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FederazioneModaItalia: nessun ristoro per i negozi di scarpe; una scelta tra l'assurdo e il surreale

Scritto da FashionUnited

11 nov 2020

Business

Le aziende della moda manifestano costantemente la loro preoccupazione per la chiusura dei negozi e per le misure restrittive imposte dal Governo a causa della pandemia da Covid-19.

Ieri, il presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio, Renato Borghi, ha lanciato un altro grido d'allarme. “Siamo inferociti. Nessun ristoro per i negozi di scarpe che sono stati costretti a chiudere. Una scelta tra l'assurdo e il surreale”.

Borghi: siamo increduli per l'assurda e surreale decisione di escludere volontariamente i negozi di calzature di cui il Governo ha disposto con Dpcm la chiusura nelle zone rosse

"Troviamo qualche piccolo e insufficiente ristoro per il settore moda, a oggi troppo trascurato nonostante perdite ingenti. Il nostro comparto vive di stagionalità e sta perdendo tutte le vendite dell'autunno/inverno in un momento fondamentale che è il più importante dell'anno. Servono ristori congrui e a geometrie variabili anche nelle aree arancioni e gialle, altrimenti non ci sarà più un futuro per queste attività che presidiano le nostre strade, vie e piazze”, ha spiegato Borghi.

“Ma soprattutto siamo increduli per l'assurda e surreale decisione di escludere volontariamente i negozi di calzature di cui il Governo ha disposto con Dpcm la chiusura nelle zone rosse. È una discriminazione che non possiamo tollerare e non vogliamo accettare. I negozi di calzature per bambini e quelli per adulti hanno lo stesso codice ateco. Dunque quelli per bambini possono stare aperti e quelli per adulti, no. E allora, perché i negozi di scarpe per adulti non possono ricevere i contributi previsti? Serve una più seria e responsabile attenzione al Sistema economico, visione e lungimiranza. Proprio per questo, far riferimento ai meri codici ateco (oltretutto sbagliando anche nello specifico), anziché guardare alla grave crisi del comparto nel suo complesso, è una visione molto miope. Ai nostri associati, che in questi giorni ci hanno bombardato di telefonate, mail, messaggi di ogni tipo cosa dovremmo dire? che il Governo li vuole chiudere per sempre ? Si agisca subito per una soluzione perché le nostre imprese non hanno tempo di attendere la conversione in legge del decreto. Sarebbe troppo tardi”, ha aggiunto il presidente di FederazioneModaItalia-Confcommercio.

Sangalli (Confcommercio): questa nuova fase di lockdown a macchia di leopardo produrrà danni gravissimi con un costo economico e sociale che non è più sostenibile

In un'intervista al Messaggero, ieri Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha detto che "questa nuova fase di lockdown a macchia di leopardo produrrà danni gravissimi con un costo economico e sociale che non è più sostenibile".

"Ci troviamo di fronte a una delle crisi più gravi, difficili e complesse della nostra storia. Serve un piano strategico che vada oltre il perimetro dell'emergenza immediata. Servono più programmazione e più coordinamento per risolvere la crisi della sanità territoriale e ospedaliera. Programmazione e coordinamento, punti critici della capacità del nostro Paese di fare sistema, stanno registrando tutto lo stress dell'impatto della pandemia. Ma bisogna reagire con maggiore determinazione e continuità: perché disperazione e rabbia crescono. Precauzione, adeguatezza e proporzionalità sono i principi di riferimento per il contrasto dell'emergenza Covid 19. Principi ineccepibili", ha ribadito Sangalli.

Qualche giorno fa, attraverso una nota, Confcommercio sottolineava che è necessario mantenere alta la guardia nei confronti dell’epidemia. "Ma ritardi ed errori pesano tanto e hanno contribuito a trasformare l’emergenza sanitaria in emergenza economica e sociale. Perché la soluzione di ultima istanza del ‘più chiusure’ innesca il rischio della chiusura definitiva per decine di migliaia di imprese ed il rischio della disoccupazione per centinaia di migliaia di addetti”.

Sul Dpcm del 3 novembre, il presidente di Confcommercio, sottolineava che è "a rischio la cancellazione di un’Italia produttiva che, in ogni città e in ogni territorio, ha fin qui svolto un ruolo determinante per la costruzione della crescita e della coesione sociale. Dunque, occorre far di tutto per ripristinare quanto prima normali condizioni di attività: a partire dal tempestivo e trasparente monitoraggio delle fasce di classificazione del rischio territoriale e da più programmazione e più coordinamento per risolvere le criticità emerse sui versanti dei tamponi e dei tracciamenti, della sanità territoriale ed ospedaliera, così come su quelli del trasporto pubblico locale e della scuola. Riaprire e ripartire: deve essere questo l’obiettivo e deve essere questo l’impegno condiviso”.

Foto: Pexels

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