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Crescono le opportunità per il lusso italiano in India

Sul mercato indiano c'è spazio per i prodotti italiani, dalla meccanica al lusso, dall'auto all'alimentazione, inclusi vino e olio. "Questa è la nuova frontiera del made in Italy", ha sottolineato, ieri, il senatore Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, in visita al padiglione Italia all’Ai impact summit a New Delhi, incontrando i rappresentanti delle principali realtà industriali e tecnologiche italiane attive nel Paese e le startup presenti al forum.

Urso: "è il momento dell’India per le imprese italiane"

“È il momento dell’India per le imprese italiane. Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale, il nostro export verso il mercato indiano ha continuato a crescere, quasi il 10% in più. Possiamo ora puntare al raddoppio delle nostre esportazioni nei prossimi tre anni, grazie all’accordo di libero scambio sottoscritto dall’Ue che dovrebbe entrare in vigore alla fine del 2026”, ha aggiunto Urso.

La visita di Adolfo Urso all'Ai impact summit a New Delhi Credits: Mimit

“L’Italia si afferma tra i grandi dell’export globale, siamo sulla strada giusta”, ha spiegato il ministro del Mimit. “Ora dobbiamo cogliere le nuove opportunità aprendo, con altri accordi di libero scambio, i grandi mercati del Golfo Persico e del Sud-Est asiatico, lungo la ‘via del cotone’: Emirati, Golfo, Malesia, Filippine, fino all’Australia”.

Stando ai dati del Global barometer di Simon-Kucher, società di consulenza strategica globale, condotto su più di mille consumatori nel mondo, l'India si conferma la nuova powerhouse del lusso globale. Secondo la ricerca, quasi due terzi dei consumatori indiani e cinesi hanno speso oltre 20mila euro in beni di lusso negli ultimi 24 mesi e l’86% dei consumatori indiani prevede di aumentare ulteriormente la propria spesa nei prossimi 12 mesi, il dato più significativo tra tutti i mercati analizzati.

A trainare l’India sono anche i nuovi comportamenti d’acquisto: meno fedeltà ai singoli brand, forte attenzione allo status symbol e una propensione nettamente superiore all’acquisto online, con meno del 50% che preferisce il negozio fisico a fronte di oltre il 70% negli Usa, in Europa e in Cina.


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