenzie digitali all’interno di quasi tutti i principali gruppi di comunicazione lavorando per clienti e brand quali Renault, Bmw, Fiat, Seat, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Unicredit, Mars, P&G, Ferrero, Sky, Telecom Italia, Fastweb. Nel 2010 ha fondato, insieme a 4 soci, M&C Saatchi Milano.

Nel libro è chiarito anche il punto di vista delle aziende, parlando di chatbot e storytelling per il dialogo con i clienti, di e-ommerce, Crm e big data, di blockchain. Questi sono alcuni tra gli argomenti chiave del libro che vengono sviluppati attraverso una narrazione informata e attuale sostenuta dall’esperienza personale e professionale dei due autori che, dalle loro stesse parole, vivono e respirano questo intenso mondo digitale fatto di cambiamenti continui “da novemila giorni".

People Are Media vuole essere uno snapshot preciso sul mondo digitale, "di cui facciamo tutti parte, di cui è impossibile fare a meno e che ha sta segnando il secondo decennio degli anni Duemila. La rivoluzione digitale è appena cominciata", hanno spiegato gli autori in una nota.

Il libro è in vendita in tutte le librerie al prezzo di 19.90 euro (222 pagine) e su Amazon. I proventi del libro saranno interamente devoluti in beneficenza a Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie.

Foto: Silvio Meazza e Aldo Agostinelli, credit Mondadori press office
"Il Museo Effimero della Moda”: oltre 112 mila visitatori

Si è conclusa il 22 ottobre scorso la mostra “Il Museo Effimero della Moda”. Dal giorno della sua inaugurazione, martedì 13 giugno, in occasione dell’ultima edizione di Pitti Uomo, sono stati oltre 112 mila i visitatori che hanno percorso le sale del nuovo Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti per la mostra curata da Olivier Saillard.

"Un bellissimo esordio per il nuovo Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti", ha detto Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, "risultato di una collaborazione molto fruttuosa tra le istituzioni pubbliche e i soggetti promozionali della moda, come il Centro di Firenze per la Moda Italiana e la Fondazione Pitti Discovery. Questa mostra, il programma di collaborazione avviato e le successive mostre che questo prevederà, assieme ai nuovi allestimenti delle opere che si alterneranno alle mostre, sono una dimostrazione importante che il nuovo Museo della Moda e del costume è un progetto di risonanza nazionale, europea e globale, che sta evolvendo con risultati molto significativi”.

"Dopo aver ottenuto unanimi consensi dalla critica e dal mondo della moda, il Museo Effimero registra anche questo straordinario risultato in termini di visitatori: è una grande soddisfazione per Fondazione Discovery e uno stimolo in più a proseguire e, se possibile, rafforzare il programma di collaborazione con le Gallerie degli Uffizi per il neo Museo della moda di Palazzo Pitti. Presto saremo in grado di annunciare la mostra che si aprirà il prossimo giugno", ha aggiunto Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Pitti Immagine Discovery.

Nelle sale del Museo della moda e del costume è adesso in fase di allestimento la mostra “Tracce: Dialoghi ad arte nel Museo della Moda e del Costume”, a cura di Caterina Chiarelli e Simonella Condemi, con il coinvolgimento della Galleria di Arte Moderna. Una nuova selezione di opere che metterà in luce le corrispondenze formali e culturali tra le creazioni di stilisti e di artisti dagli anni ‘30 fino a oggi.

La mostra inaugurerà il 18 dicembre e sarà visitabile fino all’inizio di giugno 2018.

Foto: Museo Effimero della Moda_ Disallestimento, credit Angelo Teardo
Prada collabora con Francesco Vezzoli

Prada ha collaborato con Francesco Vezzoli per la creazione di dodici costumi in occasione della live performance “Opéra Pompidou” presentata il 19 ottobre presso il Centre Pompidou di Parigi.

Per la celebrazione del 40esimo anniversario dell’istituzione, l’artista Francesco Vezzoli è stato invitato a realizzare un take over del museo in una serata intitolata “Carte Blanche à Francesco Vezzoli”.

"Il visionario mondo dell’artista italiano", ha spiegato Prada in una nota, fatto di elaborati riferimenti, si fonde con la collezione del museo per dare vita a “Opéra Pompidou”: una serie di performance artistiche dirette da Francesco Vezzoli ed eseguite dal vivo. I performer, in costumi Prada, hanno dialogato con opere d’arte moderna e contemporanea, regalando al visitatore un’esperienza unica e coinvolgente.

“Le vere opere d’arte nascono, nella maggior parte dei casi, come gesti di amore, rabbia, passione, desiderio. Poi il tempo li impolvera, li appanna. Ne aumenta il valore simbolico e quello finanziario ma lentamente ne logora quello emotivo. I cantanti di Opéra Pompidou cantano il loro amore ai soggetti dipinti dai più grandi maestri della storia dell’arte proprio come se le lancette del tempo si muovessero a ritroso e stasera la Marchesa Casati e Niki de Saint Phalle avessero voglia di indossare i loro vestiti più audaci e sedurre tutti gli uomini, anche i più ritrosi", ha detto Francesco Vezzoli.

Foto : Prada press office
Prada presenta Prada Rong Zhai, residenza nel centro di Shanghai

Oggi, 17 ottobre, ultimo giorno della fashion week di Shanghai, Prada apre al pubblico “Prada Rong Zhai”, una residenza storica del 1918 nel quartiere centrale della città cinese, che è stata oggetto di un restauro da parte della griffe guidata da Patrizio Bertelli. Progettata in origine per la famiglia dell’illustre Yung Tsoong-King, è una delle più belle ville di Shanghai, con un giardino in stile occidentale.

"A testimonianza del rispetto e dell’ammirazione che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli nutrono per il patrimonio culturale cinese e del loro coinvolgimento in progetti a favore della città di Shanghai, nel 2011 Prada ha avviato un profondo progetto di restauro di questa stupenda abitazione, curato dall’architetto Roberto Baciocchi. Questa storica ed esclusiva residenza ospiterà le molteplici attività del Gruppo Prada in Cina", si legge in una nota.

L’inaugurazione dello spazio si è svolta dal 12 al 14 ottobre. In particolare, il 12 ottobre si è tenuta la sfilata della collezione Prada Resort 2018.

Prada presenta Prada Rong Zhai, residenza nel centro di Shanghai

Prada Rong Zhai sarà aperta al pubblico dal 17 ottobre al 12 novembre 2017. L’attuale mostra presenta il lavoro di restauro della villa, oltre a precedenti esplorazioni architettoniche di Prada e Fondazione Prada, quali il restauro delle Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e di Ca’ Corner della Regina a Venezia, gli Epicentri di New York, Los Angeles e Tokyo, Prada Transformer e la nuova sede di Fondazione Prada a Milano.

Foto: Getty Images dall'ufficio stampa Prada
A Milano la mostra sul colore di Benetton

Si chiude oggi, 28 settembre, alla Triennale di Milano, la mostra United Colors of Benetton dal titolo I See Colors Everywhere, un’immersione nel colore attraverso i capi della sua nuova collezione primavera estate e le opere di Fabrica, il centro di ricerca sull’arte e la comunicazione dell'azienda veneta.

La prima cosa che viene in mente quando si parla di Benetton è il colore, in tutte le sue espressioni. Le maglie sgargianti che hanno rivoluzionato la moda. Le campagne controverse che hanno promosso la multirazzialità ed ecco che questa mostra celebra questo patrimonio, presentando un vasto spettro di produzioni editoriali e creative di Fabrica in uno spazio in cui design, arte e società s’incontrano e dialogano.

Ci sono le opere pop dell’illustratore americano Andy Rementer e un’installazione di Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, un progetto sugli albini del fotografo sudafricano Pieter Hugo e le opere grafiche del designer spagnolo Jaime Hayon e dell’art director ucraina Anna Kulachek.

L’allestimento è accompagnato da un magazine-catalogo, che dà un ulteriore livello di lettura alla mostra grazie a un editoriale firmato da Myriam Ben Salah, scrittrice e curatrice della programmazione culturale al Palais de Tokyo di Parigi.

Foto: Benetton press office
Un film documentario su Manolo Blahnik

Manolo Blahnik sarà protagonista di un film documentario curato dal regista Michael Roberts. Il titolo del film, che sarà presentato a New York il 15 settembre, è Manolo: the boy who made shoes for lizards, includerà interviste esclusive a protagonisti del mondo della moda come Anna Wintour, Naomi Campbell, John Galliano e Paloma Picasso.

Nato alle Isole Canarie nel 1942, Blahnik ha studiato arte a Ginevra e poi si è trasferito a Parigi nel 1965. Durante un viaggio a New York, nel 1970 mostrò la sua collezione a Diana Vreeland, allora editor-in-chief di American Vogue, che lo spinse a concentrarsi sul design delle calzature.

Nel 1971 lo stilista si trasferì a Londra dove cominciò a produrre scarpe. Un anno dopo, Ossie Clark, il più famoso designer londinese, utilizzò le sya scarpe e da lì la sua carriera decollò.

Due anni fa lo stilista ha tenuto a battesimo un negozio a New York, presso Saks Fifth Avenue.

Il film che debuterrà a New York vede nel cast Rick Kissack, lo stesso Manolo Blahnik, Gala Gordon, Anjelica Huston Isabeli Fontana ed Eva Herzigova.

Foto: Manolo Blahnik website
In libreria la “La moda è un mestiere da duri”

E' in libreria, edito da Rizzoli, “La moda è un mestiere da duri” (180 pagine, 18 euro), scritto dalla giornalista Fabiana Giacomotti.

Il volume, che è stato presentato dall'autrice mercoledì scorso al Serravalle Designer Outlet, raccoglie articoli scelti tra quelli scritti da Giacomotti per Il Foglio che offrono una riflessione su cosa sia diventata la moda e su quali meccanismi la caratterizzino oggi.

In 25 capitoli dedicati a stilisti, blogger, aziende, amministratori delegati, si dipana un racconto che si sofferma su tutto quello che della moda appare, dalla frivolezza ai tic, dalle ossessioni per la bellezza alle crisi di nervi, ma soprattutto su quello che la moda nasconde, ovvero la disciplina, il rigore e il vero centro di tutto: i risultati economici.

Giacomotti, milanese, giornalista, scrittrice, autore tv, curatrice di mostre ha lavorato per il Giornale, ItaliaOggi, è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, quindi vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion e dal 2007 collabora per l’inserto culturale del Foglio e Lettera 43. E’ docente del corso di Scienze della Moda e del Costume all’Università di Roma La Sapienza.

Foto: Fabiana Giacomotti