Assocalzaturifici: a sostenere il settore è ancora l'export

Un bilancio 2016 vissuto ancora in sofferenza per il settore delle calzature. “La fotografia del comparto è ancora fortemente in chiaroscuro”, ha detto venerdì scorso, durante la conferenza stampa di TheMicam (in agenda fino al 15 febbraio a Fiera Milano Rho) Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. “Il 2016 è stato caratterizzato da serie difficoltà in molte aree: la crisi in Russia e nei paesi dell’area Csi, dove le vendite sembrano aver intrapreso un timido recupero ma restano ancora inferiori del 40 percento in quantità e del 50 percento in valore rispetto a tre anni fa; il rallentamento della crescita in Cina, non più a doppia cifra; l'inversione di tendenza negli Usa che, dopo sei anni di consolidamento, registrano un calo del 3,6 percento in valore. Infine la brusca frenata in Medio Oriente, che perde il 4,9 percento in valore e oltre il 15 percento in volume. In tale scenario siamo comunque riusciti a confermare l’attivo del saldo commerciale e i livelli produttivi in valore”.

Insomma, il settore calzaturiero si presenta all’appuntamento invernale con theMicam, che ha preso il via domenica 12 febbraio, con 1.405 aziende presenti (795 italiane), in un quadro congiunturale complesso, in cui la ripartenza lungamente attesa viene nuovamente rinviata. Sebbene le variazioni negative in volume, dell’export e della produzione, siano abbastanza contenute rispetto all’anno precedente, è proprio il perdurare del trend sfavorevole e il rinvio della ripresa l’aspetto più problematico. "A sostenere il settore è ancora una volta l’export che, nei primi dieci mesi del 2016, registra un incremento del 2,6 percento in valore, grazie al progressivo spostamento dell’offerta verso fasce di prezzo più elevate", ha spiegato il management di Assocalzaturifici.

Sono presenti a TheMicam 1405 aziende

Ai fattori di criticità sui mercati internazionali va poi sommata la persistente debolezza del mercato interno, zavorrato dalla stagnazione ormai quasi decennale dei consumi delle famiglie (ulteriormente scesi nel 2016 dello 0,1 percento in quantità e del 2,4 percento in spesa). Il risultato delle due componenti della domanda è una flessione dei livelli produttivi del 2 percento e nuove tensioni sul fronte occupazionale. "È proseguito durante l’anno il processo di selezione tra le imprese; e il calo registrato nell’ultimo trimestre ha portato in terreno negativo anche il trend degli addetti, scesi a fine dicembre a 76.744 unità (-0,4 percento rispetto a dodici mesi prima)", ha aggiunto il management.

“Senza una politica industriale che sostenga il comparto non so per quanto tempo la filiera potrà ancora resistere”, ha proseguito Pilotti. “L’Italia rappresenta più di un terzo della produzione europea di calzature ed è la piattaforma manifatturiera di tutti i più grandi nomi della moda mondiale. Ma questa grande storia di successo del made in Italy alle condizioni di competitività attuali rischia contraccolpi seri. Abbiamo bisogno di un cambio strutturale e del varo di una politica industriale che vada oltre il perimetro del Piano Nazionale Industria 4.0”.

Nell’agenda di Assocalzaturifici la richiesta di riportare la manifattura italiana al centro del dibattito istituzionale del Paese attraverso l’introduzione di strumenti di politica industriale efficaci, passando per la difesa della qualità e unicità del made in Italy in tutte le sedi internazionali, fino ad arrivare alla richiesta dell’abolizione delle sanzioni Ue inflitte a Mosca.

Foto: Annarita Pilotti, dall'ufficio stampa di TheMicam

 

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