Bally è sotto sequestro; i sindacati chiedono risposte chiare
Assume tinte fosche il futuro del marchio svizzero Bally che fa capo al fondo americano Regent Lp. Il brand, infatti, secondo quanto riportato da Ticino online che cita LaRegione, è ora sotto sequestro da parte dell’Ufficio fallimenti, dopo che la Pretura 2 di Lugano ha bloccato la cessione ad Aare Llc, società statunitense creata nel maggio scorso.
Le operazioni, scrive la stampa elvetica, alimentano il sospetto di una svalutazione controllata per riacquisire gli asset senza il peso dei debiti storici. Regent avrebbe inoltre respinto l’offerta dell’imprenditore svizzero Roberto Martullo, interessato all’intero gruppo, marchio incluso. Martullo, raggiunto da LaRegione, ha spiegato che senza il marchio, considerato l’asset principale, l’operazione non ha senso.
FashionUnited ha contattato Regent per un commento.
Il 24 luglio il sindacato Ocst, in una nota, specifica che "le informazioni emerse su LaRegione in relazione alla situazione di Bally sollevano interrogativi sempre più seri sulla procedura di moratoria concordataria concessa all'azienda a partire dal 15 giugno 2026. L’Ocst è una organizzazione sindacale che raggruppa oltre 40mila associati attivi in tutti i settori e in tutte le professioni.
"Secondo quanto riportato pubblicamente, sarebbe stata presentata un'offerta di acquisizione da parte dell'imprenditore Roberto Martullo finalizzata al mantenimento di una parte delle attività, di alcuni posti di lavoro e all'acquisto del marchio. Il rifiuto di tale proposta, se confermato, rende ancora più urgente comprendere quale sia il reale progetto industriale previsto per Bally e quali prospettive concrete esistano per i lavoratori", spiegano i sindacati.
"Negli ultimi mesi l'Ocst ha costantemente ribadito che il nostro Cantone ha bisogno di imprenditori interessati a creare valore attraverso il lavoro, la produzione e il radicamento sul territorio, non di operazioni che rischiano di lasciare dietro di sé soltanto debiti e conseguenze sociali. Se sarà confermato che un'offerta di acquisto capace di preservare attività, posti di lavoro e relazioni con i fornitori è stata respinta, la proprietà dovrà spiegare quali alternative migliori intenda perseguire e per quale ragione tale proposta non sia stata ritenuta meritevole di approfondimento", sottolineano, nella nota, le rappresentanze sindacali.
"L'Ocst non intende sostituirsi alle autorità nell'accertamento dei fatti né alimentare speculazioni. Tuttavia, il susseguirsi degli eventi degli ultimi mesi, dall'aggravarsi della situazione finanziaria alle procedure in corso, fino alle discussioni attorno agli asset strategici dell'azienda, pone domande alle quali lavoratori, creditori e opinione pubblica meritano risposte chiare", ribadiscono i lavoratori, aggiungendo di confidare che le autorità competenti stiano seguendo questa vicenda con la massima attenzione e che vengano svolti tutti gli approfondimenti necessari.
Lo scorso giugno Bally Schuhfabriken Sa era stata posta in moratoria concordataria, con un indebitamento stimato attorno ai 20 milioni di franchi, affermavano, ancora, i sindacati.
Ancora nel mese di maggio, infatti, a seguito dell’annuncio di 27 licenziamenti previsti per fine agosto, era stato concordato un piano sociale. Durante le trattative, il sindacato Ocst aveva chiesto esplicitamente garanzie sulla disponibilità dei fondi necessari a finanziare le misure di accompagnamento per i lavoratori colpiti.
A queste richieste Bally aveva sempre risposto affermativamente confermando gli impegni assunti, sottolineava Ocst.
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