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Ecommerce: il 72% dei consumatori si rivolge subito a un concorrente in caso di indisponibilità del prodotto che cerca

Il 44% degli utenti online abbandona il carrello quando non trova il prodotto desiderato, mentre in Italia il 72% dei consumatori si rivolge immediatamente a un concorrente in caso di indisponibilità: si tratta di numeri che mettono in luce il costo reale delle inefficienze di stock e della cattiva gestione dell’inventario messi in luce dal white paper “Sell out 2025: visibilità, velocità e valore nel retail globale” della tech company Aton. Lo studio analizza i cambiamenti che stanno attraversando moda, accessori ed eyewear, individuando le nuove tendenze: dai micro brand al ruolo dell’intelligenza artificiale nel consigliare gli acquisti, ormai il personal shopper è ChatGpt.

Il retail fashion, infatti, è entrato in una fase di trasformazione strutturale. Mercati rallentati, consumatori sempre più selettivi, omnicanalità complessa e nuove forme di discovery digitale stanno mettendo in discussione i modelli tradizionali di crescita. In questo scenario, il dato delle vendite in negozio (sell out) diventa l’elemento chiave per comprendere la domanda reale e guidare decisioni operative e strategiche.

Gruppo tech internazionale fondato nel 1988 da Giorgio De Nardi con quartier generale a Treviso, specializzata in servizi e soluzioni per la trasformazione digitale sostenibile delle imprese, Aton ha tra i clienti marchi come Sun68, Woolrich, Liu Jo, Peuterey, Salewa, Safilo, Kering Eyewear e Gant.

"Il retail fashion sta vivendo una trasformazione strutturale che va ben oltre le oscillazioni congiunturali del mercato", ha affermato Giorgio De Nardi, ceo di Aton. “Consumatori più consapevoli, canali frammentati e nuove modalità di scoperta digitale stanno mettendo in crisi modelli basati su dati incompleti e reazioni tardive. Con il white paper Sell out 2025 abbiamo voluto offrire ai decisori aziendali uno strumento concreto per recuperare visibilità e rapidità nelle scelte. Oggi l’intelligenza artificiale è il primo punto di contatto con il cliente: se i brand non controllano i dati reali di vendita, rischiano di non emergere proprio nel momento in cui il consumatore li sta cercando. Governare il sell-out significa governare il mercato, non inseguirlo".

“Nel retail fashion il vero vantaggio competitivo oggi non è fare più rumore, ma vendere meglio”, ha aggiunto De Nardi.

Numeri alla mano, nel 2025 il mercato globale dell’abbigliamento ha raggiunto un valore complessivo di 1,84 trilioni di dollari, confermandosi uno dei comparti più rilevanti dell’economia mondiale. All’interno di questo scenario, l’ecommerce fashion genera oltre 883 miliardi di dollari, spinto dall’evoluzione delle abitudini digitali, dalla personalizzazione e dalla discovery supportata dall’intelligenza artificiale. Il segmento eyewear vale circa 220 miliardi di dollari annui e continua a crescere a un ritmo superiore al 10%, dimostrando una resilienza superiore rispetto ad altre categorie.

Diversa la traiettoria del lusso, evidenzia lo studio, che dopo quindici anni di crescita quasi ininterrotta registra nel 2025 la prima flessione, con un tasso di crescita medio annuo (Cagr) stimato intorno al 3,4% e previsioni di lieve calo nei principali mercati globali. Secondo l’analisi di Aton, questa contrazione non è legata solo alla domanda, ma anche all’aumento dei costi operativi e alla scarsa visibilità sui dati di vendita effettivi lungo la rete distributiva.

Un altro dato rilevante riguarda il social commerce, che cresce a un ritmo triplo rispetto all’ecommerce tradizionale. Nel 2025 rappresenta già il 17% delle transazioni globali di ecommerce, con una previsione di crescita fino al 25% entro il 2030. Questo cambiamento accorcia drasticamente il percorso d’acquisto: dal feed alla cassa in 48 ore, con effetti immediati anche sui canali fisici e wholesale.


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