Confindustria Accessori Moda: il fatturato del comparto è in flessione del 2,7% nel primo trimestre
Nel primo trimestre 2026 il fatturato del segmento accessori moda registra una flessione del -2,7%. Oltre la metà delle imprese mantiene o migliora i risultati rispetto allo scorso anno, ma il rallentamento della domanda internazionale continua a pesare sul settore.
A marzo 2026 il comparto conta 133.660 addetti (-1,3%) e 9.174 imprese attive (-2,1%) rispetto a fine 2025.
Ieri, Confindustria Accessori Moda, federazione che rappresenta circa 10mila imprese dei settori calzaturiero, pelletteria, pellicceria e concia, ha presentato i risultati dell’indagine congiunturale realizzata dal proprio Centro studi, che fotografa l’andamento del comparto nel primo trimestre del 2026.
Dai alla mano, nel periodo gennaio-marzo 2026, il fatturato del campione registra una flessione moderata del -2,7% tendenziale. All’interno del panel, il 31% delle imprese ha aumentato i ricavi sullo stesso periodo 2025 e un ulteriore 25% li ha mantenuti stabili, mentre il 44% segnala un calo, in larga parte entro il -20%. Sul fronte della produzione fisica, oltre la metà delle aziende segnala difficoltà, dato che va letto però insieme al segnale, debole ma significativo, di una graduale regolarizzazione dell’indice Istat della «Fabbricazione di articoli in pelle e simili» registra uno +0,7% su gennaio-marzo 2025.
"Le imprese della nostra filiera stanno affrontando una fase complessa, caratterizzata da una domanda internazionale debole e da un contesto geopolitico instabile. Nonostante questo, continuano a investire, innovare e preservare competenze e occupazione, dimostrando ancora una volta la straordinaria resilienza che contraddistingue il made in Italy", ha sottolineato, attraverso una nota, Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda.
"La resilienza da sola, però, non basta: servono misure che accompagnino concretamente le imprese in questa fase, strumenti per favorire l'accesso al credito,sostegno agli investimenti, internazionalizzazione e competitività delle produzioni italiane. È fondamentale continuare a sostenere una filiera che rappresenta un patrimonio economico, produttivo e occupazionale per il Paese e che costituisce uno degli ambasciatori più riconosciuti del made in Italy nel mondo", ha aggiunto Ceolini.
Ammortizzatori sociali: ricorso in netto calo
Le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps per l’area pelle scendono a 6,2 milioni nel primo trimestre, in calo del 40,4% sui 10,5 milioni dello stesso periodo 2025. Pur restando su livelli sostenuti, il ricorso si allontana dai picchi emergenziali. Tra le imprese associate, il 23,8% ha utilizzato ammortizzatori sociali nel trimestre, in calo rispetto al 28,4% della rilevazione precedente.
Le elaborazioni del Centro Studi su dati Infocamere stimano 133.660 addetti a marzo 2026 (-1,3% sul consuntivo 2025) e 9.174 aziende attive (-2,1%, diminuzione di circa 200 unità). Prosegue un processo di selezione delle imprese, escono dal mercato le realtà più fragili, mentre resistono e investono le aziende più strutturate e orientate ai mercati internazionali. Le aspettative occupazionali restano caute: il 68% del campione prevede organici stabili a fine giugno, a fronte di un 24% che attende una riduzione e di un 8% in aumento.
Sul fronte delle esportazioni, il Medio Oriente si conferma un’area strategica: l’export del comparto ha superato 1 miliardo di euro nel 2025 (+5,5% sul 2024), pari al 4,3% dell’export totale (era l’1,7% nel 2019), trainato dagli Emirati Arabi Uniti (702,7 milioni, +10,7%). Anche sul mercato statunitense, nonostante i dazi aggiuntivi, l’export 2025 ha chiuso in crescita (+3,7%): tra le imprese che esportano negli Usa, una su due sta già accelerando la diversificazione su altri mercati per ridurre la dipendenza.
Tra i timori legati al quadro geopolitico prevale l’aumento dei costi: 3 imprenditori su 4 (76%) indicano i rincari energetici e delle materie prime, il 68% quelli di trasporto e assicurazione. L’impatto sui margini è già presente ma ancora gestibile.
Sul fronte del credito bancario, il 38,1% delle imprese non ha avuto necessità di accedervi; tra chi ne ha fatto richiesta, circa il 40% segnala condizioni più selettive, in particolare sugli importi erogabili e sulle garanzie richieste.
Le prospettive per il secondo trimestre risentono delle tensioni geopolitiche: il 42% delle imprese si attende un peggioramento del quadro congiunturale, mentre il 49% prevede una sostanziale stabilità e solo il 9% un miglioramento. Sul fatturato, la stima per il secondo trimestre è di un -2,1%, che porterebbe il primo semestre 2026 a chiudere intorno al -2,4%. Resta tuttavia ampia la quota di imprese che, tra stabilità (29%) e crescita attesa (27%), continua a presidiare mercati e investimenti in attesa di un miglioramento del contesto.
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