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Il 47,9 per cento delle imprese prevede una perdita di bilancio a causa della pandemia

Scritto da Isabella Naef

1 lug 2020

Il 25,1 per cento delle imprese dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30 per cento, mentre il 42,2 per cento dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20 e il 30 per cento.

Questi alcuni dei risultati emersi da un'indagine dell'Osservatorio Cribis-Workinvoice, focalizzato sul working capital delle imprese italiane.

Il 42,2 per cento delle imprese dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20 e il 30 per cento

Le risposte al questionario hanno evidenziato l’impatto pesante del lockdown. Il 25,1 per cento delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30 per cento, mentre il 42,2 per cento dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20 e il 30 per cento. Solamente l’8,1 per cento del campione ha dichiarato effetti nulli o addirittura positivi. Le percentuali sono risultate sostanzialmente simili anche all’interno delle classi dimensionali delle imprese.

“Complessivamente emerge un quadro serio in relazione all’entità del danno subito sui fatturati 2020 con cali di oltre il 20 per cento per due imprese su tre e per l’impatto sui profitti dell’esercizio in corso. Decisamente più ottimistiche le aspettative sulla velocità di ripresa e sulla tenuta del sistema dei pagamenti business to business, sostanzialmente puntuali”, ha commentato Fabio Bolognini di Workinvoice.

Per quanto riguarda le ricadute negative sulla redditività 2020: il 47,9 per cento delle imprese prevede una perdita di bilancio, significativa per il 25,6 per cento e tale da richiedere una ricapitalizzazione per il 2,4 per cento.

Non mancano, però, anche segnali incoraggianti: il 15,6 per cento delle imprese ha un'aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019. Perdite significative sono state indicate dal 38,2 per cento delle micro-imprese contro il 13 per cento delle medie (fascia 20-50 milioni) e il 25 per cento delle grandi (oltre 50 milioni di fatturato).

Quanto alla velocità della ripartenza post-Covid il dato incoraggiante arriva dal 30,4 per cento di imprese che dichiara un portafoglio ordini intatto o in leggero aumento (15,2 per cento), mentre una lieve riduzione è prevista dal 32,1 per cento. Pertanto, solo il 37,5 per cento delle imprese intervistate segnala un forte calo del portafoglio ordini. La situazione è nettamente peggiore per le piccole imprese che presentano casi di grave riduzione nel 41,2 per cento dei casi contro il 35 per cento delle grandi.

L'indagine evidenzia poi le attese sulla domanda, che sono risultate molto differenziate: il 19 per cento si attende un aumento, il 20,8 per cento prevede stabilità, mentre la riduzione è prevista dal 45,3 per cento delle imprese. Il 10,2 per cento si attende invece una significativa modifica del mix di prodotti venduti e solamente il 4,7 per cento ha segnalato una modifica dei canali di vendita, un dato questo cha fa sorgere interrogativi su effetti a lungo termine.

Micro e piccole imprese sembrano avere la minore fiducia sulla ripresa della domanda con percentuali rispettivamente del 53,8 per cento e 59 per cento.

“Il capitale circolante è la vera sfida che le aziende, in particolare le piccole e medie imprese deve vincere per superare la crisi del Covid. Solo infatti la capacità di differenziare le proprie fonti di approvvigionamento e di usare in modo efficiente le fonti interne consentirà alle piccole e medie imprese di avere le risorse necessarie per investire e recuperare almeno in parte il fatturato perso nei mesi del lockdown” ha commentato Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.

Foto: Pexels