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Federazione moda Italia propone diverse misure per rilanciare i consumi

“E’ necessario che la moda trovi regole eque di mercato e un equilibrio di filiera, dalla produzione e lavorazione delle materie prime ai brand, passando per l’intermediazione professionale, al retail fino al consumatore finale. Ogni anello della filiera è forte solo se tiene insieme gli altri. Tra le distorsioni di mercato più sentite dal dettaglio moda siamo preoccupati per la concorrenza sleale dell’ultra fast fashion (ogni giorno circolano nella Ue 12 milioni di pacchi di basso valore esenti da dazi e spesso da controlli); inoltre il rapporto con i fornitori deve sempre essere improntato sulla trasparenza e la collaborazione commerciale": queste le parole del presidente di Federazione moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni, oggi, a Milano, nel corso del convegno “La distribuzione tra crisi, cambiamento e opportunità”.

Tra le proposte anche l'Iva agevolata sui prodotti moda

In concreto, Federazione moda Italia-Confcommercio propone diverse misure per il rilancio dei consumi e della moda, a partire dalla detrazione fiscale per acquisti nei negozi di vicinato di prodotti moda made in Ue e sostenibili. Tra le proposte anche l'Iva agevolata sui prodotti moda, l'abolizione dell’esenzione dai dazi e un contributo ambientale per le spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro e l’attivazione del gruppo di lavoro sul commercio al Tavolo della Moda anche in relazione al Piano strategico per il commercio della moda, che presenterà il 17 novembre al Mimit.

“Riteniamo queste interventi urgenti, perché nel 2024 hanno chiuso 18 negozi di moda ogni giorno, per un totale di 6.459 in un anno, e perché la spesa delle famiglie per abbigliamento e accessori negli ultimi 5 anni è calata di quasi 4 miliardi di euro. Oggi è un’occasione per rinnovare il nostro impegno nel costruire un futuro migliore per la moda italiana, dove produzione, trasformazione, intermediazione, commercio e consumatori lavorino insieme per una filiera sempre più unita, sostenibile e competitiva”, prosegue Felloni.

“Un’attenzione particolare va anche al problema dei contratti di lavoro ‘pirata’, che alterano la concorrenza e compromettono la qualità e la reputazione del made in Italy. Bene la detassazione degli aumenti contrattuali, ma occorre concentrarsi solo sui contratti leader senza escludere i lavoratori che vedranno erogarsi parte degli aumenti nel 2026 per effetto dei rinnovi sottoscritti in annualità antecedenti. Chi risparmia sul lavoro mina le fondamenta di una filiera sana e sostenibile”, ha concluso Felloni.

Giulio Felloni Credits: Courtesy of Federazione moda Italia

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