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Mipel al via il 16 febbraio con oltre 300 brand

Scritto da Isabella Naef

11 feb 2020

Dopo la brillante performance dello scorso settembre (+19 per cento di presenze rispetto all’edizione di settembre 2018) Mipel al via, al l padiglione 10 di FieraMilano-Rho dal 16 al 19 febbraio con le proposte autunno inverno 2020/21 degli oltre 300 brand partecipanti.

Il salone internazionale dedicato alle borse e agli accessori in pelle, arrivato alla sua 117esima edizione, e organizzato con il patrocinio del Comune di Milano, ha il supporto del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale e di Agenzia Ice per il potenziamento dei grandi eventi fieristici.

Nei primi 10 mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del +25,8 per cento in valore sull’analogo periodo 2018

Tre i temi su cui la manifestazione si focalizzerà: sostenibilità, artigianalità e italianità. La kermesse promuove anche una campagna pubblicitaria che vede protagonisti alcuni giovani pellettieri alle prese con gli attrezzi del mestiere espressione di artigianalità.

"L’Italia è considerata la culla dell’arte e del saper fare, Mipel è dunque il palcoscenico ideale in cui presentare i migliori prodotti e brand espressione dell’arte della manifattura della pelle di tutto il mondo di cui comunque l’Italia rimane leader assoluto", hanno spiegato, questa mattina, gli organizzatori.

Secondo le stime di Confindustria Moda, nei prossimi 3 anni il mondo della moda registrerà un fabbisogno di circa 48.000 addetti operativi di cui una parte significativa riferiti al settore della pelletteria che è, per l’appunto, in continua crescita.

Numeri alla mano, nella seconda parte dell'anno hanno trovato conferma, sui mercati esteri, le dinamiche favorevoli già emerse nei mesi precedenti. In un contesto macroeconomico internazionale in cui non sono mancate nuove difficoltà (i venti protezionistici Usa della guerra commerciale con Pechino, che fortunatamente ha solo lambito l'Europa, e il rallentamento di economie fondamentali, come Germania e Cina) accanto al prolungarsi di crisi pre-esistenti (Russia in primis) e a un clima di incertezza generalizzato, il settore italiano della pelletteria ha conseguito nel 2019 risultati decisamente positivi, trainato ancora una volta dall'export.

Nei primi 10 mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del +25,8 per cento in valore sull’analogo periodo 2018, con un aumento decisamente contenuto però in termini di volume (+0,8 per cento) e un'impennata dei prezzi medi (+24,7 per cento). L’andamento assai divergente tra quantità e valore riflette il ruolo sempre più fondamentale svolto, all'interno delle dinamiche settoriali, dalle griffe internazionali del lusso, come dimostrano peraltro le cifre relative all'export verso la Svizzera (tradizionale piattaforma logistico-distributiva dei brand mondiali della moda), addirittura raddoppiato in valore (+102,6 per cento). Al netto dei flussi verso questo mercato, l'export settoriale risulterebbe infatti in crescita di un modesto +2,5 per cento e in lieve calo nei kg (-0,3 per cento).

Dietro alla Svizzera, divenuta, oltre che in valore (dove detiene una quota del 37,4 per cento sul totale export) anche il primo paese in termini di quantità, scavalcando la Germania, troviamo la Francia, altra destinazione legata, in parte, al terzismo per le griffe, cresciuta nei primi 10 mesi 2019 del 15,2 per cento in valore e del +8,3 per cento nei kg.

Francia e Germania rappresentano da sempre i principali sbocchi comunitari degli operatori italiani, che anche nel 2019 hanno diretto verso i 27 partner dell'Unione Europea il 60 per cento delle quantità esportate (a fronte di una quota molto più limitata in valore, pari al 27 per cento.

Nell’insieme, i mercati Ue hanno registrato una tenuta, sia in termini di kg (+0,6 per cento), sia di valore (+1,4 per cento), ma con arretramenti in diverse nazioni: Spagna, Paesi Bassi, Austria, Romania e Polonia, per citare le principali, hanno registrato infatti delle flessioni sia in valore che in volume, pur se di diversa intensità. Favorevole, invece, il trend delle vendite verso il Regno Unito, +3 per cento in valore e +4,3 per cento nei kg, in un anno caratterizzato dalla forte incertezza legata ad una possibile Brexit no deal. Indicazioni positive per i mercati nordamericani, dove crescono sia il Canada, sia gli Usa (+4,9 per cento in valore e +11,3 per cento in quantità).

Andamenti favorevoli anche per Taiwan e per la Thailandia, che grazie ad aumenti nell’ordine del 10 per cento si è affacciata nella top25 dei mercati di sbocco. Pesante flessione invece, attorno al -30 per cento, dell’export verso Singapore, dove prosegue la striscia negativa innescatasi nel 2016.

Foto: Mipel, dall'ufficio stampa