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Ballantyne prevede di archiviare il 2026 a quota 6,5 milioni di euro

E' un marchio storico, fondato in Scozia nel 1921 da Henry Ballantyne, poi nel 2004 fu acquistato dal fondo Charme Investments, per poi essere ceduto, per 7 milioni di euro, allo stilista italiano Fabio Gatto tramite Corso Italia spa, azienda a cui fa capo ancora oggi.

La società, guidata dal ceo Umberto Gatto e gestita dalla famiglia Gatto, ha saputo mantenere intatto il fascino e l'allure del marchio, pur innovando il prodotto che, attualmente, comprende la linea uomo e donna e gli accessori, borse incluse.

Umberto Gatto, ceo di Ballantyne Credits: Ballantyne
Il marchio, presente negli ultimi anni alla kermesse milanese White, infatti, ha debuttato qualche stagione fa con la borsa Kate. Kate, il cui nome si ispira, come per le altre borse del marchio, alle donne della famiglia reale, viene proposta nelle sue varianti più iconiche in nappa, ed è disponibile nella versione piccola, media e grande.

La borsa Kate andò sold out dopo un post su Instagram di Belen

"Avevamo l'esigenza di arricchire la collezione donna con un prodotto iconico e così abbiamo creato la borsa Kate", racconta a FashionUnited il ceo di Ballantyne, Umberto Gatto. "Fabio (Gatto che dirige Ballantyne come presidente e direttore creativo, ndr), ha disegnato una borsa che potesse rappresentare Ballantyne. La borsa è poi finita in un post della modella e conduttrice argentina Belén Rodríguez ed è immediatamente andata sold out".

La borsa Kate di Ballantyne Credits: Ballantyne

Nel 2025 l'azienda ha registrato un fatturato di circa 5,3 milioni di euro; il 5-6% arriva dall'ecommerce, cresciuto del 30% anno su anno, e il resto dalla distribuzione wholesale. "Abbiamo subito una leggera flessione a causa della debolezza del mercato russo che si è molto ridotto, ma prevediamo di chiudere il 2026 a quota 6,5 milioni di euro", specifica Umberto Gatto, raccontando che l'impegno dell'azienda consiste non solo nel custodire questo marchio storico di successo, ma anche nel spingerne l'internazionalizzazione, verso Europa e Nord Europa. In questo momento l'etichetta si sta concentrando sui multimarca, compresi corner e pareti dedicate all'interno dei negozi.

La produzione dei capi è distribuita tra Nord Italia, Scozia e Mongolia

"Nel 2026-27 ci concentreremo ancora sull'Italia che, al momento, pesa per l'80%, mentre il restante 20% arriva da Giappone, Russia e Corea. I mercati sui cui punteremo e in cui investiremo a partire dal 2028, sono l'Europa e il Nord Europa, dalla Germania in su. Ci sono già alcuni di questi mercati che stanno rispondendo bene", osserva il ceo, sottolineando che attualmente non ci sono monomarca del brand, a parte l'ecommerce. Il fatturato che deriva dalla collezione donna attraverso la vetrina online ammonta al 30%, mentre l'uomo arriva al 70%. Percentuali che cambiano con il canale wholesale, dove uomo e donna si bilanciano perfettamente.

Ma quali sono stati i passi che hanno caratterizzato il marchio negli ultimi anni e su quali basi poggia la strategia futura, visto che la gestione di un'etichetta storica, con un forte heritage nella maglieria, differisce sicuramente dalla gestione dalle etichette italiane più recenti? Secondo Gatto la ricetta risiede nel mantenere viva una tradizione di eccellenza che onori il passato. "La conservazione dell’identità diventa un pilastro fondamentale, mentre il senso di appartenenza si intreccia con la narrazione del marchio", spiega il ceo.

Insomma, ogni prodotto è un omaggio alla storia, ogni immagine un riflesso del tempo prezioso.

"Noi siamo i custodi del marchio, non siamo i fondatori, e abbiamo mantenuto l'autenticità del brand. A questo si è aggiunge l'imprenditorialità che ne caratterrizza la gestione, e l'indipendenza. Il percorso, da quando abbiamo acquisito Ballantyne nel 2015, è stato lento ma sostenibile; abbiamo messo ordine", sottolinea Umberto Gatto, enfatizzando anche il fatto che dietro l'azienda ci sia una famiglia e non un fondo che fa scelte dettate esclusivamente dai numeri. "Sicuramente abbiamo commesso qualche errore in tutti questi anni, ma siamo stati bravi a raccontare il nostro percorso perchè il percepito del marchio è tuttora molto elevato. Insomma, l'aggravante è averci messo tanta passione", scherza il ceo.

La collezione donna primavera estate 26 Credits: Ballantyne

La qualità, legata alla produzione che avviene in Nord Italia per oltre il 50% della maglieria, in Mongolia, dove si lavora ancora con i telai a mano, e in Scozia, è e continuerà a essere un altro driver di crescita.

La fascia di prezzo si posiziona nel lusso accessibile: per esempio i pullover invernali vanno dai 350 i 750 euro, con delle punte sopra i 1000 per alcuni capi. "Abbiamo un ottimo equilibrio tra il prezzo e la proposta", sottolinea Gatto, menzionando anche l'aspetto sostenibile della produzione.

La capsule Raw Diamond, per esempio, esalta il cachemire come è in origine, ossia un materiale più ruvido di quello che va di moda adesso, che rilascia la sua morbidezza nel tempo e che dura di più visto che è meno trattato. Lanciata in occasione del centenario di Ballantyne, la collezione Raw nasce dal desiderio di trovare un’idea originale e valorizzare la fibra che l'ha reso famoso: il cashmere, raccontando qualcosa che non era ancora mai stato raccontato.  In un'industria sempre più orientata al marketing, il cliente medio pensa, infatti, che più morbido è il cachemire, maggiore è la qualità della fibra, ma pochissimi sanno che, il cachemire non nasce così.

In realtà si tratta di una fibra come tante altre fibre di lana, ma che conserva dentro di sé delle caratteristiche di dolcezza e di morbidezza, che l’uomo ha sempre cercato di estrapolare, in qualche modo violentando questo filo, e accelerandone un processo naturale.  Dalla volontà di far conoscere a tutti questa fibra dal suo primo giorno di vita, nascono i "Diamanti grezzi" di Ballantyne, che raccontano una storia inedita. 

La collezione spring summer 26 Credits: Ballantyne

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Umberto Gatto