Congiuntura Confcommercio: Pil +1,3% ad aprile, consumi +1,2% a marzo
Nel mese di aprile l'Ufficio studi di Confcommercio stima una variazione del Pil dello 0,3% su marzo e dell’1,3% sullo stesso mese del 2025.
"Il prolungarsi della crisi in Medio Oriente, i cui effetti al momento sembrano circoscritti alla ripresa dell’inflazione, rende più complessa la lettura del quadro congiunturale e degli sviluppi nel breve periodo. Gli indicatori in alta frequenza, relativi ai primi mesi del 2026, indicano come l’economia italiana sia entrata nel nuovo anno con una confortante dinamicità. Seppure con segnali d’indebolimento delle dinamiche occupazionali e con l’ormai strutturale fragilità dell’industria, arrivata a un punto di stallo, la domanda delle famiglie e il positivo andamento del turismo, sia italiano sia straniero, avevano generato importanti spunti di recupero che, nelle nostre stime, si sarebbero tradotti in una crescita congiunturale del Pil nel primo trimestre del 2026 pari a tre decimi di punto", spiega Confcommercio attraverso una nota.
L’incertezza amplifica la volatilità dei mercati e le preoccupazioni sui problemi legati agli approvvigionamenti
Sulla debolezza della fiducia degli operatori, per adesso fa aggio la solidità dei fondamentali economici: occupazione ai massimi, inflazione ancora sotto controllo, crescita del reddito disponibile reale. Di conseguenza, la domanda delle famiglie nella metrica dell’Indicatore consumi Confcommercio ha registrato una crescita dell’1,0% tendenziale nel primo trimestre.
"Tuttavia, questo favorevole risultato non costituisce una garanzia di tenuta dell’attuale profilo nel futuro prossimo. Infatti, l’accresciuta propensione al consumo da parte delle famiglie, con effetti positivi finalmente anche su segmenti come l’automotive da tempo in sofferenza, rischia, sulla scorta del possibile aumento dell’inflazione e del peggioramento della fiducia, di conoscere nel breve periodo una brusca frenata con impatti negativi sull’attività economica e sull’occupazione", aggiunge l'Ufficio studi.
L’inflazione dovrebbe registrare ad aprile una variazione congiunturale dello 0,7% portando la crescita su base annua al 2,3%, il dato più altro da novembre 2023. Anche nell’ultimo mese la ripresa dell’inflazione appare legata principalmente agli effetti delle turbolenze dei prezzi degli energetici. La sostanziale stabilizzazione rilevata negli ultimi giorni nei prezzi della materie prime energetiche non attenua, peraltro, i timori di un possibile trasferimento, nel breve periodo, degli impulsi anche ad altre filiere. Allo stato attuale è impossibile individuare le tempistiche e le modalità con cui verrà risolto il conflitto. L’incertezza amplifica la volatilità dei mercati e le preoccupazioni riguardo a potenziali problemi legati agli approvvigionamenti.
A marzo 2026 l’Indicatore dei consumi Confcommercio (Icc) è stimato in crescita dell’1,2%
A marzo 2026 l’Indicatore dei consumi Confcommercio (Icc) è stimato in crescita dell’1,2% nel confronto con lo stesso mese del 2025. Il dato è sintesi di un aumento sia della spesa per i beni (1,5%) sia di quella per i servizi (0,9%).
Il permanere di un andamento positivo da alcuni mesi ha portato nel complesso del primo trimestre dell’anno a una crescita, nel confronto con lo stesso periodo del 2025, dell’1,0%. In linea con quanto già rilevato a febbraio, la tendenza al miglioramento appare sostanzialmente diffusa tra le diverse funzioni di consumo che compongono l’indicatore. I segnali di moderato recupero della domanda rischiano, però, di essere frenati già dalla seconda metà di aprile, mentre sulla prima parte del mese l’effetto Pasqua potrebbe aver prodotto ancora impulsi positivi. La strada che l’economia italiana prenderà all’attuale bivio tra consolidarsi della ripresa e l’entrata in recessione dipenderà dalla dinamica della fiducia e dall’eventuale accentuazione dei profili dell’inflazione.
In territorio positivo i beni e i servizi per la cura della persona (+2,3%) e l’abbigliamento e le calzature (0,3%)
Anche a marzo la componente più dinamica dei consumi è stata quella relativa ai beni e ai servizi per la mobilità (+7,7%). Lievemente più contenuta è stata la crescita per i beni e servizi per la comunicazione (+5,0%), segmento da anni tra i più vitali. In territorio positivo, sia pure con variazioni più modeste, si trovano anche i beni e i servizi per la cura della persona (+2,3%), i beni e i servizi per la casa (1,0%) e l’abbigliamento e le calzature (0,3%). Per gli alberghi e i pasti e le consumazioni fuori casa, dopo un periodo di progressiva crescita, la variazione sullo stesso mese del 2025 è nulla. Solo per i beni e servizi ricreativi (-3,7%), segmento le cui dinamiche interne si confermano molto articolate, e gli alimentari, le bevande e i tabacchi (-0,4%), la domanda risulta in regresso rispetto allo stesso mese del 2025.
A livello di singole voci di consumo l'Ufficio studi di Confcommercio osserva, anche a marzo, il permanere di molti aggregati in territorio positivo, sia pure con diverse intensità. In particolare spicca, anche nell’ultimo mese, la tendenza al deciso recupero dell’automotive, che registra, nel confronto annuo, una netta crescita degli acquisti da parte dei privati (+18,0%).
I dati dell’ultimo bimestre non devono, peraltro, portare a guardare con minore preoccupazione al futuro del settore, in considerazione dei pesanti cali di domanda rilevati nei periodi precedenti e delle molte problematiche ancora aperte. Tra le voci più dinamiche si confermano gli elettrodomestici (7,2%), i trasporti aerei (+4,0%), l’energia elettrica (2,7%), gli alberghi (+1,8%) e i prodotti farmaceutici e terapeutici (+1,9%). Per i servizi ricreativi in senso stretto il sensibile rallentamento nel tasso di crescita (+0,9%) riflette essenzialmente il ridimensionamento della spesa per il cinema. In territorio negativo si confermano, a marzo, i mobili e gli articoli d’arredamento (-0,9%), l’alimentazione domestica (-0,5%) e i pasti e le consumazioni fuori casa (-0,4%).
I prezzi al consumo
Sulla base degli andamenti registrati dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, si stima per il mese di aprile 2026 un aumento dello 0,7% dell’indice in termini congiunturali, con una variazione su base annua del 2,3%, il valore più alto dalla fine del 2023. L’aumento atteso per il mese in corso continua a riflettere essenzialmente le tensioni sulle materie prime negoziate sui mercati internazionali. Per adesso, ciò produce effetti quasi esclusivamente sul costo dell’energia e dei trasporti. In termini prospettici il prolungarsi della crisi contribuisce ad alimentare il clima d’incertezza, nonostante al momento sembra essersi determinata una fase di stallo dei prezzi, sia in termini di tempistiche e dimensioni del trasferimento degli impulsi alle altre filiere, sia di possibili problematiche legate agli approvvigionamenti. Situazione che, inevitabilmente, rischia di incidere negativamente sui comportamenti di consumo delle famiglie e sulle già limitate prospettive di crescita.
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