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"Il Museo Effimero della Moda”: oltre 112 mila visitatori

Si è conclusa il 22 ottobre scorso la mostra “Il Museo Effimero della Moda”. Dal giorno della sua inaugurazione, martedì 13 giugno, in occasione dell’ultima edizione di Pitti Uomo, sono stati oltre 112 mila i visitatori che hanno percorso le sale del nuovo Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti per la mostra curata da Olivier Saillard.

"Un bellissimo esordio per il nuovo Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti", ha detto Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, "risultato di una collaborazione molto fruttuosa tra le istituzioni pubbliche e i soggetti promozionali della moda, come il Centro di Firenze per la Moda Italiana e la Fondazione Pitti Discovery. Questa mostra, il programma di collaborazione avviato e le successive mostre che questo prevederà, assieme ai nuovi allestimenti delle opere che si alterneranno alle mostre, sono una dimostrazione importante che il nuovo Museo della Moda e del costume è un progetto di risonanza nazionale, europea e globale, che sta evolvendo con risultati molto significativi”.

"Dopo aver ottenuto unanimi consensi dalla critica e dal mondo della moda, il Museo Effimero registra anche questo straordinario risultato in termini di visitatori: è una grande soddisfazione per Fondazione Discovery e uno stimolo in più a proseguire e, se possibile, rafforzare il programma di collaborazione con le Gallerie degli Uffizi per il neo Museo della moda di Palazzo Pitti. Presto saremo in grado di annunciare la mostra che si aprirà il prossimo giugno", ha aggiunto Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Pitti Immagine Discovery.

Nelle sale del Museo della moda e del costume è adesso in fase di allestimento la mostra “Tracce: Dialoghi ad arte nel Museo della Moda e del Costume”, a cura di Caterina Chiarelli e Simonella Condemi, con il coinvolgimento della Galleria di Arte Moderna. Una nuova selezione di opere che metterà in luce le corrispondenze formali e culturali tra le creazioni di stilisti e di artisti dagli anni ‘30 fino a oggi.

La mostra inaugurerà il 18 dicembre e sarà visitabile fino all’inizio di giugno 2018.

Foto: Museo Effimero della Moda_ Disallestimento, credit Angelo Teardo
Prada collabora con Francesco Vezzoli

Prada ha collaborato con Francesco Vezzoli per la creazione di dodici costumi in occasione della live performance “Opéra Pompidou” presentata il 19 ottobre presso il Centre Pompidou di Parigi.

Per la celebrazione del 40esimo anniversario dell’istituzione, l’artista Francesco Vezzoli è stato invitato a realizzare un take over del museo in una serata intitolata “Carte Blanche à Francesco Vezzoli”.

"Il visionario mondo dell’artista italiano", ha spiegato Prada in una nota, fatto di elaborati riferimenti, si fonde con la collezione del museo per dare vita a “Opéra Pompidou”: una serie di performance artistiche dirette da Francesco Vezzoli ed eseguite dal vivo. I performer, in costumi Prada, hanno dialogato con opere d’arte moderna e contemporanea, regalando al visitatore un’esperienza unica e coinvolgente.

“Le vere opere d’arte nascono, nella maggior parte dei casi, come gesti di amore, rabbia, passione, desiderio. Poi il tempo li impolvera, li appanna. Ne aumenta il valore simbolico e quello finanziario ma lentamente ne logora quello emotivo. I cantanti di Opéra Pompidou cantano il loro amore ai soggetti dipinti dai più grandi maestri della storia dell’arte proprio come se le lancette del tempo si muovessero a ritroso e stasera la Marchesa Casati e Niki de Saint Phalle avessero voglia di indossare i loro vestiti più audaci e sedurre tutti gli uomini, anche i più ritrosi", ha detto Francesco Vezzoli.

Foto : Prada press office
Prada presenta Prada Rong Zhai, residenza nel centro di Shanghai

Oggi, 17 ottobre, ultimo giorno della fashion week di Shanghai, Prada apre al pubblico “Prada Rong Zhai”, una residenza storica del 1918 nel quartiere centrale della città cinese, che è stata oggetto di un restauro da parte della griffe guidata da Patrizio Bertelli. Progettata in origine per la famiglia dell’illustre Yung Tsoong-King, è una delle più belle ville di Shanghai, con un giardino in stile occidentale.

"A testimonianza del rispetto e dell’ammirazione che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli nutrono per il patrimonio culturale cinese e del loro coinvolgimento in progetti a favore della città di Shanghai, nel 2011 Prada ha avviato un profondo progetto di restauro di questa stupenda abitazione, curato dall’architetto Roberto Baciocchi. Questa storica ed esclusiva residenza ospiterà le molteplici attività del Gruppo Prada in Cina", si legge in una nota.

L’inaugurazione dello spazio si è svolta dal 12 al 14 ottobre. In particolare, il 12 ottobre si è tenuta la sfilata della collezione Prada Resort 2018.

Prada presenta Prada Rong Zhai, residenza nel centro di Shanghai

Prada Rong Zhai sarà aperta al pubblico dal 17 ottobre al 12 novembre 2017. L’attuale mostra presenta il lavoro di restauro della villa, oltre a precedenti esplorazioni architettoniche di Prada e Fondazione Prada, quali il restauro delle Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e di Ca’ Corner della Regina a Venezia, gli Epicentri di New York, Los Angeles e Tokyo, Prada Transformer e la nuova sede di Fondazione Prada a Milano.

Foto: Getty Images dall'ufficio stampa Prada
A Milano la mostra sul colore di Benetton

Si chiude oggi, 28 settembre, alla Triennale di Milano, la mostra United Colors of Benetton dal titolo I See Colors Everywhere, un’immersione nel colore attraverso i capi della sua nuova collezione primavera estate e le opere di Fabrica, il centro di ricerca sull’arte e la comunicazione dell'azienda veneta.

La prima cosa che viene in mente quando si parla di Benetton è il colore, in tutte le sue espressioni. Le maglie sgargianti che hanno rivoluzionato la moda. Le campagne controverse che hanno promosso la multirazzialità ed ecco che questa mostra celebra questo patrimonio, presentando un vasto spettro di produzioni editoriali e creative di Fabrica in uno spazio in cui design, arte e società s’incontrano e dialogano.

Ci sono le opere pop dell’illustratore americano Andy Rementer e un’installazione di Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, un progetto sugli albini del fotografo sudafricano Pieter Hugo e le opere grafiche del designer spagnolo Jaime Hayon e dell’art director ucraina Anna Kulachek.

L’allestimento è accompagnato da un magazine-catalogo, che dà un ulteriore livello di lettura alla mostra grazie a un editoriale firmato da Myriam Ben Salah, scrittrice e curatrice della programmazione culturale al Palais de Tokyo di Parigi.

Foto: Benetton press office
Un film documentario su Manolo Blahnik

Manolo Blahnik sarà protagonista di un film documentario curato dal regista Michael Roberts. Il titolo del film, che sarà presentato a New York il 15 settembre, è Manolo: the boy who made shoes for lizards, includerà interviste esclusive a protagonisti del mondo della moda come Anna Wintour, Naomi Campbell, John Galliano e Paloma Picasso.

Nato alle Isole Canarie nel 1942, Blahnik ha studiato arte a Ginevra e poi si è trasferito a Parigi nel 1965. Durante un viaggio a New York, nel 1970 mostrò la sua collezione a Diana Vreeland, allora editor-in-chief di American Vogue, che lo spinse a concentrarsi sul design delle calzature.

Nel 1971 lo stilista si trasferì a Londra dove cominciò a produrre scarpe. Un anno dopo, Ossie Clark, il più famoso designer londinese, utilizzò le sya scarpe e da lì la sua carriera decollò.

Due anni fa lo stilista ha tenuto a battesimo un negozio a New York, presso Saks Fifth Avenue.

Il film che debuterrà a New York vede nel cast Rick Kissack, lo stesso Manolo Blahnik, Gala Gordon, Anjelica Huston Isabeli Fontana ed Eva Herzigova.

Foto: Manolo Blahnik website
In libreria la “La moda è un mestiere da duri”

E' in libreria, edito da Rizzoli, “La moda è un mestiere da duri” (180 pagine, 18 euro), scritto dalla giornalista Fabiana Giacomotti.

Il volume, che è stato presentato dall'autrice mercoledì scorso al Serravalle Designer Outlet, raccoglie articoli scelti tra quelli scritti da Giacomotti per Il Foglio che offrono una riflessione su cosa sia diventata la moda e su quali meccanismi la caratterizzino oggi.

In 25 capitoli dedicati a stilisti, blogger, aziende, amministratori delegati, si dipana un racconto che si sofferma su tutto quello che della moda appare, dalla frivolezza ai tic, dalle ossessioni per la bellezza alle crisi di nervi, ma soprattutto su quello che la moda nasconde, ovvero la disciplina, il rigore e il vero centro di tutto: i risultati economici.

Giacomotti, milanese, giornalista, scrittrice, autore tv, curatrice di mostre ha lavorato per il Giornale, ItaliaOggi, è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, quindi vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion e dal 2007 collabora per l’inserto culturale del Foglio e Lettera 43. E’ docente del corso di Scienze della Moda e del Costume all’Università di Roma La Sapienza.

Foto: Fabiana Giacomotti

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Apriranno a Parigi e a Marrakech due musei in onore di uno dei più grandi creatori della moda: Yves Saint Laurent, scomparso a Parigi il primo giugno del 2008.

Oggi sono passati già 15 anni dall'ultima sfilata dello stilista, il 22 gennaio 2002, al Centro Pompidou e dalla chiusura della griffe che portava il suo nome. Ma la sua grandezza, la sua capacità di essere innovatore e di regalare eleganza a ogni donna che sceglieva un suo abito sono ancora vividi sia tra gli addetti ai lavori, sia tra il pubblico grazie alla fondazione Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent, creata da Pierre Bergé compagno di vita dello stilista. Saint Laurent e Pierre Bergè avevano accumulato un tesoro di circa 730 opere, tra maestri classici e contemporanei, reperti archeologici, mobili antichi, oggetti d’arredamento e arti applicate.

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Il museo parigino dedicato a Yves Saint Laurent aprirà il 3 ottobre

Adesso, inoltre, per salvaguardare il patrimonio dello stilista e per ricordarne il talento ineguagliabile, saranno aperti, per volontà della fondazione, due musei: il primo sarà inaugurato a Parigi il 3 ottobre e il secondo aprirà il 19 ottobre a Marrakech, città marocchina dove lo stilista e il compagno avevano una splendida casa, acquistata nel 1980, con annesso giardino, oggi donata alla città e visitabile dal pubbblico: le Jardin Majorelle (le ceneri dello stilista sono conservate qui).

La settimana scorsa il progetto dei due musei è stato presentato alla stampa con una conferenza presso l’Institut Français de la mode (Ifm).

Il museo di Marrakech dedicato a Yves Saint Laurent aprirà il 19 ottobre

"Quando Yves Saint Laurent ha scoperto per la prima volta Marrakech, nel 1966, è rimasto talmente incantato da questa città che ha deciso di comprare una casa per venirci regolarmente. E' assolutamente naturale, 50 anni più tardi, costruire un museo consacrato alla sua opera, ispirato a questo Paese. Quanto a Parigi, non c'è bisogmo di precisare che è qui che Yves Saint Laurent ha creato tutto il suo lavoro e costruito la sua carriera", ha sottolineato Pierre Bergé.

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Il museo parigino aprirà al numero 5 di avenue Marceau, nell'hôtel particulier dove la maison di couture ha avuto sede per oltre 30 anni e che accoglie la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent dal 2004. Il museo coprirà una superficie di 450 metri quadrati e alternerà retrospettive a esposizioni tematiche.

"L'audacia che vedete nel mio lavoro, la devo al Marocco", diceva lo stilista. Il museo marocchino sorgerà in via Yves Saint Laurent vicino al Jardin Majorelle. Il museo, su oltre 4mila metri quadrati, comprenderà uno spazio espositivo permanente, una galleria temporanea, una biblioteca, un auditorium, una liberia e un caffè.

"Ho sempre detto che i ricordi dovevano essere trasformati in un progetto ed è quello che noi facciamo con questa Fondazione. Il 2017 segna un altro capitolo con l'apertura dei due musei Yves Saint Laurent a Parigi e a Marrakech", ha aggiunto Bergé.

Foto: Per gentile concessione della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent
A Firenze una mostra per i 200 anni di Lanerossi

Apre i battenti domani, a Firenze, nell'ambito di Pitti Uomo, la mostra "Il filo rosso delle idee. Lanerossi 200 anni". A presentare l'esposizione saranno Sergio Tamborini, amministratore delegato del gruppo Marzotto, e Stefano Verzoletto, presidente e amministratore delegato di Filivivi (gruppo nato nel 2005 dalla fusione tra la divisione Lanerossi Filati e Manifattura Lane Folco, oggi licenziatario del marchio Lanerossi Filati, di proprietà della Marzotto).

La mostra è stata organizzata per festeggiare il bicentenario di Lanerossi e resterà aperta fino al 16 giugno, alla Limonaia del palazzo dei Congressi di Firenze, in piazza Adua 3. La mostra sarà riaperta in occasione di Pitti Filiati, in agenda dal 28 al 30 giugno, presso il Teatrino Lorenese.

Il Lanificio Rossi (poi abbreviato in Lanerossi) nasce nel 1817 a Schio, nella provincia di Vicenza, per iniziativa di Francesco Rossi, ma è al figlio Alessandro che si deve lo sviluppo della impresa. Alessandro Rossi assume la direzione nel 1849, e trasforma l'azienda in una delle maggiori industrie italiane. Agli inizi del novecento la società conta numerosi stabilimenti nel vicentino. E se la Marzotto realizza a Valdagno la Città sociale, complesso di opere assistenziali e ricreative, Lanerossi realizza a Schio i quartieri operai, i dopo lavoro, le opere sociali.

Nella prima metà del novecento la società prosegue nel suo cammino di sviluppo. Nel 1955 la Lanerossi entra in crisi e, nel 1962, l'Eni opera uno di quelli che la politica e i giornali del tempo chiamano "salvataggi", rilevando l'azienda. In quegli anni il nome della società si lega indissolubilmente alla squadra di calcio del Vicenza , che si chiama " Lanerossi Vicenza". Nel 1987 la Marzotto rileva la Lanerossi dal gruppo Eni.

Oggi, con il marchio Lanerossi, il gruppo Marzotto progetta, produce e distribuisce tessuti e arredo casa. Il gruppo Filivivi (nato nel 2005 dalla fusione tra la divisione Lanerossi Filati e Manifattura Lane Folco) è licenziatario del marchio Lanerossi Filati, di proprietà della Marzotto.

Foto: Armando Testa, annuncio pubblicitario per tessuti Lanerossi, 1953, dall'ufficio stampa della mostra
Il Museo del tessuto di Prato collabora con Google "We wear culture"

La storia della moda e del costume hanno debuttato debuttano online ieri nel nuovo progetto di Google "We wear culture" disponibile sulla piattaforma Google Arts & Culture.

L’iniziativa è frutto di una collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato e oltre 180 istituzioni culturali di ogni parte del mondo, da New York a Londra, da Parigi a Tokyo, da San Paolo a Firenze. Utilizzando tecnologie all'avanguardia, il progetto consente di esplorare stili e look di epoche diverse, a partire dall'antica Via della seta, passando per le mode sofisticate di Versailles, fino al punk britannico o alle storie che sono alla base degli abiti che indossiamo oggi. Pezzi iconici che hanno cambiato il modo di vestire di intere generazioni, come i tacchi alti di Marilyn Monroe o l’abito nero di Chanel, vengono riportati in vita grazie alla realtà virtuale.

Una selezione di tessuti dalle collezioni antiche del Museo del Tessuto di Prato è ora disponibile online come parte dell'esposizione internazionale che si è aperta ieri. Le diverse mostre digitali presentano icone, movimenti, pionieri e trendsetter fra cui Alexander McQueen, Marilyn Monroe, Cristóbal Balenciaga, Coco Chanel, Audrey Hepburn, Christian Dior, Helmut Newton, Irving Penn, Yves Saint Laurent, Manolo Blahnik, Gianni Versace , Oscar de la Renta, Pierre Balmain, Vivienne Westwood, Miyake Issey e tanti altri.

Esperti di moda, curatori, stilisti, università, musei e Ong da ogni parte del mondo hanno collaborato al progetto per dimostrare che la moda fa parte della cultura, costituisce una forma d'arte ed è il frutto di una vera e propria artigianalità. Le tecnologie all'avanguardia di Google, inclusi la realtà virtuale, i video a 360 gradi, i tour con street view e le immagini "gigapixel" ad altissima risoluzione, sono state usate per preservare le collezioni e renderle disponibili a tutti.

Il progetto lancia inoltre la street view del museo, offrendo anche la disponibilità di visualizzare una parte delle collezioni di tessuti antichi grazie alla digitalizzazione con immagini ad alta risoluzione accompagnate da dati tecnici.

Le storie di quattro pezzi iconici che hanno cambiato la storia della moda vengono portate in vita attraverso video disponibili su YouTube o con un visore per la realtà virtuale. Si tratta delL’abito nero di Chanel da Parigi, in Francia (1925), che ha cambiato radicalmente il codice di abbigliamento dell'indumento nero, rendendolo un pezzo esclusivo nell'armadio di ogni donna; gli stiletto di Marilyn Monroe di Ferragamo da Firenze, in Italia (1950-60), i tacchi a spillo rosso scarlatto che sono divenuti espressione di legittimazione, successo e sensualità per le donne; la maglia e gonna che si ispirano al kimono di Comme des Garçons da Kyoto, in Giappone (1983), che mostra come Rei Kawakubo abbia portato l'estetica e l'artigianato dei kimono giapponesi tradizionali e contemporanei sul palcoscenico mondiale attraverso modelli radicali e, infine, il corsetto di Vivienne Westwood da Londra, nel Regno Unito (1990), che celebra l'interpretazione unica della stilista di uno degli abiti più controversi della storia, facendo incontrare il mondo dell'arte e quello della moda.

L'esposizone We wear Culture è aperta a tutti e disponibile online su g.co/wewearculture e attraverso l'app Google Arts & Culture su ios e Android.

Foto: Google
La Rinascente protagonista di una mostra a Parma

Sarà inaugurata domenica 7 maggio, presso l’Archivio-Museo Csac, Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma, la mostra Objets trouvés – Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, che occuperà gli spazi di diverse sezioni della Chiesa e della sala delle colonne all’interno dell’Abbazia di Valserena (Parma), nell’ambito del programma 2017 di Fotografia europea dal titolo "Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, in programma a Reggio Emilia dal 5 maggio al 9 luglio. La mostra Objets trouvés, Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, sarà in scena fino al 30 ottobre.

La Rinascente fa capo, dal 2011, a Central retail corporation

Il ‘grande magazzino’, e in particolare un committente come la Rinascente, nella sua duplice dimensione di grande oggetto urbano e di labirinto di merci e di desideri, è stato assunto dallo Csac, si legge in una nota, come un campo di indagine particolarmente calzante per rappresentare un archivio di immagini e progetti del ‘900 come l’Archivio-Museo Csac.

Il punto di avvio dell’indagine sono state le campagne fotografiche commissionate a Publifoto Roma che hanno documentato la costruzione della nuova sede della Rinascente progettata da Franco Albini, in piazza Fiume a Roma (1959/62), e gli allestimenti di vetrine del grande magazzino romano che cadenzano le stagioni della moda e della vita della famiglia italiana dal 1955 al 1957. Da queste campagne si irraggiano molteplici storie di progetto e rappresentazione di oggetti, abiti e architetture. Altri objet che emergono dagli archivi consentono un discorso sulla specificità della fotografia. Si tratta di quelle ricerche che indagano la dimensione del doppio, il tema del riflesso, del frammento, oppure della dimensione urbana della vetrina, dagli anni Venti e Trenta (Florence Henri, Man Ray, Stefani), agli anni Settanta (Fabio Mauri, Paola Mattioli, Ugo la Pietra, Luigi Ghirri).

Per la moda il percorso va dagli anni Venti agli anni Sessanta e mostra la presentazione dell’abito attraverso diversi media, dalla pubblicità su rivista alla fotografia delle sfilate e delle vetrine, al catalogo di moda; saranno presenti anche diversi bozzetti tra cui alcuni di Ballester, John Guida, degli Atelier Antonelli e Albertina, di Schubert, i disegni di Brunetta e il progetto grafico di Roberto Sambonet in dialogo con i manifesti anni Sessanta di Giancarlo Iliprandi.

Una storia molto lunga quella della Rinscente che, nel 2011, è stata acquisita dal gruppo tailandese Central retail corporation. I 10 negozi italiani della catena hanno un giro d'affari pari a 520 milioni, di cui 350 milioni arrivano dal grande magazzino di piazza Duomo, a Milano.

La Rinascente, fondata nel 1865 dai fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, conta diverse filiali in Italia, tra cui Roma, Firenze, Cagliari, Catania e Torino. Nel giugno 2015 il gruppo ha acquisito il 50 percento dei grandi magazzini tedeschi KaDeWe, che hanno negozi a Berlino, Amburgo e Monaco.

Foto: La Rinascente web site