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Assopellettieri: "sta scoppiando una bomba e si sente il tic tac"

Scritto da Isabella Naef

10 apr 2020

"Sta scoppiando una bomba e si sente chiaramente il tic tac". La preoccupazione di Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri sul presente e sul futuro delle aziende del settore è massima.

Questa mattina, durante una conferenza stampa online, il presidente dell'associazione ha sottolineato la difficoltà delle imprese a reperire la liquidità necessaria per effettuare i pagamenti a causa di una decreto, quello appena emesso dal Governo, che non soddisfa l’urgenza di mettere a disposizione di tutti le imprese la minima liquidità necessaria a far fronte alle spese correnti, pagamento di dipendenti e fornitori in primis. "E se a fine mese nessuno paga è finita", ammonisce Gabbrielli.

Dopo aver letto la circolare Abi che detta le condizioni per accedere al credito da parte delle imprese, Assopellettieri osserva che, di fatto, l’automatismo introdotto per la concessione della garanzia, di fatto lascia in mano alle banche la valutazione del merito di credito, della durata e delle condizioni applicabili.

Assopellettieri: "la banca ha tutta la discrezionalità nel decidere se erogare o non erogare il credito"

"Il fatto di dare una garanzia al 90 per cento, lasciando il restante 10 per cento in capo all'azienda, fornisce alla banca tutta la discrezionalità nel decidere se erogare o non erogare il credito. Cosa che non soddisfa assolutamente la necessità delle aziende di ottenere liquidità per riempire un po' la cassa, svuotata dopo il fermo di un mese imposto dal Governo, e onorare le scadenze e i pagamenti urgenti", ha proseguito Gabbrielli.

Per Assopellettieri ciascuna impresa dovrebbe avere titolo a chiedere un prestito pari al 30 per cento dei ricavi consuntivati nell’esercizio 2019

Un problema che tocca tutte le aziende del sistema moda e non solo Assopellettieri e che avrà ricadute pesanti anche sul fronte occupazionale e su tutto l'indotto e la filiera, a meno che non si prendano urgenti provvedimenti.

Il sistema moda è fermo al 95 per cento, stanno lavorando solo le aziende che hanno deciso di riconvertire la produzione in mascherine, camici o altri presidi medici e, quindi, è a rischio tutto il made in Italy.

Per Assopellettieri, il finanziamento dovrebbe essere garantito dallo Stato e rimborsato dalle imprese in un periodo tra i 25 e i 40 anni

"Una situazione che ci espone ancora di più all'aggressione della concorrenza internazionale, in quanto le imprese di molti stati stanno lavorano", ha sottolineato Andrea Calistri, vice presidente di Assopellettieri.

Sedersi immediatamente a un tavolo con il Governo e rivedere le condizioni di accesso alla liquidità è quello che chiede Assopellettieri, assieme a tutte le associazioni della moda riunite in Confindustria moda.

Ma ecco quali sono le proposte inviate dal presidente Franco Gabbrielli al Governo, in una sorta di Manifesto. Nell'ipotesi, ciascuna impresa dovrebbe avere titolo a chiedere un prestito pari al 30 per cento dei ricavi consuntivati nell’esercizio chiuso al 31.12.2019. Il finanziamento, nelle forme da convenire, dovrebbe essere garantito dallo Stato e rimborsato dalle imprese in un periodo intercorrente tra i 25 e i 40 anni.

Affinché il sistema possa funzionare, dovrebbe essere sottoposto ad alcune misure cogenti (committment), tra cui l'Associazione suggerisce le seguenti quattro condizioni, una sospensiva (la prima) e tre risolutive (le ultime). La prima: che l’impresa richiedente fosse in bonis (ossia solvibile) alla data della dichiarazione d’emergenza del 31 gennaio 2020. La seconda: che siano mantenuti i livelli occupazionali (con scostamento consentito del 20 per cento) per almeno un quinquennio. La terza: che siano saldati i debiti alle dovute scadenze per almeno un quinquennio. Infine, che il mancato rispetto delle condizioni precedenti o dell’accordo di finanziamento comporti, per tale sol fatto, l’applicazione della disciplina prevista dall'ordinamento italiano per il fallito, nonché degli articoli 216 e seguenti della Legge fallimentare.

Chiaramente, spiega Assopellettieri, al fine di garantire la tenuta del sistema, la riforma dovrebbe essere operativa entro il 15 aprile: in caso contrario sarebbe difficile ipotizzare il rispetto delle scadenze di fine mese.

Assopellettieri, come ha ribadito durante la conferenza stampa di questa mattina tutto il management, evidenzia anche l’urgenza di riaccendere il motore dell’Italia: le aziende, pur nel rispetto delle norme di legge e di tutela della salute pubblica e dei lavoratori, devono riaprire al più presto.

Foto: Mipel, dall'ufficio stampa