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Confindustria moda: export a +26,2 per cento in 8 mesi

Scritto da FashionUnited

3 dic 2021

Business

Courtesy of Confindustria moda

Nel terzo trimestre del 2021 il fatturato delle aziende rappresentate da Confindustria moda registra una crescita complessiva del +18,1 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2020, e un aumento degli ordini del +21,3 per cento.

Il 70 per cento delle aziende sottolinea un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime

Il cumulato dei primi 9 mesi evidenzia quindi un recupero del fatturato rispetto al 2020 attorno al +23 per cento, con un divario però ancora superiore al -10 per cento se raffrontato coi livelli pre-Covid. “Rispetto al periodo pre-pandemico, infatti, il 39 per cento delle aziende afferma di aver assistito a una crescita del fatturato, l’8 per cento è sui livelli di allora e il 53 per cento non ha ancora ripianato il divario coi livelli pre-Covid”, si legge in una nota di Confindustria moda, la Federazione Italiana che riunisce le associazioni dei settori tessile, moda e accessorio. L’associazione ha presentato ieri, nel corso di una conferenza stampa, la settima Indagine relativa all’impatto del Covid-19 sulle imprese del settore, relativa ai risultati del terzo trimestre 2021 e alle previsioni annuali.

Dai dati risulta che, per la prima volta da quando è stata avviata la rilevazione, nel terzo trimestre 2021 la quota di aziende a campione che ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali risulta lievemente minoritaria, pur attestandosi su livelli alti, pari al 49 per cento, comunque in calo rispetto al 65 per cento del secondo trimestre.

“Nonostante le grandi difficoltà che il nostro settore ha affrontato lo scorso anno, il tessile, moda e accessorio segna a oggi una ripresa molto positiva, anche se ancora non del tutto sufficiente per tornare ai livelli pre-pandemici. Il percorso per il rilancio dell’industria tessile moda e accessorio made in Italy presenta già nuovi ostacoli, a partire dal forte aumento dei costi di materie prime ed energia. Anche il virus non è sconfitto del tutto e timori su possibili nuove restrizioni al turismo rappresentando un’ulteriore minaccia per la ripresa”, ha sottolineato Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda. “Nei prossimi mesi tutto il nostro settore dovrà impegnarsi per cogliere le opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza per affrontare al meglio le sfide del futuro. Accelerare il percorso di transizione green e digital, infatti, non è solo la chiave per crescere più forti di prima, ma rappresenta un vero e proprio cambiamento culturale che deve interessare tutti i comparti della filiera”, ha aggiunto Marcolin.

In riferimento ai mercati esteri, le esportazioni di tessile moda e accessorio mostrano, nei primi otto mesi dell’anno, un rimbalzo nella misura del +26,2 per cento sul medesimo periodo del 2020, arrivando a circa 42,7 miliardi di euro. Tuttavia, rispetto al livello di export del gennaio-agosto 2019, si registra ancora un gap del -5,1 per cento (-2,3 miliardi circa). Analizzando le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria moda sui dati Istat, emerge che l’area Ue cresce sul 2020 del +22,2 per cento, restando al di sotto del -1,6 per cento sul 2019. Similmente, l’extra-Uw cresce del +29,2 per cento sul 2020, ma segna ancora un -7,4 per cento rispetto al 2019.

Secondo i dati emersi dalla ricerca del Centro Studi di Confindustria Moda, il 70 per cento delle aziende prese a campione sottolinea un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime nel corso del terzo trimestre rispetto ai mesi precedenti e l’87 per cento del panel ritiene che la fiammata dei prezzi impatterà sulla ripresa. Analoga preoccupazione per gli aumenti dei costi dell’energia: il 78 per cento ritiene che andranno a condizionare il percorso di recupero delle aziende.

Il recupero medio annuo per il tessile, moda e accessorio, è previsto nell’ordine del +20,6 per cento. Considerando che nel 2020 il fatturato del tessile moda e accessorio era calato sui 75 miliardi di euro, la dinamica 2021 si traduce in un incremento di poco superiore ai 15 miliardi di euro. La stima preliminare vedrebbe dunque le vendite complessive riportarsi a 90,4 miliardi di euro. Si tratta di un recupero importante, seppur ancora parziale, dal momento che il gap con i livelli del 2019 resterebbe nell’ordine del -8 per cento.