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Brooks Brothers, Lucky Brand e J Crew: i marchi Usa in difficoltà

Scritto da Isabella Naef

7 lug 2020

Forse lo stile preppy non è più in voga dopo decenni di inalterata gloria? Può essere visto che alcuni dei marchi emblema di questo stile perbene, sportivo ma ricercato, indossato da chi ama lo stile college e non vuole ostentare, non se la passano bene.

E' il caso di Brooks Brothers, sommersa dai debiti e di J Crew che ha fatto domanda per il Chapter 11, così come il marchio di denim Lucky Brand Dungarees Llc, che conta circa 200 negozi in Nord America.

Il 3 luglio Lucky Brand ha fatto domanda per il Chapter 11

Brooks Brother, che meno di due anni fa aveva scelto Pitti Uomo per celebrare i 200 anni di vita è guidata da Claudio Del Vecchio, che ne è presidente e amministratore delegato e acquistò l'azienda da Marks & Spencer nel 2001 per 225 milioni di dollari. Oggi, quindi, il marchio fa capo alla Brooks Brothers Group del figlio del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio.

Lo stile preppy sembra non piacere più così tanto

Secondo Fox News, inoltre, la società di private equity Solitaire Partner sta trattando su una possibile offerta per il gruppo dopo il ricorso al Chapter 11.

A partire dall’apertura a New York, nel 1818, il marchio si è trasformato da piccola merceria familiare a brand globale che ha plasmato e definito lo stile americano attraverso le sue innovazioni di prodotto. L'azienda è stata la prima a offrire abiti confezionati, a inventare nel 1896 la camicia con il colletto button-down, e a diffondere tessuti come il madras e il seersucker.

Lo scorso febbraio l'etichetta ha tenuto a battesimo il suo quarto negozio outlet in Spagna e il primo designer outlet a Malaga in collaborazione con il gruppo McArthurGlen.

In questi giorni, quindi, il marchio tanto amato anche da Herbert Hoover, Chester Arthur, Franklin Roosevelt, John F. Kennedy, Richard Nixon, Gerald Ford, George, Bill Clinton e Barack Obama starebbe per portare i libri in tribunale, visti i 600 milioni di dollari di debito.

Brooks Brothers, anche se considerato un po' all'antica, è rimasta per due secoli un fornitore affidabile di abiti e camicie per i giovani laureati che intraprendono una carriera nelle banche d'investimento, un po' come J Crew era l'etichetta che sbuca dai vestiti e dai pantaloni dei giovani sportivi e abbronzati delle città e delle metropoli.

Per le tre etichette il declino è cominciato già qualche anno fa ma sicuramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo a picco le vendite, è stata la chiusura forzata dovuta alla pandemia da Covid-19, che sta mettendo a dura prova molti brand in Usa e in Europa.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, per esempio, Brooks Brothers era in cerca di un acquirente già prima che scoppiasse la pandemia.

I prossimi mesi saranno fondamentali per vedere se esistono le premesse per evitare che questi nomi, simbolo della moda e del lifestyle americano, riusciranno a non sparire definitivamente, magari trovando una soluzione al peso degli affitti dei negozi delle strade più prestigiose, ormai proibitivi dopo mesi di chiusura forzata. Sta di fatto, come impone la legge fallimentare Usa, Chapter 11, che queste aziende saranno costrette ad adottare un efficace piano di risanamento e ristrutturazione se intendono pagare i debiti.

Lo scorso maggio Brooks Brothers ha informato le autorità locali e nazionali dell'intenzione di chiudere le fabbriche di Long Island (New York) dove produce cravatte, Garland (North Carolina) dove produce camicie e un altro stabilimento a Haverhill (Massachusetts), tagliando oltre 400 posti di lavoro.

Foto: Brooks Brothers, dall'ufficio stampa e dal web, J Crew, via web