Donne e giovani ai vertici delle aziende: il Mezzogiorno è più inclusivo del resto d'Italia

Le donne e le nuove generazioni restano ancora sottorappresentate nei luoghi in cui si prendono le decisioni: nei consigli di amministrazione le donne sono in media il 19% e Millennial e Gen Z rappresentano il 15% dei componenti. Nelle imprese, inoltre, emergono segnali di cambiamento non scontati: nelle aziende familiari si osserva una particolare configurazione generazionale dei board, mentre nel Mezzogiorno si concentrano alcune delle migliori performance territoriali in termini di inclusione femminile e giovanile.

Infine, nelle imprese controllate da private equity, i Millennial sono il 17% a fronte di una media generale del 14%, del 12% delle imprese con proprietà straniera e dell’11% delle quotate.

Il Molise si colloca al primo posto in Italia per presenza femminile, con il 22,6% di donne nei cda

A scattare questa fotografia delle imprese italiane è la prima rilevazione dell'Osservatorio sulla Governance di Cuoa Business school, realizzata in collaborazione con Adacta Advisory su un campione nazionale di 20.387 aziende con ricavi superiori ai 20 milioni di euro.

“Nelle imprese familiari si muove qualcosa di nuovo e interessante. In queste realtà, la proporzione di Millennial nei consigli di amministrazione è simile a quella presente in imprese con altri assetti proprietari. Il segmento del family business, però, è l’unico nel quale la fascia di età 45-60 anni non è maggioritaria in consiglio. È come dire che nelle famiglie imprenditoriali la Gen X si trova schiacciata tra baby boomer e Millennial. Sembra che i genitori preferiscano avere più nipoti e meno figli e figlie nella governance”, ha sottolineato, attraverso una nota, Shemuel Lampronti, professore dell’Università di Padova e del Cuoa, che ha curato la redazione del report con Diego Campagnolo.

Tra gli elementi più originali emersi dalla ricerca, la composizione generazionale dei consigli di amministrazione nelle imprese familiari.

Il dato apre una lettura nuova sul ricambio generazionale nelle imprese familiari: non si tratta solo del passaggio tra senior e nextgen, ma anche del ruolo meno centrale della generazione intermedia nei luoghi formali della governance. In questo senso, il family business italiano mostra una dinamica diversa rispetto agli altri assetti proprietari e pone un tema rilevante per il futuro dei consigli di amministrazione: come costruire consigli capaci di tenere insieme esperienza, continuità imprenditoriale e nuove competenze.

Entrando nel dettaglio della composizione dei vertici aziendali, i dati confermano che la parità di genere resta un obiettivo ancora distante. Le donne rappresentano il 19% dei membri dei consigli di amministrazione e la quota scende al 13% nelle aziende guidate da un amministratore unico. Inoltre, il 48% dei cda italiani è composto esclusivamente da uomini.

La sede di Cuoa Business school Credits: Cuoa Business school

Accanto a questa criticità generale, tuttavia, emerge un elemento territoriale di particolare interesse: alcune regioni del Mezzogiorno mostrano livelli di inclusione più elevati rispetto al resto del Paese. Il Molise si colloca al primo posto in Italia per presenza femminile, con il 22,6% di donne nei cda e il 25% nel ruolo di amministratore unico.

Anche sul fronte generazionale il Sud evidenzia segnali di maggiore apertura: Sicilia, Calabria e Campania sono le regioni con la più alta concentrazione di giovani under 45 nei board aziendali, rispettivamente con il 19,2%, il 19,1% e il 19,0%.

Questi dati suggeriscono che il tema dell’inclusione nei vertici aziendali non segue necessariamente la tradizionale frattura Nord-Sud. Al contrario, proprio alcune aree meridionali mostrano una maggiore presenza relativa di donne e giovani nei ruoli di governance, offrendo una chiave di lettura nuova rispetto ai luoghi comuni sulla modernizzazione del sistema imprenditoriale italiano.

Una rigidità significativa si riscontra anche sul fronte anagrafico. L’età media della classe dirigente si attesta a 57 anni per i consiglieri di amministrazione e sale a 59 anni per gli amministratori unici. In un ecosistema ancora saldamente presidiato dalle fasce più mature, Millennials e Gen Z rappresentano solo il 15% dei componenti dei cda e appena il 12% degli amministratori unici.

Il 65% delle imprese analizzate dall’osservatorio è a conduzione familiare. Si conferma quindi il peso strutturale del family business nel capitalismo italiano sopra i 20 milioni di euro di ricavi. Sebbene questa natura proprietaria sia spesso associata a realtà di minori dimensioni, l’analisi dei bilanci conferma la loro vitalità economica: le aziende familiari registrano un Cagr dei ricavi pari al 13% e una marginalità Ebit del 6,6%.


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