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Un film documentario su Manolo Blahnik

Manolo Blahnik sarà protagonista di un film documentario curato dal regista Michael Roberts. Il titolo del film, che sarà presentato a New York il 15 settembre, è Manolo: the boy who made shoes for lizards, includerà interviste esclusive a protagonisti del mondo della moda come Anna Wintour, Naomi Campbell, John Galliano e Paloma Picasso.

Nato alle Isole Canarie nel 1942, Blahnik ha studiato arte a Ginevra e poi si è trasferito a Parigi nel 1965. Durante un viaggio a New York, nel 1970 mostrò la sua collezione a Diana Vreeland, allora editor-in-chief di American Vogue, che lo spinse a concentrarsi sul design delle calzature.

Nel 1971 lo stilista si trasferì a Londra dove cominciò a produrre scarpe. Un anno dopo, Ossie Clark, il più famoso designer londinese, utilizzò le sya scarpe e da lì la sua carriera decollò.

Due anni fa lo stilista ha tenuto a battesimo un negozio a New York, presso Saks Fifth Avenue.

Il film che debuterrà a New York vede nel cast Rick Kissack, lo stesso Manolo Blahnik, Gala Gordon, Anjelica Huston Isabeli Fontana ed Eva Herzigova.

Foto: Manolo Blahnik website
In libreria la “La moda è un mestiere da duri”

E' in libreria, edito da Rizzoli, “La moda è un mestiere da duri” (180 pagine, 18 euro), scritto dalla giornalista Fabiana Giacomotti.

Il volume, che è stato presentato dall'autrice mercoledì scorso al Serravalle Designer Outlet, raccoglie articoli scelti tra quelli scritti da Giacomotti per Il Foglio che offrono una riflessione su cosa sia diventata la moda e su quali meccanismi la caratterizzino oggi.

In 25 capitoli dedicati a stilisti, blogger, aziende, amministratori delegati, si dipana un racconto che si sofferma su tutto quello che della moda appare, dalla frivolezza ai tic, dalle ossessioni per la bellezza alle crisi di nervi, ma soprattutto su quello che la moda nasconde, ovvero la disciplina, il rigore e il vero centro di tutto: i risultati economici.

Giacomotti, milanese, giornalista, scrittrice, autore tv, curatrice di mostre ha lavorato per il Giornale, ItaliaOggi, è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, quindi vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion e dal 2007 collabora per l’inserto culturale del Foglio e Lettera 43. E’ docente del corso di Scienze della Moda e del Costume all’Università di Roma La Sapienza.

Foto: Fabiana Giacomotti

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Apriranno a Parigi e a Marrakech due musei in onore di uno dei più grandi creatori della moda: Yves Saint Laurent, scomparso a Parigi il primo giugno del 2008.

Oggi sono passati già 15 anni dall'ultima sfilata dello stilista, il 22 gennaio 2002, al Centro Pompidou e dalla chiusura della griffe che portava il suo nome. Ma la sua grandezza, la sua capacità di essere innovatore e di regalare eleganza a ogni donna che sceglieva un suo abito sono ancora vividi sia tra gli addetti ai lavori, sia tra il pubblico grazie alla fondazione Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent, creata da Pierre Bergé compagno di vita dello stilista. Saint Laurent e Pierre Bergè avevano accumulato un tesoro di circa 730 opere, tra maestri classici e contemporanei, reperti archeologici, mobili antichi, oggetti d’arredamento e arti applicate.

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Il museo parigino dedicato a Yves Saint Laurent aprirà il 3 ottobre

Adesso, inoltre, per salvaguardare il patrimonio dello stilista e per ricordarne il talento ineguagliabile, saranno aperti, per volontà della fondazione, due musei: il primo sarà inaugurato a Parigi il 3 ottobre e il secondo aprirà il 19 ottobre a Marrakech, città marocchina dove lo stilista e il compagno avevano una splendida casa, acquistata nel 1980, con annesso giardino, oggi donata alla città e visitabile dal pubbblico: le Jardin Majorelle (le ceneri dello stilista sono conservate qui).

La settimana scorsa il progetto dei due musei è stato presentato alla stampa con una conferenza presso l’Institut Français de la mode (Ifm).

Il museo di Marrakech dedicato a Yves Saint Laurent aprirà il 19 ottobre

"Quando Yves Saint Laurent ha scoperto per la prima volta Marrakech, nel 1966, è rimasto talmente incantato da questa città che ha deciso di comprare una casa per venirci regolarmente. E' assolutamente naturale, 50 anni più tardi, costruire un museo consacrato alla sua opera, ispirato a questo Paese. Quanto a Parigi, non c'è bisogmo di precisare che è qui che Yves Saint Laurent ha creato tutto il suo lavoro e costruito la sua carriera", ha sottolineato Pierre Bergé.

Ysl: due musei per ricordare lo stilista

Il museo parigino aprirà al numero 5 di avenue Marceau, nell'hôtel particulier dove la maison di couture ha avuto sede per oltre 30 anni e che accoglie la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent dal 2004. Il museo coprirà una superficie di 450 metri quadrati e alternerà retrospettive a esposizioni tematiche.

"L'audacia che vedete nel mio lavoro, la devo al Marocco", diceva lo stilista. Il museo marocchino sorgerà in via Yves Saint Laurent vicino al Jardin Majorelle. Il museo, su oltre 4mila metri quadrati, comprenderà uno spazio espositivo permanente, una galleria temporanea, una biblioteca, un auditorium, una liberia e un caffè.

"Ho sempre detto che i ricordi dovevano essere trasformati in un progetto ed è quello che noi facciamo con questa Fondazione. Il 2017 segna un altro capitolo con l'apertura dei due musei Yves Saint Laurent a Parigi e a Marrakech", ha aggiunto Bergé.

Foto: Per gentile concessione della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent
A Firenze una mostra per i 200 anni di Lanerossi

Apre i battenti domani, a Firenze, nell'ambito di Pitti Uomo, la mostra "Il filo rosso delle idee. Lanerossi 200 anni". A presentare l'esposizione saranno Sergio Tamborini, amministratore delegato del gruppo Marzotto, e Stefano Verzoletto, presidente e amministratore delegato di Filivivi (gruppo nato nel 2005 dalla fusione tra la divisione Lanerossi Filati e Manifattura Lane Folco, oggi licenziatario del marchio Lanerossi Filati, di proprietà della Marzotto).

La mostra è stata organizzata per festeggiare il bicentenario di Lanerossi e resterà aperta fino al 16 giugno, alla Limonaia del palazzo dei Congressi di Firenze, in piazza Adua 3. La mostra sarà riaperta in occasione di Pitti Filiati, in agenda dal 28 al 30 giugno, presso il Teatrino Lorenese.

Il Lanificio Rossi (poi abbreviato in Lanerossi) nasce nel 1817 a Schio, nella provincia di Vicenza, per iniziativa di Francesco Rossi, ma è al figlio Alessandro che si deve lo sviluppo della impresa. Alessandro Rossi assume la direzione nel 1849, e trasforma l'azienda in una delle maggiori industrie italiane. Agli inizi del novecento la società conta numerosi stabilimenti nel vicentino. E se la Marzotto realizza a Valdagno la Città sociale, complesso di opere assistenziali e ricreative, Lanerossi realizza a Schio i quartieri operai, i dopo lavoro, le opere sociali.

Nella prima metà del novecento la società prosegue nel suo cammino di sviluppo. Nel 1955 la Lanerossi entra in crisi e, nel 1962, l'Eni opera uno di quelli che la politica e i giornali del tempo chiamano "salvataggi", rilevando l'azienda. In quegli anni il nome della società si lega indissolubilmente alla squadra di calcio del Vicenza , che si chiama " Lanerossi Vicenza". Nel 1987 la Marzotto rileva la Lanerossi dal gruppo Eni.

Oggi, con il marchio Lanerossi, il gruppo Marzotto progetta, produce e distribuisce tessuti e arredo casa. Il gruppo Filivivi (nato nel 2005 dalla fusione tra la divisione Lanerossi Filati e Manifattura Lane Folco) è licenziatario del marchio Lanerossi Filati, di proprietà della Marzotto.

Foto: Armando Testa, annuncio pubblicitario per tessuti Lanerossi, 1953, dall'ufficio stampa della mostra
Il Museo del tessuto di Prato collabora con Google "We wear culture"

La storia della moda e del costume hanno debuttato debuttano online ieri nel nuovo progetto di Google "We wear culture" disponibile sulla piattaforma Google Arts & Culture.

L’iniziativa è frutto di una collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato e oltre 180 istituzioni culturali di ogni parte del mondo, da New York a Londra, da Parigi a Tokyo, da San Paolo a Firenze. Utilizzando tecnologie all'avanguardia, il progetto consente di esplorare stili e look di epoche diverse, a partire dall'antica Via della seta, passando per le mode sofisticate di Versailles, fino al punk britannico o alle storie che sono alla base degli abiti che indossiamo oggi. Pezzi iconici che hanno cambiato il modo di vestire di intere generazioni, come i tacchi alti di Marilyn Monroe o l’abito nero di Chanel, vengono riportati in vita grazie alla realtà virtuale.

Una selezione di tessuti dalle collezioni antiche del Museo del Tessuto di Prato è ora disponibile online come parte dell'esposizione internazionale che si è aperta ieri. Le diverse mostre digitali presentano icone, movimenti, pionieri e trendsetter fra cui Alexander McQueen, Marilyn Monroe, Cristóbal Balenciaga, Coco Chanel, Audrey Hepburn, Christian Dior, Helmut Newton, Irving Penn, Yves Saint Laurent, Manolo Blahnik, Gianni Versace , Oscar de la Renta, Pierre Balmain, Vivienne Westwood, Miyake Issey e tanti altri.

Esperti di moda, curatori, stilisti, università, musei e Ong da ogni parte del mondo hanno collaborato al progetto per dimostrare che la moda fa parte della cultura, costituisce una forma d'arte ed è il frutto di una vera e propria artigianalità. Le tecnologie all'avanguardia di Google, inclusi la realtà virtuale, i video a 360 gradi, i tour con street view e le immagini "gigapixel" ad altissima risoluzione, sono state usate per preservare le collezioni e renderle disponibili a tutti.

Il progetto lancia inoltre la street view del museo, offrendo anche la disponibilità di visualizzare una parte delle collezioni di tessuti antichi grazie alla digitalizzazione con immagini ad alta risoluzione accompagnate da dati tecnici.

Le storie di quattro pezzi iconici che hanno cambiato la storia della moda vengono portate in vita attraverso video disponibili su YouTube o con un visore per la realtà virtuale. Si tratta delL’abito nero di Chanel da Parigi, in Francia (1925), che ha cambiato radicalmente il codice di abbigliamento dell'indumento nero, rendendolo un pezzo esclusivo nell'armadio di ogni donna; gli stiletto di Marilyn Monroe di Ferragamo da Firenze, in Italia (1950-60), i tacchi a spillo rosso scarlatto che sono divenuti espressione di legittimazione, successo e sensualità per le donne; la maglia e gonna che si ispirano al kimono di Comme des Garçons da Kyoto, in Giappone (1983), che mostra come Rei Kawakubo abbia portato l'estetica e l'artigianato dei kimono giapponesi tradizionali e contemporanei sul palcoscenico mondiale attraverso modelli radicali e, infine, il corsetto di Vivienne Westwood da Londra, nel Regno Unito (1990), che celebra l'interpretazione unica della stilista di uno degli abiti più controversi della storia, facendo incontrare il mondo dell'arte e quello della moda.

L'esposizone We wear Culture è aperta a tutti e disponibile online su g.co/wewearculture e attraverso l'app Google Arts & Culture su ios e Android.

Foto: Google
La Rinascente protagonista di una mostra a Parma

Sarà inaugurata domenica 7 maggio, presso l’Archivio-Museo Csac, Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma, la mostra Objets trouvés – Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, che occuperà gli spazi di diverse sezioni della Chiesa e della sala delle colonne all’interno dell’Abbazia di Valserena (Parma), nell’ambito del programma 2017 di Fotografia europea dal titolo "Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, in programma a Reggio Emilia dal 5 maggio al 9 luglio. La mostra Objets trouvés, Archivi per un grande magazzino: un percorso espositivo tra fotografia, grafica, architettura, design e moda, sarà in scena fino al 30 ottobre.

La Rinascente fa capo, dal 2011, a Central retail corporation

Il ‘grande magazzino’, e in particolare un committente come la Rinascente, nella sua duplice dimensione di grande oggetto urbano e di labirinto di merci e di desideri, è stato assunto dallo Csac, si legge in una nota, come un campo di indagine particolarmente calzante per rappresentare un archivio di immagini e progetti del ‘900 come l’Archivio-Museo Csac.

Il punto di avvio dell’indagine sono state le campagne fotografiche commissionate a Publifoto Roma che hanno documentato la costruzione della nuova sede della Rinascente progettata da Franco Albini, in piazza Fiume a Roma (1959/62), e gli allestimenti di vetrine del grande magazzino romano che cadenzano le stagioni della moda e della vita della famiglia italiana dal 1955 al 1957. Da queste campagne si irraggiano molteplici storie di progetto e rappresentazione di oggetti, abiti e architetture. Altri objet che emergono dagli archivi consentono un discorso sulla specificità della fotografia. Si tratta di quelle ricerche che indagano la dimensione del doppio, il tema del riflesso, del frammento, oppure della dimensione urbana della vetrina, dagli anni Venti e Trenta (Florence Henri, Man Ray, Stefani), agli anni Settanta (Fabio Mauri, Paola Mattioli, Ugo la Pietra, Luigi Ghirri).

Per la moda il percorso va dagli anni Venti agli anni Sessanta e mostra la presentazione dell’abito attraverso diversi media, dalla pubblicità su rivista alla fotografia delle sfilate e delle vetrine, al catalogo di moda; saranno presenti anche diversi bozzetti tra cui alcuni di Ballester, John Guida, degli Atelier Antonelli e Albertina, di Schubert, i disegni di Brunetta e il progetto grafico di Roberto Sambonet in dialogo con i manifesti anni Sessanta di Giancarlo Iliprandi.

Una storia molto lunga quella della Rinscente che, nel 2011, è stata acquisita dal gruppo tailandese Central retail corporation. I 10 negozi italiani della catena hanno un giro d'affari pari a 520 milioni, di cui 350 milioni arrivano dal grande magazzino di piazza Duomo, a Milano.

La Rinascente, fondata nel 1865 dai fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, conta diverse filiali in Italia, tra cui Roma, Firenze, Cagliari, Catania e Torino. Nel giugno 2015 il gruppo ha acquisito il 50 percento dei grandi magazzini tedeschi KaDeWe, che hanno negozi a Berlino, Amburgo e Monaco.

Foto: La Rinascente web site

L’eleganza del 700 al Museo del tessuto di Prato

Aprirà al pubblico domenica 14 maggio “Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo”, la mostra organizzata dalla Fondazione Museo del tessuto di Prato sul tema dello sviluppo dello stile e del gusto nella cultura artistica del XVIII secolo.

La mostra, che resterà aperta fino al 28 aprile 2018, si avvale della collaborazione del Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi, del Museo Stibbert di Firenze e del Museo Studio del tessuto della Fondazione Ratti di Como. La mostra sarà allestita nella sala dei tessili antichi del Museo del Tessuto di Prato.

Oltre 100 reperti tra tessuti, capi d’abbigliamento femminili e maschili, porcellane, accessori moda, come scarpe, bottoni, guanti, copricapi, dipinti e incisioni, raccontano e motivano puntualmente i continui e significativi passaggi di stile che si susseguono in questo periodo storico, dall’esotismo ai “capricci” compositivi della prima metà del secolo fino alle forme classiche austere dell’ornato neoclassico.

L’accostamento dei tessuti alle più diverse tipologie di manufatti e tecniche artistiche permetterà al visitatore di avere una visione completa di tutti gli stili che attraversano il secolo.

I capi d’abbigliamento maschili e femminili provenienti dal Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi raccontano la significativa trasformazione delle fogge di questo secolo: dai generosi volumi della robe à la français alla loro riduzione nella robe à la polonaise fino alla citazione classicista della robe en chemise.

Dal Museo Salvatore Ferragamo arrivano alcune calzature del XVIII secolo che rappresentano il nucleo storico della collezione avviata dallo stesso Salvatore come archivio di studio per le sue straordinarie creazioni.

Foto: Museo del tessuto di Prato press office, Museo Stibbert
Candiani presenta “Denim at work” a Los Angeles

Il marchio del denim Candiani ha messo a punto Denim at work, un progetto condiviso con i dipendenti che è diventato una mostra. I jeans utilizzati nel progetto e le foto dei dipendenti Candiani Denim sono i protagonisti di un'esposizione. Di recente proposta a Monaco di Baviera e al Denim Boulevard di Milano, la mostra sarà in scena, durante l’estate, presso il Candiani development center di Los Angeles.

“Le protagoniste di questo racconto sono le maestranze di Candiani Denim. Le persone che rendono vivo il miracolo del tessuto denim migliore del mondo, con le loro opere, il loro lavoro, l’esperienza infinita vissuta tra colonne di cotone, telai antichi e telai super evoluti”, si legge in una nota.

Otto uomini, otto jeans confezionati con le tele Candiani Denim più performanti, 6 mesi di utilizzo sul posto di lavoro, senza mai essere lavati per arrivare a un look heritage autentico. Una ricerca autarchica, vissuta tra le mura dell'head quarter di Robecchetto con Induno, quella dell'usura in tempo reale della tela, le sue risposte alle sollecitazioni, senza alcuna tregua.

Il progetto verte sull'utilizzo di due tessuti dall'aspetto workwear: Sl7201 Sioux Preshrunk, tessuto con il 17 percento di elasticità, ed Rr5531 Yesterday Glass, dalla classica costruzione 3x1 e caratterizzato da un filato con un particolare effetto ring, conferito dalla tradizionale omonima tecnica di filatura.

Foto: Candiani press office
Herno premia l’arte

La giuria internazionale del Premio Herno, composta da Suzanne Cotter, direttore del Serralves Museum of Contemporary Art, Porto, da Anne Pontégnie, curatore indipendente, Le Consortium, Dijon – Cranford Collection, Londra, e da Nicolaus Schafhausen, direttore del Kunsthalle Wien, Vienna, ha premiato la Anthony Reynolds Gallery di Londra come miglior stand di Miart. Un premio, che consiste in 10mila euro, che testimonia ancora una volta lo stretto legame tra moda e arte, sia nel fashion system, sia per il marchio Herno in particolare.

La Anthony Reynolds Gallery di Londra ha proposto la mostra personale di Lucy Harvey, premiata per l’ambizione, la qualità del concept dell’allestimento e la capacità di raccontare nello spazio di uno stand fieristico una pratica artistica complessa e profondamente legata all’esistenza dell’artista.

“Con il Premio Herno, Miart e Herno danno nuova enfasi all’exhibition making e al concetto di display, puntando su valori condivisi. La ricerca di qualità assoluta e il saper fare che stanno alla base della migliore arte contemporanea e di un prodotto manifatturiero d’eccellenza sono solo un necessario punto di partenza, che deve poi essere seguito da un’altrettanta importante capacità di esporre e catturare l’attenzione, creando un perfetto equilibrio tra creatività, estetica, funzionalità e fruibilità”, si legge in una nota dell’azienda di moda.

“Credere in un progetto come Miart, significa continuare a credere nello sviluppo del sistema fieristico dell’arte contemporanea atta a divenire un’occasione di mostra espositiva di alta gamma e non un mero mercato. Il contesto espositivo è fondamentale, amplifica la carica emozionale di un’opera d’arte che si inserisce in un’esperienza percettiva”, ha sottolineato Claudio Marenzi, ceo di Herno e presidente della neonata Confindustria moda.

Foto: Herno press office
Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

"Disegnare per me significa gettare sulla carta un'idea spontanea per poter poi analizzare, controllare, verificare, pulire, riducendo gli elementi di base a linee sintetiche e precise, innestate su diagonali parallele e racchiuse dentro figure geometriche. Da stilista e architetto concepisco la moda come design". Così diceva Gianfranco Ferré, stilista scomparso nel 2007, a cui la Fondazione che porta il suo nome e la città di Cremona hanno deciso di dedicare una mostra che si aprirà il 21 aprile.

La mostra dedicata a Gianfranco Ferré si svolgerà a Cremona dal 21 aprile al 18 giugno

Gianfranco Ferré "Moda, un Racconto nei disegni" è il titolo della mostra che presenterà oltre 100 schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base di affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o accorgimenti grafici. L'esposizione si svolgerà a Cremona, nel Centro culturale Santa Maria della Pietà, in piazza Giovanni XXIII.

Insieme ai celebri schizzi, saranno esposti anche alcuni abiti dell’architetto della moda italiana, creazioni che costituiscono una vera e propria trasposizione fisica dei progetti, in cui le linee, gli intrecci e le macchie di colore, si traducono in volumi, materiali e lavorazioni.

La mostra sarà aperta fino al 18 giugno.

Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

Gianfranco Ferré era nato Legnano il 15 agosto 1944. Dopo la maturità scientifica, si era iscritto alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove si era laureato nel 1969, discutendo una tesi sulla "Metodologia dell’approccio alla composizione”. Il casuale debutto nel mondo della moda avvenne già in questo periodo: Ferré disegnava bijoux e accessori che regalava ad amiche e compagne di università. Le sue creazioni furono notate da Rosy Biffi, vero talent scout e titolare di una boutique d’avanguardia, che ne parlò a Ileana Pareto Spinola e Anne Sophie Benazzo che furono conquistate dalla genialità di questi oggetti realizzati ancora in modo artigianale. Capitati quasi per caso sotto gli occhi di alcune redattrici di moda (Anna Piaggi e Anna Riva, le prime) vennero fotografati dalle riviste di settore nel 1971.

Nel 1973 Ferré intraprese il primo dei suoi numerosi viaggi in India, dove trascorse lunghi periodi di lavoro sino al 1977: per conto di un’azienda genovese di abbigliamento, la “San Giorgio Impermeabili”, di proprietà della famiglia Borelli, disegnò e fece produrre in loco la collezione “Ketch”. Ferré fu letteralmente sedotto dall’India, dove consolidò la sua formazione e prese avvio il suo percorso creativo: l’India, una lezione fondamentale di vita, fatta di emozioni e sensazioni legate ai colori, ai profumi, alle forme, che Ferré trasferì nelle sue collezioni, attraverso il suo particolare modo di ricordare.

Nello stesso periodo, nelle sue soste in Italia, mantenne una serie di rapporti di collaborazione e di consulenza per gli accessori con nomi già noti come Walter Albini e Christiane Bailly e rapporti di consulenza stilistica con aziende di maglieria e costumi da bagno.

Dal 1974, le prime collezioni e le prime sfilate. Nel 1978 l'imprenditore bolognese Franco Mattioli divenne suo socio. Nel 1978 fu fondata la “Gianfranco Ferré”, con sede a Milano, in via San Damiano prima, e in via della Spiga, poi. Nell’ottobre dello stesso anno, la prima, sfilata di reday to wear femminile, che si svolse all’Hotel “Principe di Savoia” di Milano. Al lancio dell’abbigliamento maschile, nel 1982, e alla creazione di una gamma articolata di accessori e prodotti realizzati su licenza in collaborazione con numerose aziende, si aggiunse poi, nel 1986, l’esperienza dell’Alta moda, con sfilate a Roma, per sei stagioni.

Cremona ospita una mostra dedicata a Gianfranco Ferré

Nel 1983 partecipò alla elaborazione del piano didattico della nascente “Domus Academy”, scuola post-universitaria di design, design management e fashion design dove, fino al 1989, diresse il corso “Design dell’abito”: analisi delle problematiche di progettazione dell’abito e delle connessioni con i mutamenti della moda e analisi dell’iter progettuale. Nel maggio del 1989 iniziò la straordinaria avventura nel nome di Christian Dior: Gianfranco Ferré fu nominato direttore artistico della maison. L’incarico presso Dior venne riconfermato nel 1993 sino al 1996.

Nell’autunno del 1998 la ricorrenza dei vent’anni di attività della griffe si riassunse in un insieme di eventi determinanti per il futuro della società, che culminarono con l’inaugurazione a Milano della nuova sede negli spazi completamente rinnovati dell’ex Palazzo Gondrand di via Pontaccio, su progetto dell’architetto Marco Zanuso, completato poi da Franco Raggi a livello di progetto esecutivo e di architettura degli interni.

Nel 2002 la società Gianframco Ferré fu acquisita dalla It Holding di Tonino Perna e Gianfranco Ferré ne divenne direttore artistico. Nel marzo 2007 Gianfranco Ferré fu nominato presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il 17 giugno 2007, Ferré si spense in seguito a un’emorragia cerebrale.

Foto: Ferré press office, FashionUnited