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Confcommercio chiede aiuto al Governo per sostenere le aziende

Scritto da Isabella Naef

12 gen 2022

Business

Courtesy of Confcommercio

“La nuova ondata pandemica, insieme a inflazione e caro energia, sta raffreddando consumi e ripresa economica. Una ripresa che per migliaia di imprese, come quelle del turismo, non è mai arrivata pienamente. In un contesto ancora così grave e allarmante chiediamo al Governo di procedere subito con i sostegni ai settori più colpiti, a cominciare dal rinnovo della cassa Covid e delle moratorie fiscali e creditizie”. Queste le parole di Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, commentando il consuntivo dei consumi 2021.

Secondo i dati il recupero dei livelli pre-pandemia arriverà solo nel 2023

Nel dettaglio, il 2021 chiuderà con una crescita del Pil del 6,2 per cento e dei consumi del 5,1 per cento. Risultati che, nonostante siano in larga parte rimbalzi statistici, testimoniano comunque una grande vitalità del tessuto produttivo del Paese le cui performance non erano affatto scontate, hanno spiegato gli esperti dell’Ufficio studi di Confcommercio.

Abbigliamento e calzature in flessione del 10,5 per cento

“Quello che, invece, ora preoccupa maggiormente è che ci sono alcuni settori, a cominciare dalla filiera turistica e dall’area della cultura e del tempo libero, che non hanno mai partecipato pienamente a questa ripresa e che sono ancora molto distanti dai livelli del 2019: ristorazione e alberghi, infatti, registrano una perdita di consumi, rispettivamente, del 27,3% e di quasi il 35%, i servizi culturali e ricreativi del 21,5 per cento; e ci sono anche altri comparti con cali a doppia cifra, come i trasporti (-16 per cento) e l’abbigliamento e le calzature (-10,5 per cento)”, sottolinea Confcommercio.

Insomma, il recupero prosegue più lentamente del previsto e per i consumi, in calo del 7,3 per cento rispetto al 2019, il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023.

Per una ripresa più robusta bisognerà, dunque, attendere condizioni macroeconomiche più favorevoli, anche perché la nuova ondata pandemica, con le conseguenti restrizioni e, soprattutto, “l’accelerazione inflazionistica innescata dai prezzi delle materie prime, rischiano di bloccare l’ampio potenziale di consumo delle famiglie italiane: l’eccesso di risparmio forzoso e precauzionale accumulato negli ultimi due anni difficilmente troverà sbocchi favorevoli in condizioni di nuova incertezza pandemica e inflazionistica”, suggerisce l’associazione.