I requisiti del "buon fornitore" secondo Paolo Storari, pubblico ministero presso il Tribunale di Milano

Come assicurarsi una filiera della moda sicura e integra: in primo luogo occorre verificare sia la capacità produttiva del fornitore rispetto alla commessa, sia la titolarità effettiva dell'impresa da parte di colui che si propone come supplier. Inoltre, come ha raccontato ieri a Venezia, in occasione del Venice Sustainable Fashion forum che chiude oggi, 6 novembre, presso la Fondazione Giorgio Cini, sull’Isola di San Giorgio, Paolo Storari, pubblico ministero presso il Tribunale di Milano, bisognerebbe chiedere se il fornitore rispetta il contratto collettivo nazionale, fargli audit audit a sorpresa e domandargli l'accesso al cassetto fiscale. Clausole risolutive espresse in caso di problemi con l'ispettorato del lavoro costituiscono altri criteri da adottare per mettersi al riparo da problemi legati allo sfruttamento del lavoro e al caporalato.

Promosso da Confindustria Moda e Confindustria Veneto Est, con Teha Group in qualità di advisor scientifico, il forum ha approfondito il tema della filiera da più fronti.

"La filiera della moda è nel mezzo di una tempesta perfetta: geopolitica, dazi, inflazione, prezzi energia. Ma anche frenata della domanda globale e del lusso. Oggi più che mai la risposta deve essere unitaria, tra istituzioni, brand e fornitori, per tutelare la sostenibilità economica e rafforzare la leadership industriale. Nessuna impresa può farcela da sola. Più incentivi alla ricerca e credito d’imposta strutturale per investimenti nell’innovazione e Ai, formazione e capitale umano (55,3% dei profili introvabile), distribuzione più equilibrata del valore, trasparenza e legalità lungo tutta la filiera. L’integrità non è un valore negoziabile", ha sottolineato Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est.

"La moda è la seconda industria anche del Veneto, non solo per i numeri dell’export, cresciuto del 10,9% dal 2019, ma per i tratti unici di qualità, creatività, competenze. Dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la semplice somma di otto distretti del sistema moda e costruire un unico grande ecosistema produttivo, capace di mettere a fattor comune filiere, cluster, reti innovative e competenze e di costruire condizioni migliori per chi investe, produce e crea lavoro, collaborando con distretti e brand al di fuori dei confini regionali", ha aggiunto Carron.


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