Childrenswear a + 2,8 percento nel 2016

Nel 2016 l'abbigliamento bambino, nell'accezione che comprende l’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazzi/e di età tra 0-14 anni, intimo e accessori inclusi, ha registrato un aumento di fatturato del 2,8 percento, sorpassando ampiamente i 2,7 miliardi di euro.

Queste le rilevazioni svolte da Sita Ricerca per conto di Smi, Sistema moda Italia, diffusi alla vigilia della kermesse Pitti Bimbo, al via domani, 22 giugno, a Firenze.

L'export di comparto è stato stimato in aumento del +4,4 percento su base annua, performance che ha consentito alle vendite estere di superare il miliardo di euro. L’incidenza media delle vendite oltreconfine sul giro d’affari è salita, pertanto, al 37,7 percento. Rispetto al 2011 questa quota ha guadagnato 6,4 punti percentuali.

Considerando il mercato italiano, nell’anno solare il sell-out ha archiviato una variazione pari al -0,2 percento, confermando così sostanzialmente i livelli raggiunti nel 2015.

Parallelamente, le importazioni dall’estero, come riscontrato per la maggior parte dei comparti dell’abbigliamento-moda, a seguito di un biennio di incrementi vivaci, hanno frenato al -0,6 percento.

A fronte della suddetta dinamica del trade con l’estero, lo scorso anno la bilancia commerciale settoriale, pur restando in deficit, ha guadagnato 53 milioni di euro e si è portata così a -736 milioni.

Nel 2016 l’interscambio con l’estero del solo abbigliamento per neonati ha assistito a una discreta crescita dell’export, pari al +4,9 percento; contestualmente, l’import si è mostrato riflessivo, arretrando del -1,7 percento.

Con riferimento ai principali mercati di sbocco, la Spagna, pur al primo posto, ha presentato un decremento del -5,6 percento, in controtendenza rispetto al dato medio di comparto.

Di contro, le altre top destination si sono rivelate vivaci: il Regno Unito è cresciuto del +16,1 percento, la Germania del +2,2 percento, la Francia del +14,7 percento. Gli Stati Uniti hanno segnato un +29,4 percento; positivi anche gli Emirati Arabi (+4 percento). Dal 2010 al 2014 primo mercato di sbocco del childrenswear italiano, la Russia, è scivolata ora in sesta posizione, resta invece negativa ma decelera al -5,2 percento.

Sempre con riferimento al solo abbigliamento bebè, le importazioni dall’estero in Italia, complessivamente in calo, hanno visto la Cina in deciso arretramento (-18,7 percento), a favore di Francia (+14,4 percento), Bangladesh (+8,4 percento) e Spagna (+14,9 percento). Pur con riferimento a valori assoluti ben più modesti, sono cresciute anche Turchia (+45,2 percento), Romania (+28,4 percento) e Germania (+18,2 percento).

 

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