Il 2019 sarà l'anno della self-disruption per le aziende della moda

Inditex, Nike, Lvmh, Tjx Companies, Hermès, H&M, Richemont, Ross, Adidas e Kering sono le prime dieci aziende quotate della moda che dominano il settore in termini di creazione di valore secondo la terza edizione del report “The State of Fashion” di The Business of Fashion e McKinsey & Company. L'11esima è L Brands, la 12esima Pandora, la 13esima Fast Retailing, la 14esima Next, la 15esima Vf, la 16esima è Luxottica, la 17esima è Michael Kors, e le tre ultime classificate tra le venti sono Gap, Hanesbrands e Burberry.

Il rapporto mette in luce anche che il 2019 sarà l’anno della self-disruption per l'industria della moda, un anno che passerà alla storia. Secondo il McKinsey Fashionscope, il prossimo anno la Grande Cina supererà gli Stati Uniti diventando il primo mercato mondiale della moda, mentre persisterà il rischio di fattori di instabilità esterni al sistema. La crescita dell'industria dovrebbe quindi rallentare al 3,5-4,5 per cento nel 2019, leggermente al di sotto delle stime dell’anno precedente (4-5 per cento).

Secondo il McKinsey Fashionscope, il prossimo anno la Grande Cina supererà gli Stati Uniti diventando il primo mercato mondiale della moda

Sarà una crescita polarizzata, si legge in una nota. Stando allo studio, infatti, la maggior parte dei manager intervistati nei diversi segmenti e aree geografiche mantiene una visione cauta, citando “volatilità, incertezza e cambiamenti nell'economia globale” fra le principali preoccupazioni per il 2019. I rischi relativi alle politiche commerciali e al rallentamento della crescita economica globale, anche nei principali mercati asiatici, così come l'incertezza legata ad alcuni eventi come la Brexit, potrebbero compromettere le prospettive di sviluppo del mercato globale.

“Se consideriamo i segmenti, solo value e lusso registreranno solide performance nel 2019, con una crescita compresa tra il 5-6 e tra il 4,5-5,5 per cento rispettivamente. Il value sarà guidato principalmente da realtà con proposition molto forti che supereranno i player mid-market. La crescita del lusso sarà invece trainata dalle economie in rapida crescita dell'Asia-Pacifico e dal boom dei viaggi nel mondo”, ha sottolineato Antonio Achille, senior partner e global head of luxury di McKinsey.

Le aziende del settore dovranno prendere coscienza non solo del difficile contesto economico, ma anche dei nuovi trend di consumo e dei cambiamenti del sistema moda. Sono una decina le tendenze che avranno un impatto sull'industria nel prossimo anno e che sono il risultato di una survey che ha coinvolto circa 300 manager ed esperti del mondo del fashion.

Prudenza per il futuro e ascesa del mercato indiano sono in cima alla lista di queste tendenze. L'India diventerà un centro nevralgico per l'industria della moda, grazie alla crescita dei consumatori della classe media e al rafforzamento del settore manifatturiero. La ricerca mette in luce che nel 2022 saranno 690 milioni gli utilizzatori di smartphone nel Paese, più del doppio rispetto al 2017.

Inoltre,tutte le aziende dovranno preparare dei piani di contingenza per far fronte a una potenziale riorganizzazione a livello globale delle catene del valore. Il 62 per cento degli intervistati ha affermato che i cambiamenti nelle politiche commerciali potrebbero mettere a rischio la crescita economica globale.

Secondo "The State of Fashion” di The Business of Fashion e McKinsey & Company, nel 2019 si assisterà anche alla fine della proprietà del prodotto: il ciclo di vita del prodotto sta diventando sempre più elastico in quanto continuano ad affermarsi modelli di business legati al prodotto usato, rinnovato, riparato e noleggiato. Per esempio, il 44 per cento degli intervistati crede che il modello dell’usato sarà più rilevante nel 2019.

Nei prossimi mesi, stando alla ricerca, si evidenzierà anche una maggiore responsabilità: la passione delle generazioni più giovani per le cause sociali e ambientali ha raggiunto una massa critica e i marchi dovranno, soprattutto in alcuni mercati, prendere una posizione chiara su questi temi, andando oltre la corporate social responsability tradizionale, per attrarre sia i consumatori sia i talenti.

"Nel mobile journey del consumatore, il divario tra la scoperta e l'acquisto di un prodotto si restringe e il consumatore è sempre più desideroso di acquistare i prodotti nell’esatto momento in cui ne viene a conoscenza. Ad esempio, oggi i clienti di Amazon negli Stati Uniti si aspettano consegne entro 24 ore (rispetto ai 9 giorni del 1995)", si legge, poi, nella nota.

Trasparenza assoluta sull’autenticità e sull’originalità del prodotto è una delle altre tendenze chiave che emergeranno nei prossimi mesi."Self-disruption: i brand tradizionali stanno cominciando a rivoluzionare i propri modelli di business, l'immagine e l'offerta in risposta a una nuova generazione di piccoli marchi emergenti, che stanno crescendo rapidamente a causa del calo della fedeltà al brand e a un crescente appetito per le novità; avanzamento del digitale: in risposta all'intensificarsi della competizione per diventare la piattaforma preferita sia dai clienti sia dai brand, gli operatori ecommerce continueranno a innovarsi aggiungendo servizi profittevoli a valore aggiunto", sono altri due trend che caratterizzeranno il comparto.

"On demand: automazione e data analytics hanno permesso a una nuova generazione di startup di raggiungere una produzione agile e just in time. I player tradizionali inizieranno a sperimentare nuovi modelli operativi, per rispondere in tempi più rapidi ai cambiamenti in atto e alle richieste dei consumatori. In questo contesto gli executive del settore si aspettano una crescita molto forte del nearshoring tra il 2018 e il 2025", è il decimo trend che plasmerà l'industria della moda nel 2019.

Foto: Unsplash
 

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