Dixie e Patrizia Pepe in amministrazione giudiziaria per un anno
Due aziende della moda, con sede a Signa e Campi Bisenzio, finiscono sotto amministrazione giudiziaria per aver agevolato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un sistema di sfruttamento dei lavoratori nella filiera produttiva. Si tratta di Patrizia Pepe e Dixie, marchi riconosciuti a livello internazionale.
Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Prevenzione di Firenze su richiesta della Procura di Prato.
In concreto è stata disposta "l'applicazione della misura di prevenzione dell'amministrazione giudiziaria nei confronti di due società, una a responsabilità limitata, altra per azioni, con sedi legali, rispettivamente, a Signa e a Campi Bisenzio (entrambe in provincia di Firenze), molto note nel mercato italiano e internazionale, che da diversi anni hanno esternalizzato una parte della loro produzione, avvalendosi dell'attività svolta da un'organizzazione imprenditoriale, gestita nel tempo da cittadini albanesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro, in danno di maestranze albanesi e bengalesi, soggetti privi di pretese negoziali e ignari dei diritti sindacali disposte ad accettare le regole di ingaggio imposte dalla parte datoriale", si legge in una nota della Procura.
La misura applicata ha "funzione terapeutica per le imprese destinatarie"
Un sistema della produzione basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi margini di guadagno, abbattendo il costo del lavoro comprimendo le spese e mantenendo un elevato livello di competitività.
Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha riconosciuto, prosegue la nota, come le imprese destinatarie della misura abbiano colposamente agevolato l'attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori albanesi, rimproverando alle stesse una colpevole inerzia e una mancata vigilanza, concretizzatesi nel non aver mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste affidatarie delle commesse, che sono risultate impiegare anche maestranze in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e alloggiative degradanti.
Si rappresenta, prosegue la Procura, "che la misura applicata ha una durata di un anno, ha funzione terapeutica per le imprese destinatarie ed è funzionale a bonificarla con specifico riferimento alle imprese terziste alle quali la produzione viene affidata".
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