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Entro l'estate il coronavirus causerà problemi di fornitura nell’industria della moda

Scritto da Lisa Dartmann

16 mar 2020

Le esportazioni tedesche stanno crescendo a livello internazionale, ma il Coronavirus sta rallentando anche il settore della moda. Problemi di fornitura in Cina stanno causando ritardi nella consegna, le cui date vengono rinviate.

Fino all'estate, l'intera catena di fornitura funzionerà relativamente in modo normale, ma la stagione autunno-inverno 2020/21 sarà colpita dagli effetti di questa epidemia. Un sondaggio della German Fashion association ha dimostrato che, per quanto riguarda le date di consegna, sono previste interruzioni e ritardi fino a due mesi.

Con il Coronavirus nulla può essere previsto

Un breve "ciao" e un cenno del capo, così si salutano i partecipanti alla conferenza stampa GermanFashion, tenendo la debita distanza. Gerd Oliver Seidensticker, presidente della German Fashion association e amministratore delegato del gruppo Seidensticker, è rientrato dall’Asia qualche giorno fa e ha parlato degli accordi professionali e dei controlli che vengono effettuati lì negli spazi pubblici. Le mascherine sono indossate al minimo accenno di raffreddore come forma di cortesia verso gli altri e ci sono container igienici agli ingressi dei quattro stabilimenti di produzione di Seidensticker. La temperatura corporea dei dipendenti viene regolarmente controllata e chiunque tossisca o starnutisca è rimandato a casa. "Tutto funziona in modo relativamente normale, ma dobbiamo controllare i processi ogni settimana", afferma Oliver Seidensticker.

Immagine: Gerd Oliver Seidensticker, presidente (sinistra) e Thomas Lange, ceo di GermanFashion (destra)

Con il Coronavirus però, nulla è più prevedibile. Lo scoppio dell’epidemia di questo virus ha colpito tutti i settori a livello internazionale che producono in Cina, ma, inaspettatamente, anche quelli in Germania. “I mercati di esportazione continuano a presentarsi piacevolmente forti, ma la situazione difficile d’affrontare è quella legata alla fornitura", dichiara il presidente della German Fashion association. Ed è stato proprio questo il motivo per cui l’agenzia ha effettuato un rapido sondaggio tra i suoi 350 membri; 77 aziende hanno partecipato e risposto alle domande fino alla fine di febbraio. Dei partecipanti, il 58 percento delle aziende produce abbigliamento da uomo, mentre il 21 percento produce abbigliamento da donna. Un quarto di queste ha le proprie sedi di produzione all'estero, il 46 percento acquista prodotti finiti e il restante 29 percento utilizza subappaltatori.

Meno di un terzo di tutti i produttori cinesi operano con forza lavoro completa

Quanto sono gravi le conseguenze e qual è la valutazione? Meno di un terzo di tutti gli impianti di produzione in Cina opera attualmente con forza lavoro completa. I partecipanti sono divisi riguardo la situazione della Cina: come paese che gioca un ruolo fondamentale a livello di fornitura, la Cina non può essere sostituita a breve o medio termine, soprattutto non attraverso soluzioni affrettate. "Alcune aziende considereranno sicuramente in futuro come rendere le proprie catene di fornitura altamente sviluppate insensibili a interruzioni come questa", spiega Thomas Lange, ceo di German Fashion.

La buona notizia è che la consegna per la stagione primavera-estate 2020 è relativamente inalterata. Nella seconda metà del 2020, tuttavia, le aziende di moda dovranno prepararsi a interruzioni di mercato considerevoli. Non vi sono previsioni per l'autunno-inverno 2020-21 e le incertezze sono tante. Circa il 55 percento degli intervistati prevede che le consegne siano effettuate con ritardi di oltre due mesi. Le entrate perse sono di conseguenza elevate, poiché la quantità di annullamenti della produzione colpirà duramente le aziende nei mesi invernali. Anche i subappaltatori saranno colpiti dalla perdita di entrate. Riguardo i prezzi di fornitura, quasi due terzi delle aziende si aspettano un aumento medio-basso.

Pochi possono cambiare le strutture di approvvigionamento con breve preavviso. Molte aziende di moda stanno pensando di trasferirsi in altri mercati internazionali. Uno spostamento della produzione in Europa inciderebbe solo su una piccola parte dell'intero processo di produzione, poiché le capacità per la produzione su larga scala non sono disponibili, come mostra la valutazione del sondaggio GermanFashion.

Esportazione: i marchi tedeschi sono famosi in tutto il mondo

Con un calo dell'uno percento l'anno scorso, l’industria dell'abbigliamento tedesco si è ripresa leggermente nel 2019 e genera attualmente un fatturato stimato di circa 11 miliardi di euro all'anno. "Con una leggera perdita di circa l'uno percento nel 2019 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, le vendite complessive dell'industria dell'abbigliamento mostrano una situazione in linea con le moderate aspettative dell’anno precedente", dice Gerd Oliver Seidensticker descrivendo il quadro economico.

Con un leggero aumento nel 2019, la Cina continua a guidare l'elenco dei principali paesi importatori di abbigliamento. Il Bangladesh rimane saldamente al secondo posto, secondo le statistiche, seguito da Turchia, Italia, India, Vietnam, Cambogia, Pakistan, Paesi Bassi e Polonia.

Con un aumento del 5.6 percento, le esportazioni di abbigliamento continuano a essere il pilastro del settore della moda tedesco. Sul mercato extraeuropeo, i produttori tedeschi hanno ottenuto un aumento delle vendite del due percento. "Con la loro qualità, buona vestibilità ed eccellente design, i marchi tedeschi godono di un'ottima reputazione e resistono ai fornitori internazionali di fast fashion", sottolinea Gerd Oliver Seidensticker.

La classifica dei primi dieci paesi esportatori è la seguente: Svizzera, Polonia, Austria, Francia, Paesi Bassi, Italia, Regno Unito, Belgio, Spagna, Repubblica Ceca. La previsione: l'associazione GermanFashion non prevede che le vendite aumentino quest'anno, poiché gli sviluppi sono in costantemente evoluzione. I consumatori non noterebbero certamente nulla di tutto ciò.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su FashionUnited.de e poi tradotto e modificato per FashionUnited.it.

Foto: Unsplash