(annuncio pubblicitario)
(annuncio pubblicitario)
La Rinascente protagonista di una mostra a Parma

Sarà inaugurata domenica 7 maggio, presso l’Archivio-Museo Csac, Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma, la mostra Objets trouvés – Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, che occuperà gli spazi di diverse sezioni della Chiesa e della sala delle colonne all’interno dell’Abbazia di Valserena (Parma), nell’ambito del programma 2017 di Fotografia europea dal titolo "Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, in programma a Reggio Emilia dal 5 maggio al 9 luglio. La mostra Objets trouvés, Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, sarà in scena fino al 30 ottobre.

La Rinascente fa capo, dal 2011, a Central retail corporation

Il ‘grande magazzino’, e in particolare un committente come la Rinascente, nella sua duplice dimensione di grande oggetto urbano e di labirinto di merci e di desideri, è stato assunto dallo Csac, si legge in una nota, come un campo di indagine particolarmente calzante per rappresentare un archivio di immagini e progetti del ‘900 come l’Archivio-Museo Csac.

Il punto di avvio dell’indagine sono state le campagne fotografiche commissionate a Publifoto Roma che hanno documentato la costruzione della nuova sede della Rinascente progettata da Franco Albini, in piazza Fiume a Roma (1959/62), e gli allestimenti di vetrine del grande magazzino romano che cadenzano le stagioni della moda e della vita della famiglia italiana dal 1955 al 1957. Da queste campagne si irraggiano molteplici storie di progetto e rappresentazione di oggetti, abiti e architetture. Altri objet che emergono dagli archivi consentono un discorso sulla specificità della fotografia. Si tratta di quelle ricerche che indagano la dimensione del doppio, il tema del riflesso, del frammento, oppure della dimensione urbana della vetrina, dagli anni Venti e Trenta (Florence Henri, Man Ray, Stefani), agli anni Settanta (Fabio Mauri, Paola Mattioli, Ugo la Pietra, Luigi Ghirri).

Per la moda il percorso va dagli anni Venti agli anni Sessanta e mostra la presentazione dell’abito attraverso diversi media, dalla pubblicità su rivista alla fotografia delle sfilate e delle vetrine, al catalogo di moda; saranno presenti anche diversi bozzetti tra cui alcuni di Ballester, John Guida, degli Atelier Antonelli e Albertina, di Schubert, i disegni di Brunetta e il progetto grafico di Roberto Sambonet in dialogo con i manifesti anni Sessanta di Giancarlo Iliprandi.

Una storia molto lunga quella della Rinscente che, nel 2011, è stata acquisita dal gruppo tailandese Central retail corporation. I 10 negozi italiani della catena hanno un giro d'affari pari a 520 milioni, di cui 350 milioni arrivano dal grande magazzino di piazza Duomo, a Milano.

La Rinascente, fondata nel 1865 dai fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, conta diverse filiali in Italia, tra cui Roma, Firenze, Cagliari, Catania e Torino. Nel giugno 2015 il gruppo ha acquisito il 50 percento dei grandi magazzini tedeschi KaDeWe, che hanno negozi a Berlino, Amburgo e Monaco.

Foto: La Rinascente web site

L’eleganza del 700 al Museo del tessuto di Prato

Aprirà al pubblico domenica 14 maggio “Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo”, la mostra organizzata dalla Fondazione Museo del tessuto di Prato sul tema dello sviluppo dello stile e del gusto nella cultura artistica del XVIII secolo.

La mostra, che resterà aperta fino al 28 aprile 2018, si avvale della collaborazione del Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi, del Museo Stibbert di Firenze e del Museo Studio del tessuto della Fondazione Ratti di Como. La mostra sarà allestita nella sala dei tessili antichi del Museo del Tessuto di Prato.

Oltre 100 reperti tra tessuti, capi d’abbigliamento femminili e maschili, porcellane, accessori moda, come scarpe, bottoni, guanti, copricapi, dipinti e incisioni, raccontano e motivano puntualmente i continui e significativi passaggi di stile che si susseguono in questo periodo storico, dall’esotismo ai “capricci” compositivi della prima metà del secolo fino alle forme classiche austere dell’ornato neoclassico.

L’accostamento dei tessuti alle più diverse tipologie di manufatti e tecniche artistiche permetterà al visitatore di avere una visione completa di tutti gli stili che attraversano il secolo.

I capi d’abbigliamento maschili e femminili provenienti dal Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi raccontano la significativa trasformazione delle fogge di questo secolo: dai generosi volumi della robe à la français alla loro riduzione nella robe à la polonaise fino alla citazione classicista della robe en chemise.

Dal Museo Salvatore Ferragamo arrivano alcune calzature del XVIII secolo che rappresentano il nucleo storico della collezione avviata dallo stesso Salvatore come archivio di studio per le sue straordinarie creazioni.

Foto: Museo del tessuto di Prato press office, Museo Stibbert
Candiani presenta “Denim at work” a Los Angeles

Il marchio del denim Candiani ha messo a punto Denim at work, un progetto condiviso con i dipendenti che è diventato una mostra. I jeans utilizzati nel progetto e le foto dei dipendenti Candiani Denim sono i protagonisti di un'esposizione. Di recente proposta a Monaco di Baviera e al Denim Boulevard di Milano, la mostra sarà in scena, durante l’estate, presso il Candiani development center di Los Angeles.

“Le protagoniste di questo racconto sono le maestranze di Candiani Denim. Le persone che rendono vivo il miracolo del tessuto denim migliore del mondo, con le loro opere, il loro lavoro, l’esperienza infinita vissuta tra colonne di cotone, telai antichi e telai super evoluti”, si legge in una nota.

Otto uomini, otto jeans confezionati con le tele Candiani Denim più performanti, 6 mesi di utilizzo sul posto di lavoro, senza mai essere lavati per arrivare a un look heritage autentico. Una ricerca autarchica, vissuta tra le mura dell'head quarter di Robecchetto con Induno, quella dell'usura in tempo reale della tela, le sue risposte alle sollecitazioni, senza alcuna tregua.

Il progetto verte sull'utilizzo di due tessuti dall'aspetto workwear: Sl7201 Sioux Preshrunk, tessuto con il 17 percento di elasticità, ed Rr5531 Yesterday Glass, dalla classica costruzione 3x1 e caratterizzato da un filato con un particolare effetto ring, conferito dalla tradizionale omonima tecnica di filatura.

Foto: Candiani press office
Herno premia l’arte

La giuria internazionale del Premio Herno, composta da Suzanne Cotter, direttore del Serralves Museum of Contemporary Art, Porto, da Anne Pontégnie, curatore indipendente, Le Consortium, Dijon – Cranford Collection, Londra, e da Nicolaus Schafhausen, direttore del Kunsthalle Wien, Vienna, ha premiato la Anthony Reynolds Gallery di Londra come miglior stand di Miart. Un premio, che consiste in 10mila euro, che testimonia ancora una volta lo stretto legame tra moda e arte, sia nel fashion system, sia per il marchio Herno in particolare.

La Anthony Reynolds Gallery di Londra ha proposto la mostra personale di Lucy Harvey, premiata per l’ambizione, la qualità del concept dell’allestimento e la capacità di raccontare nello spazio di uno stand fieristico una pratica artistica complessa e profondamente legata all’esistenza dell’artista.

“Con il Premio Herno, Miart e Herno danno nuova enfasi all’exhibition making e al concetto di display, puntando su valori condivisi. La ricerca di qualità assoluta e il saper fare che stanno alla base della migliore arte contemporanea e di un prodotto manifatturiero d’eccellenza sono solo un necessario punto di partenza, che deve poi essere seguito da un’altrettanta importante capacità di esporre e catturare l’attenzione, creando un perfetto equilibrio tra creatività, estetica, funzionalità e fruibilità”, si legge in una nota dell’azienda di moda.

“Credere in un progetto come Miart, significa continuare a credere nello sviluppo del sistema fieristico dell’arte contemporanea atta a divenire un’occasione di mostra espositiva di alta gamma e non un mero mercato. Il contesto espositivo è fondamentale, amplifica la carica emozionale di un’opera d’arte che si inserisce in un’esperienza percettiva”, ha sottolineato Claudio Marenzi, ceo di Herno e presidente della neonata Confindustria moda.

Foto: Herno press office
Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

"Disegnare per me significa gettare sulla carta un'idea spontanea per poter poi analizzare, controllare, verificare, pulire, riducendo gli elementi di base a linee sintetiche e precise, innestate su diagonali parallele e racchiuse dentro figure geometriche. Da stilista e architetto concepisco la moda come design". Così diceva Gianfranco Ferré, stilista scomparso nel 2007, a cui la Fondazione che porta il suo nome e la città di Cremona hanno deciso di dedicare una mostra che si aprirà il 21 aprile.

La mostra dedicata a Gianfranco Ferré si svolgerà a Cremona dal 21 aprile al 18 giugno

Gianfranco Ferré "Moda, un Racconto nei disegni" è il titolo della mostra che presenterà oltre 100 schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base di affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o accorgimenti grafici. L'esposizione si svolgerà a Cremona, nel Centro culturale Santa Maria della Pietà, in piazza Giovanni XXIII.

Insieme ai celebri schizzi, saranno esposti anche alcuni abiti dell’architetto della moda italiana, creazioni che costituiscono una vera e propria trasposizione fisica dei progetti, in cui le linee, gli intrecci e le macchie di colore, si traducono in volumi, materiali e lavorazioni.

La mostra sarà aperta fino al 18 giugno.

Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

Gianfranco Ferré era nato Legnano il 15 agosto 1944. Dopo la maturità scientifica, si era iscritto alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove si era laureato nel 1969, discutendo una tesi sulla "Metodologia dell’approccio alla composizione”. Il casuale debutto nel mondo della moda avvenne già in questo periodo: Ferré disegnava bijoux e accessori che regalava ad amiche e compagne di università. Le sue creazioni furono notate da Rosy Biffi, vero talent scout e titolare di una boutique d’avanguardia, che ne parlò a Ileana Pareto Spinola e Anne Sophie Benazzo che furono conquistate dalla genialità di questi oggetti realizzati ancora in modo artigianale. Capitati quasi per caso sotto gli occhi di alcune redattrici di moda (Anna Piaggi e Anna Riva, le prime) vennero fotografati dalle riviste di settore nel 1971.

Nel 1973 Ferré intraprese il primo dei suoi numerosi viaggi in India, dove trascorse lunghi periodi di lavoro sino al 1977: per conto di un’azienda genovese di abbigliamento, la “San Giorgio Impermeabili”, di proprietà della famiglia Borelli, disegnò e fece produrre in loco la collezione “Ketch”. Ferré fu letteralmente sedotto dall’India, dove consolidò la sua formazione e prese avvio il suo percorso creativo: l’India, una lezione fondamentale di vita, fatta di emozioni e sensazioni legate ai colori, ai profumi, alle forme, che Ferré trasferì nelle sue collezioni, attraverso il suo particolare modo di ricordare.

Nello stesso periodo, nelle sue soste in Italia, mantenne una serie di rapporti di collaborazione e di consulenza per gli accessori con nomi già noti come Walter Albini e Christiane Bailly e rapporti di consulenza stilistica con aziende di maglieria e costumi da bagno.

Dal 1974, le prime collezioni e le prime sfilate. Nel 1978 l'imprenditore bolognese Franco Mattioli divenne suo socio. Nel 1978 fu fondata la “Gianfranco Ferré”, con sede a Milano, in via San Damiano prima, e in via della Spiga, poi. Nell’ottobre dello stesso anno, la prima, sfilata di reday to wear femminile, che si svolse all’Hotel “Principe di Savoia” di Milano. Al lancio dell’abbigliamento maschile, nel 1982, e alla creazione di una gamma articolata di accessori e prodotti realizzati su licenza in collaborazione con numerose aziende, si aggiunse poi, nel 1986, l’esperienza dell’Alta moda, con sfilate a Roma, per sei stagioni.

Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

Nel 1983 partecipò alla elaborazione del piano didattico della nascente “Domus Academy”, scuola post-universitaria di design, design management e fashion design dove, fino al 1989, diresse il corso “Design dell’abito”: analisi delle problematiche di progettazione dell’abito e delle connessioni con i mutamenti della moda e analisi dell’iter progettuale. Nel maggio del 1989 iniziò la straordinaria avventura nel nome di Christian Dior: Gianfranco Ferré fu nominato direttore artistico della maison. L’incarico presso Dior venne riconfermato nel 1993 sino al 1996.

Nell’autunno del 1998 la ricorrenza dei vent’anni di attività della griffe si riassunse in un insieme di eventi determinanti per il futuro della società, che culminarono con l’inaugurazione a Milano della nuova sede negli spazi completamente rinnovati dell’ex Palazzo Gondrand di via Pontaccio, su progetto dell’architetto Marco Zanuso, completato poi da Franco Raggi a livello di progetto esecutivo e di architettura degli interni.

Nel 2002 la società Gianframco Ferré fu acquisita dalla It Holding di Tonino Perna e Gianfranco Ferré ne divenne direttore artistico. Nel marzo 2007 Gianfranco Ferré fu nominato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il 17 giugno 2007, Ferré si spense in seguito a un’emorragia cerebrale.

Foto: Ferré press office, FashionUnited

"Il Museo effimero della moda" in mostra a Firenze

Apre il 13 giugno, giorno dell'inaugurazione della 92esima edizione di Pitti Immagine Uomo, la mostra Il Museo effimero della moda. La mostra, che sarà a Palazzo Pitti, è il secondo episodio del programma triennale promosso da Centro di Firenze per la Moda italiana e dalle stesse Gallerie degli Uffizi. Curata da Olivier Saillard, la mostra sarà visitabile fino al 22 ottobre. La peculiarità de Il Museo effimero risiede in una inedita concezione sia dell’allestimento, sia dei contenuti tematici. Le opere selezionate risalgono al XIX e al XX secolo e raccontano momenti della storia della moda e del costume. Anche il periodo contemporaneo è abbondantemente citato da recenti acquisizioni del Museo Galliera, presentate per la prima volta a Firenze, e da alcuni capi della collezione di Palazzo Pitti.

Il progetto è stato realizzato da Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con Gallerie degli Uffizi e Musée Galliera. "Siamo felici di annunciare questo nuovo progetto di cultura della moda, è frutto della collaborazione tra la Fondazione e due tra le più importanti istituzioni museali del mondo. Un evento importante non solo per Firenze, che rafforza così la sua posizione di crocevia della moda internazionale, ma per tutto il sistema moda del nostro Paese, tanto che esso è stato reso possibile grazie all’impegno straordinario del Ministero dello Sviluppo economico e di Agenzia Ice, oltre ovviamente alla disponibilità del Ministero della Cultura, che ha condiviso il progetto sin dal principio”, ha detto Andrea Cavicchi, presidente di Fondazione Pitti Immagine Discovery e del Centro di Firenze per la Moda Italiana.

"Il Museo effimero della moda è una possibilità, un’opportunità di reinventare la Galleria del Costume e della Moda di Palazzo Pitti. Su manichini di legno e cera, ma anche abbandonati su poltrone e sedie, sospesi in morbide sculture, distesi come belle addormentate, gli abiti sono i naufraghi di un museo misterioso, fragile e caduco. Nel giro di qualche mese esso scomparirà, vittima e testimone del tempo che passa. Speriamo possa rinascere in seguito in un altro luogo, tra le mura infedeli di un museo, negli spazi dimenticati di un edificio. Ponendo sempre interrogativi sul carattere fugace della moda ma anche sulla sua forza poetica, sposando, nomade, fondamenti sublimi e frontiere mobili, possa questo museo, incessantemente in via di definizione, diventare il più bello e il più giusto fra i musei della moda esistenti al mondo”, ha detto l’ideatore e chief curator della mostra Olivier Saillard e direttore del Musée Galliera.

Foto: Pitti Immagine press office

Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler vestono l'Orchestra di Vienna

L'eccentrica e melomane stilista inglese veste il concerto della Filarmonica di Vienna del primo dell'anno.

In occasione del 175esimo anniversario del concerto di capodanno, infatti, il corpo musicale indosserà la nuova philharmonic suit disegnata da Vivienne Westwood e da suo marito, Andreas Kronthaler.

Ogni vestito è corredato da un' etichetta, applicata a mano, che riporta i loghi di Vivienne Westwood e della Filarmonica di Vienna. Il nome di ciascun musicista sarà ricamato all’interno di ogni abito.

L'abito maschile rivisita le linee del frac tailor-made secondo il tradizionale stile inglese. L’iconica Dangerous liaison jacket, apparsa per la prima volta nella collezione Vivienne Westwood gold label autunno-inverno 1993/94, invece è stata di ispirazione per la linea femminile. "In Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler abbiamo trovato una coppia di designer adeguata agli elevati standard del brand della filarmonica di Vienna", ha detto Andreas Großbauer, chairman dell’orchestra.

Westwood e Kronthaler lavorano insieme da molti anni.

Foto: Vivienne Westwood website
L'associazione Abito presentata a Mantova

Si è svolta a Mantova, a fine novembre, la presentazione ufficiale dell'associazione Abito.

L'associazione neo costituita è sostenuta e promossa da Italo Scaietta, presidente della Federazione italiana Amici dei Musei, da aziende che vantano una lunga storia di cultura d’impresa come Bernardelli di Bruna Casella e Stefano Gozzoli, Twin-Set di Simona Barbieri e lo Studio di Architettura Benedini & Associati Agape di Bibi Benedini.

La presentazione ufficiale è stata curata da Italo Lupi e da Michele Venturini. L'architetto Italo Lupi ha elaborato il logo di “Abito”.

L'associazione è stata fondata per diffondere la conoscenza e la cultura della moda.

"L'associazione Abito è la chiave che collega la moda alla cultura della moda in tutte le sue forme ed espressioni e raccoglie l’eredità di un percorso di divulgazione e promozione culturale iniziato nel 2005 che ha il suo apice quest’anno con la nomina di Mantova a Capitale della cultura", si legge in una nota diffusa dall'associazione.

Dal 2005 al 2016 sono state realizzate iniziative ed eventi dedicati alla storia della moda. Tra gli approfondimenti quelli su Coco Chanel, Christian Dior, Roberta di Camerino e le Sorelle Fontana. Altre iniziative sono state dedicate al costume nella società, con i casi di Fiorucci Rey Kawakubo/Comme des Garcons e Moschino.

Foto: Associazione Abito press office
Una mostra e un documentario per Manolo Blahnik

Manolo Blahnik sta preparando una nostra dei suoi disegni e delle sue lussose calzature che arriverà a Milano in gennaio.

La mostra, come riporta WMagazine, poi, sarò portata a San Pietroburgo, a Praga, a Madrid, a Dallas e a Toronto.

Nel dettaglio, saranno in mostra 220 scarpe che fanno parte del suo archivio che ne comprende circa 30mila paia. L'archivio è custodito gelosamente a Bath, in Inghilterra.

Una mostra e un documentario per Manolo Blahnik

Lo stilista, oggi 73enne, è anche il protagonista di un documentario a cui ha lavorato l'artista e giornalista fashion Michael Roberts, intitolato Manolo (The Boy Who Made Shoes for Lizards) e che vede brevi apparizioni di Anjelica Huston, Paloma Picasso, Sofia Coppola, e Anna Wintour. Il documentario è stato presentato a Berlino a inizio del 2016.

Foto: Manolo Blahnik website
"Versace" in libreria a novembre

Esce nelle librerie a novembre, il libro scritto da Donatella Versace con Maria Luisa Frisa, professoressa alla Università Iuav di Venezia, critica e fashion curator, e Stefano Tonchi, direttore di W Magazine. Il libro, di 336 pagine, contiene 250 fotografie a colori e in bianco e nero, costa 95 euro ed è pubblicato da Rizzoli.

Si tratta di un racconto per immagini intimo e personale, si legge in una nota.

Diventata direttore artistico della maison nel 1997, dopo la tragica perdita del fratello Gianni, l’enigmatica figura di Donatella Versace ha da allora catapultato il brand nel futuro. "Questo libro racconta e illustra l’interpretazione che Donatella ha dato di Versace e ripercorre il suo straordinario lavoro di cura e definizione dell’identità della maison attraverso il ventunesimo secolo", spiega la maison nella nota.

Il libro fotografa il presente di Versace e il suo archivio storico, dalle passerelle agli scatti backstage fino a raccontare i segreti di Atelier Versace.

Nel volume sono presenti fotografie di Richard Avedon, Steven Meisel e Mario Testino.

Foto: Copertina "Versace", di Donatella Versace, Maria Luisa Frisa, Stefano Tonchi, pubblicato da Rizzoli