Il fondatore di Ingenium fa il punto sull'adozione dell'Ia da parte delle aziende italiane
La kermesse ha visto la partecipazione di oltre 900 ospiti, tra imprenditori, investitori e top manager, 72 tech exhibitor con soluzioni tecnologiche dedicate all’industria e più di 30 speaker e rappresentanti istituzionali. Tra i protagonisti del confronto Attila Kiss, presidente di Gruppo Florence, Laudomia Pucci, presidente di Pucci Heritage, e Alessandro Pescara, ceo di Aspesi. FashionUnited ha fatto il punto su questa prima edizione con Stefano Galassi, co-founder di Igenium e ceo di Limitless Innovation.
Chi è Stefano Galassi
Dopo la specializzazione presso l’Università Bocconi, ha avviato la sua carriera in una delle principali società di consulenza strategica e tecnologica, dove ha lavorato su progetti all’intersezione tra moda e tecnologia. Qui ha co-progettato il centro di innovazione e lo Store of the Future, partecipando a numerosi progetti internazionali con brand del calibro di Gucci, Bulgari e Uniqlo.
Successivamente ha lavorato a progetti speciali per Luxottica e ha collaborato con università del calibro di Bocconi, Politecnico di Milano, Cambridge, Fit New York e Istituto Marangoni.
È stato co-fondatore e direttore del primo programma italiano di accelerazione fashion tech per startup internazionali, con un roadshow in 12 tappe, da New York a Shanghai.
Il tema dell'evento è "Intelligenza artigianale e intelligenza artificiale": a che punto sono le aziende italiane del lusso e della moda su questo fronte?
Le aziende italiane del lusso e della moda hanno colto il potenziale dell’Ia, ma l’adozione è ancora agli inizi. Leggiamo questo percorso in quattro fasi. La prima è la consapevolezza: capire cosa l’Ia può fare per il business. La seconda è l’individuazione di casi d’uso verticali per ogni funzione, dallo sketch-to-pattern in modelleria all’Ia applicata al merchandising per ridurre l’invenduto. La terza è la governance: stabilire chi guida la trasformazione e con quali obiettivi strategici. La quarta è l’implementazione, che coinvolge dati, It e compliance e procede per progetti pilota prima di scalare. Oggi l’interesse è altissimo, ma l’impatto sul business che l’Ia potrebbe generare deve ancora arrivare. Ed è qui che si incontrano le due intelligenze: l’Ia non sostituisce il sapere artigianale italiano, lo rende più veloce, misurabile e scalabile.
Avete l'ambizione di posizionare Igenium tra gli eventi top 3 su Ai per i luxury brands, qual è la tabella di marcia e la strategia di espansione internazionale della piattaforma?
Con 900 ospiti, 72 espositori e 35 speaker, Igenium è oggi in Italia il punto di riferimento sull’incontro tra moda, lusso e intelligenza artificiale. La nostra ambizione però è internazionale, e si muove su due direttrici. La prima è globale: con Limitless Innovation siamo stati a settembre a Parigi per Nrf Europe, a dicembre saremo a Dubai per Gitex e poi a New York, e nei prossimi mesi toccheremo Londra, Madrid e l’area Asia-Pacifico. La seconda è territoriale: portare Igenium nei distretti del made in Italy, dalle calzature marchigiane alla seta di Como, per essere internazionali senza perdere il legame con i luoghi dove nasce l’eccellenza italiana.
Viste le presenze del Mimit e di investitori pubblici e privati, verranno messi a disposizione strumenti finanziari per facilitare l'adozione delle tecnologie da parte dei marchi della moda?
Sì, ed è uno degli obiettivi a cui teniamo di più. Ingenium si è svolto con il patrocinio del Mimit, e la collaborazione con Invitalia, presente all’evento con l’Investor fast-track, nasce proprio per facilitare l’accesso agli investimenti, sia per le aziende tecnologiche, sia per i brand della moda e del lusso che vogliono adottarne le soluzioni. Stiamo definendo con loro gli strumenti concreti e li presenteremo prossimamente.
Intervista condotta per iscritto
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