• Home
  • News
  • Business
  • Il 29 per cento delle aziende valuta una fusione con un altro player del settore

Business

Il 29 per cento delle aziende valuta una fusione con un altro player del settore

Scritto da Isabella Naef

7 apr 2021

Nonostante il difficile anno appena trascorso le aziende italiane guardano con un certo ottimismo al futuro: il 39,1 per cento ritiene infatti che già nel 2021 il giro d’affari ritornerà ai livelli pre-crisi, recuperando il gap causato dalla pandemia. Per raggiungere questi obiettivi, secondo un imprenditore su cinque, occorrerà puntare in modo massiccio sulla digitalizzazione, riconosciuta come una leva fondamentale per rendere più efficienti i processi, soddisfare le nuove esigenze dei consumatori emerse durante l’emergenza sanitaria e cogliere appieno le potenzialità della ripresa.

Per il 42,6 per cento delle imprese il maggior aiuto nella fase di ripartenza deve arrivare da un Governo credibile e forte

Questi i dati diffusi da Duff &Phelps, divisione di Kroll, società attiva nella fornitura di servizi e prodotti digitali legati alla governance, alla mitigazione del rischio e alla trasparenza. La ricerca è stata realizzata su un campione di aziende rappresentative dei principali settori produttivi italiani per analizzare lo scenario imprenditoriale nazionale dopo il lockdown e le prospettive di ripresa per i prossimi mesi e oltre.

L’indagine è stata condotta tra dicembre 2020 e gennaio 2021 su un campione rappresentativo di oltre 100 figure manageriali in ruoli apicali (amministratori delegati, direttori generali, direttori amministrazione e finanza, responsabili pianificazione e controllo, responsabili merger and aquisition e business development, consulenti di direzione e advisor legali) appartenenti ad aziende attive nei principali settori produttivi (manifatturiero, servizi finanziari, telecomunicazioni, Ict, utility, distribuzione alimentare) in regioni con un significativo impatto sul prodotto interno lordo nazionale come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio.

Nel dettaglio, l'indagine ha fatto emergere come i mesi di lockdown forzato della primavera dello scorso anno abbiano lasciato un forte segno su attività e fatturato aziendali. I due terzi del campione ha infatti riportato di aver registrato una contrazione del fatturato nel 2020, nella maggior parte dei casi tra il 10 e il 50 per cento, ma risulta interessante notare che il 21 per cento non ha segnalato impatti significativi sul giro d’affari e il 13 per cento ha addirittura registrato una crescita dei ricavi.

Guardando al futuro, evidenzia il management Duff & Phelps, in una nota, la percentuale più ampia, il 41,7 per cento degli intervistati, prevede infatti un aumento del fatturato nei prossimi 6-12 mesi, mentre per il 21,7 per cento i ricavi rimarranno stabili; il restante 36,6 per cento prevede invece una diminuzione degli introiti. Il senso di ottimismo lo si ritrova anche in relazione alla previsione su quando il fatturato ritornerà ai livelli pre-crisi: il 40 per cento del campione ritiene che ciò accadrà nel 2022, ma per il 39,1 per cento questo si verificherà già nel 2021. Per il restante 20,9 per cento occorrerà invece attendere oltre il 2022.

Inoltre, lo studio mette in luce che le misure di contenimento hanno portato anche alcuni benefici a livello di organizzazione d’impresa, che fanno tutti capo a un utilizzo più pervasivo del digitale: nel 41,7 per cento dei casi hanno promosso un’evoluzione delle modalità di lavoro, con un uso estensivo della pratica dello smart working, nel 25,2 per cento una forte spinta verso la digitalizzazione dei processi e nel 13 per cento hanno permesso di sviluppare nuovi modelli di business.

“L’emergenza pandemica, pur tra mille difficoltà, ha rappresentato un forte propulsore di innovazione, organizzazione e evoluzione per le aziende italiane, introducendo nuovi modi di pensare, trasformando i processi di business e l’organizzazione del lavoro, cambiando l’approccio commerciale e impattando anche i modelli produttivi, dando, per esempio, vita a nuove filiere o a riconversioni di intere linee produttive per far fronte all’emergenza", ha affermato Enrico Rovere, managing director della practice valuation advisory di Duff & Phelps, una divisione di Kroll.

"La digitalizzazione ha giocato un ruolo chiave in questo radicale cambiamento e continuerà a essere un asset fondamentale anche nel mondo post-pandemia, come evidenziato anche dai risultati della survey, che la considerano tra le maggiori forze propulsive per la ripartenza", ha aggiunto Rovere.

L’indagine ha inoltre sottolineato che, per il 42,6 per cento del campione, il maggior aiuto alle imprese nella fase di ripartenza debba arrivare da un Governo credibile e forte, ma un ruolo centrale deve essere svolto anche dai business partner (37,4 per cento) in modo da creare un ecosistema virtuoso che comprenda altre aziende, società di consulenza, associazioni di categoria, istituzioni finanziarie e agenzie governative, lavorando insieme verso obiettivi comuni.

Infine, se più di 2 intervistati su 3 non ritengono di avere necessità di operazioni di finanza straordinaria per sostenere lo sviluppo dell’azienda nel prossimo futuro, il 28,7 per cento è disponibile a valutare una fusione con un altro player del settore o l’entrata nella compagine azionaria di un fondo o di un nuovo investitore di minoranza.

Foto: Duff & Phelps, dall'ufficio stampa