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Calzature: il preconsuntivo 2025 fissa il fatturato complessivo a 12,84 miliardi di euro

Tempi complessi per il settore calzaturiero italiano. Il mercato, infatti, archivia un 2025 che può essere definito come un anno interlocutorio che si è confrontato con dinamiche che hanno influenzato i mercati in modo molto repentino e imprevedibile.

Secondo la nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, e diffusa oggi, secondo giorno di Micam, il salone della calzature che si concluderà domani, a Milano, il preconsuntivo 2025 fissa il fatturato complessivo a 12,84 miliardi di euro, segnando una contrazione del -2,8% rispetto all'anno precedente.

Micam chiude domani, 24 febbraio Credits: Micam

“In un panorama macroeconomico dominato da incertezze geopolitiche, inflazione residua e un rallentamento globale dei consumi di moda, il settore ha saputo gestire le perdite, mostrando nel finale d’anno i primi (timidi) segnali di una possibile inversione di tendenza", sottolinea Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici. "Il dato che osserviamo con maggiore attenzione è quel +1,1% registrato dal fatturato nell’ultimo trimestre dell’anno. Si tratta di un segnale incoraggiante, che interrompe la sequenza in calo durata nove trimestri consecutivi. Ci dice che stiamo iniziando a risalire la china, anche se la strada sarà complessa. Tuttavia, non possiamo ignorare il prezzo che il nostro tessuto produttivo sta pagando: dopo le chiusure del 2024, la perdita nel 2025 di altri 173 calzaturifici e di 2.500 posti di lavoro in dodici mesi è un dato rilevante. Ogni competenza che va perduta indebolisce quel vantaggio competitivo che ci rende unici al mondo”.

L’export si conferma la colonna portante del sistema, assorbendo circa l’85% della produzione nazionale

Sempre analizzando il versante occupazionale, il ricorso agli ammortizzatori sociali, pur essendo diminuito del -6,2% rispetto al 2024, resta su livelli di guardia, con oltre 33,8 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle: una cifra che rimane quattro volte superiore ai livelli pre-pandemici.

L’export si conferma la colonna portante del sistema, assorbendo circa l’85% della produzione nazionale. Nel 2025 le vendite oltreconfine hanno raggiunto, secondo le proiezioni a 12 mesi, gli 11,5 miliardi di euro, limitando la perdita in valore al -1,1%. Analizzando la geografia dei mercati, emerge un mondo spaccato in due. Da un lato c’è l’Unione Europea, che nei primi 10 mesi dell’anno (cui si fermano i dati ufficiali Istat disponibili) ha dimostrato una incoraggiante vitalità, crescendo sia in valore (+1,9%) che in volume (+7,6%), con performance brillanti in mercati di prossimità. Dall'altro, i mercati extra-Ue hanno sofferto una contrazione media del -3,3% in valore. Nel Far East, invece, le vendite sono crollate del -18%. La Cina, in particolare, ha mostrato una frenata del -23,4% in valore, vittima di una crisi di fiducia dei consumatori locali e di un mutamento nelle abitudini di acquisto del lusso. Di segno opposto, invece, il dinamismo del Medio Oriente (+12,9% in valore), con gli Emirati Arabi (+18,6%) che si confermano hub fondamentale per l’alto di gamma. Negli Stati Uniti, l’andamento è stato altalenante: pur chiudendo i primi 10 mesi con un +4,4% in valore (ma con un -2,4% in volume), l’introduzione dei nuovi dazi doganali dopo l’accordo Usa-Ue di fine luglio ha creato un clima di incertezza che appesantisce le prospettive di breve termine.

La produzione nazionale di calzature nel 2025 ha raggiunto 118,3 milioni di paia (-5,5%).

Sul fronte dei consumi interni, le famiglie italiane rimangono prudenti. La spesa per calzature è cresciuta solo dello 0,5% a fronte di volumi stabili (-0,1%), segno che l'inflazione ha costretto i consumatori a una selezione più accurata degli acquisti. L'unico comparto che sembra non conoscere crisi è quello delle calzature sportive e sneakers, che con un +1,4% in valore è il solo segmento ad aver pienamente recuperato e superato i livelli del 2019.

Per quanto riguarda il futuro, l’indagine tra le imprese associate rileva che solo una piccola parte degli imprenditori (13%) si aspetta una crescita del proprio fatturato nella prima metà del 2026, mentre la maggioranza (52%) prevede stabilità. Il sentiment prevalente indica che la vera ripresa, solida e strutturale, non si manifesterà prima dell'inizio del 2027.

“Abbiamo davanti a noi un anno cruciale", ha aggiunto Ceolini, "in cui dovremo essere bravi a resistere, a innovare e, soprattutto, a proteggere la nostra filiera. Chiediamo alle istituzioni un supporto concreto. Non solo ammortizzatori sociali per gestire le fasi di bassa produzione, ma politiche industriali mirate che favoriscano il passaggio generazionale e gli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità. Il made in Italy calzaturiero ha tutte le carte in regola per continuare a essere protagonista sui mercati mondiali”.

Il confronto con il mercato tedesco

Il segmento della calzatura tedesco, presente a Micam e rappresentato dalla Federal Association of the German footwear and leather goods industry, invece, è cresciuto nell'ultimo anno. Come risulta dai dati diffusi questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, a Milano, il fatturato dei produttori di calzature tedeschi è passato da 2,25 a 2,33 miliardi di euro nel 2025 rispetto al 2024, con un incremento del 3,2%. Le vendite sul mercato interno, pari a 1,73 miliardi di euro, sono state superiori del 6,0% rispetto al 2024. Le vendite all'estero sono invece scese da 524 a 493 milioni di euro, segnando un calo del 5,9%.

Per quanto riguarda i produttori tedeschi di pelletteria e valigeria, i ricavi sono scesi del 6,6%, attestandosi a 365,9 milioni di euro nel 2025. Mentre il mercato interno ha subito una contrazione del 10,1% (245,4 milioni di euro), i mercati esteri hanno garantito stabilità: nel corso dell'intero 2025, l'export di pelletteria ha raggiunto i 120,5 milioni di euro (+1,4%).

L'occupazione nel settore calzaturiero tedesco (aziende con oltre 50 dipendenti) è diminuita dell'1,8%, arrivando a 9.124 addetti. Includendo le piccole imprese, il settore impiega circa 15.500 persone. Nella pelletteria, le statistiche ufficiali indicano 850 dipendenti nelle aziende strutturate (-7,7%), sebbene il dato reale stimato per l'intero comparto sia molto più alto, circa 2.400 addetti.

L'Italia quarto mercato di destinazione per le scarpe tedesche

Nel 2025, la Germania ha esportato 364,7 milioni di paia di scarpe per un valore di 10,6 miliardi di euro (+2,0% in volume, -0,8% in valore). La Polonia si conferma la destinazione principale (72,9 milioni di paia, +8,1%). Seguono Francia (+7,5%) e Spagna (+15,1%). L'Italia rappresenta il quarto mercato di destinazione, con 28,3 milioni di paia (+1,5%), trainato dalle calzature da passeggio con tomaia in tessuto (+9,6%).

Una nota rilevante riguarda gli Usa: nonostante il protezionismo della seconda presidenza Trump e i nuovi dazi, l'export verso gli Stati Uniti è cresciuto del 21,3%, raggiungendo i 17,8 milioni di paia.

Le calzature italiane per donna hanno visto un balzo del 32,7%, con 5,5 milioni di paia importate in Germania

Le importazioni in Germania sono aumentate del 10,5% in volume (737,5 milioni di paia) e del 13,8% in valore. La Cina rimane il primo fornitore (quota del 41,5%), seguita da Vietnam e Indonesia, entrambi in forte crescita (+21% circa).

Si registra un aumento significativo dell'import dai paesi europei: l'Italia segna un +5,2% (23,5 milioni di paia). In particolare, le calzature italiane in pelle per donna hanno visto un balzo del 32,7%, con 5,5 milioni di paia importate in Germania.


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Giovanna Ceolini