Il futuro delle aziende del beauty tra Intelligenza artificiale, tracciabilità e misurazione dell'impatto ambientale
Fare un life cycle assessment per valutare gli impatti ambientali del prodotto durante l'intero suo ciclo di vita, investire in innovazione e in sostenibilità come leve di business e di competitività e puntare sulla trasparenza della filiera: anche per il segmento del beauty, come per la moda, la strategia ruota sempre di più su queste azioni. "Con una spina dorsale formata da realtà di piccole e medie dimensioni, anche il settore cosmetico è chiamato a ottimizzare le risorse e investire sulla sostenibilità, magari puntando su progetti di piccola dimensione", ha raccontato a FashionUnited, Marco Occhipinti, head of cosmetics and personal care di Quantis. La società attiva nella consulenza ambientale, che ha messo a punto Make up the future, report che analizza l’evoluzione del settore beauty a sei anni dalla prima edizione. L'analisi sarà approfondito anche durante Cosmoprof, fiera bolognese dedicata al mondo del beauty, in agenda a fine mese.
L'EcoBeautyScore è il primo sistema globale su base scientifica per misurare e comunicare l'impatto ambientale dei prodotti cosmetici
La seconda edizione del report mostra cambiamenti epocali del segmento del beauty, a partire dalla tracciabilità della supply chain, fino all'EcoBeautyScore, "il primo sistema globale su base scientifica per misurare e comunicare l'impatto ambientale dei prodotti cosmetici e per la cura della persona", osserva Occhipinti.
Sviluppato dal Consorzio Ebs, che conta più di 70 aziende e associazioni, fornisce un metodo coerente, trasparente e credibile per valutare l'impatto dei prodotti. Ispirato alla metodologia Product environmental footprint (Pef) dell'Unione europea, il sistema valuta gli effetti di un prodotto su 16 diversi impatti ambientali lungo l'intero ciclo di vita, dall'approvvigionamento delle materie prime allo smaltimento finale, assegnando un punteggio da A a E.
Già adottato da marchi come Biotherm, Eucerin, Garnier, Johnson's Baby, L'Oréal Paris, Neutrogena, Nivea e Schauma, l'Ebs sta definendo un nuovo standard di riferimento per il settore.
"Inoltre l'Ebs offre un quadro armonizzato e comparabile che elimina il greenwashing e rende la sostenibilità misurabile in un contesto di parità competitiva", ha sottolineato Occhipinti, aggiungendo che Quantis ha supportato il Consorzio in qualità di consulente scientifico, aiutando a sviluppare la metodologia, il database condiviso e il sistema di punteggio che costituiscono le fondamenta dell'EcoBeautyScore. Insomma, combinando rigore scientifico, collaborazione e trasparenza, l'EcoBeautyScore sta trasformando la sostenibilità da una singola affermazione individuale a un linguaggio comune per il progresso, responsabilizzando i consumatori e guidando un cambiamento misurabile in tutto il settore della bellezza.
Bisogna tenere conto del cambiamento delle abitudini dei clienti che spesso prediligono prodotti che siano ricaricabili
In questo scenario bisogna tenere conto del cambiamento delle abitudini dei clienti che spesso prediligono prodotti che siano ricaricabili. Refill e circolarità, eco-design di formulazioni e packaging, ingredienti a minore impatto e sourcing rigenerativo, sono le soluzioni da scalare per generare impatto e fidelizzazione", afferma Occhipinti.
Tenuto conto di questi nuovi trend qual è la strategia vincente per le aziende del beauty? In primo luogo bisogna adottare un approccio olistico alla sostenibilità, spiega l'esperto di Quantis. Dalla prima edizione a oggi, le aziende del settore beauty hanno compiuto progressi nella riduzione delle proprie emissioni operative (Scope 1 e 2). Tuttavia, una quota significativa del loro impatto climatico, circa il 95%, risiede nello Scope 3, alimentato da attività a monte come l'approvvigionamento delle materie prime e la produzione di imballaggi. Accelerare il lavoro su queste emissioni indirette sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030", si legge nel report.
I dati primari provenienti dai fornitori sono ormai riconosciuti come essenziali per una misurazione accurata dell'impronta ambientale
Le aziende hanno ora maggiore chiarezza su cosa debba cambiare. I dati primari provenienti dai fornitori sono ormai riconosciuti come essenziali per una misurazione accurata dell'impronta ambientale (footprinting). Fino a ora, le imprese hanno dovuto fare affidamento su dati generici e supposizioni; oggi, per essere più specifici e implementare piani d'azione di decarbonizzazione della supply chain su misura (per esempio, scegliendo fornitori a minor impatto), l'accesso ai dati primari è la chiave. Gli strumenti digitali stanno snellendo la raccolta e l'analisi dei dati, mentre i team di procurement (acquisti) iniziano a considerare le prestazioni ambientali nelle decisioni di fornitura. I fornitori, a loro volta, stanno diventando più informati e reattivi.
Nonostante questi progressi, però, l'implementazione rimane lenta e disomogenea. Solo il 7% dei player del settore con obiettivi "net-zero" soddisfa i criteri chiave, inclusi target intermedi, piani di transizione e rendicontazione dei progressi, rivelando forti rischi di mancata consegna con l'avvicinarsi della scadenza del 2030.
Come potenziare i fattori abilitanti organizzativi
"Potenziare i fattori abilitanti organizzativi" è un'altra delle tappe fondamentali e dei driver di cambiamento per le aziende secondo Occhipinti. Dal 2020, l'industria del beauty ha compiuto progressi costanti nell'integrare la sostenibilità tra diverse funzioni e aree geografiche. Un tempo dominio esclusivo della Responsabilità sociale d'impresa), la sostenibilità sta diventando sempre più parte integrante dell'operatività quotidiana. Oggi, l'impegno trasversale è in crescita, con team come lo sviluppo prodotto, l'ufficio legale, il regolatorio e la finanza che svolgono ruoli più attivi.
Questo cambiamento sta aiutando le aziende a passare dall'ambizione all'attuazione. Tuttavia, i progressi non sono uniformi. Mentre alcune funzioni sono ben integrate, altre, specialmente il marketing, rimangono sottoutilizzate. Dato il suo ruolo nel plasmare il comportamento dei consumatori e la percezione del brand, allineare il marketing alla sostenibilità rappresenta una grande opportunità non ancora sfruttata, per esempio.
Alcune aziende (i cosiddetti early mover) stanno integrando le responsabilità di sostenibilità direttamente nelle unità di business core, come finanza e operazioni, altre stanno creando reti di "sostenibilità champion", coordinati da team centrali per bilanciare l'azione locale con l'allineamento strategico.
"Si comincia a collegare gli obiettivi di sostenibilità ai Kpi dei dipendenti, in particolare per i leader e i decisori senior, per promuovere la responsabilità e il cambiamento culturale a lungo termine", ha detto Occhipinti.
Un altro fattore di cambiamento è rappresentato dal coinvolgimento dei fornitori a monte e gli ecosistemi allargati
La semplice raccolta dati, infatti, non è più sufficiente; "la fase successiva richiede relazioni più strategiche con i fornitori e una collaborazione più ampia tra gli ecosistemi. Molti brand offrono ora formazione su misura e guida contestualizzata. specialmente ai partner più piccoli, per costruire competenze su temi come carbonio, acqua e biodiversità", si legge nel report di Quantis.
Alcune aziende stanno pilotando iniziative di approvvigionamento rigenerativo. Sebbene ancora agli inizi nel beauty, questi programmi (già consolidati nel settore alimentare) hanno un grande potenziale. Per esempio, la partnership a lungo termine di L’Occitaine con le cooperative femminili in Burkina Faso dimostra come l'approvvigionamento possa rafforzare sia la tutela ambientale, sia la resilienza delle comunità locali, spiega il report Make up the future.
L'importanza di partnership con imprese locali e stakeholder regionali su sistemi di trasporto condivisi
In prospettiva, quindi, le aziende devono guardare oltre i fornitori diretti. Partnership con imprese locali e stakeholder regionali su sistemi di trasporto condivisi, tecnologie per il risparmio idrico o infrastrutture circolari possono sbloccare efficienze operative e ridurre i costi nel tempo. In un mercato in cui consumatori e investitori osservano da vicino, tale collaborazione migliora la reputazione e genera un impatto tangibile.
In questo scenario, come accade per l'industria della moda, l'intelligenza artificiale riveste un ruolo di primo piano, "anche per trovare le formulazioni dei prodotti", racconta Occhipinti. L'Ia sta accelerando la scoperta di ingredienti rinnovabili e formulazioni sostenibili. L’Oréal, per esempio, utilizza l’Ia generativa di Ibm per analizzare set di dati sugli ingredienti, identificare alternative bio-based e ottimizzare i loro profili ambientali, riducendo i tempi di sviluppo e ampliando l'accesso a materiali a basso impatto. Altri leader, tra cui Shiseido e Basf, stanno seguendo l'esempio per velocizzare la progettazione di ingredienti e formulazioni di nuova generazione, si legge nel report.
Nel 2020, l'Intelligenza artificiaale era quasi assente nel dibattito sulla sostenibilità. Entro il 2026, è diventata uno strumento indispensabile, capace di guidare sia la precisione scientifica che l'agilità operativa, spiega il report.
L'Ia ridefinisce il modo in cui i brand si connettono con i consumatori
L'Ia sta anche ridefinendo il modo in cui i brand si connettono con i consumatori. Startup come Haut.Ai, per esempio, utilizzano motori di raccomandazione basati sull'Ia per analizzare i dati della pelle e i profili degli ingredienti, abbinando i prodotti alle esigenze individuali. Collaborando con produttori come Beiersdorf e Ulta Beauty, Haut.Ai mostra come l'Ia possa colmare il divario tra scienza e personalizzazione, rendendo efficacia, inclusività e sostenibilità parte della stessa esperienza, spiega Quantis.
Il machine learning, addestrato su ampi set di dati Life cycle assessment, aiuta i brand a passare dalle supposizioni a decisioni basate su prove concrete: riformulando prodotti, dando priorità all'eco-innovazione e affrontando con sicurezza le criticità ambientali (hotspots). L'Ia migliora inoltre la tracciabilità e la trasparenza, affinando l'accuratezza dello "Scope 3" e consentendo la modellazione di scenari per prevedere l'impatto delle scelte di design o di approvvigionamento. In futuro l'Ia continuerà a espandersi lungo tutta la catena del valore: dalla tracciabilità digitale e integrazioni blockchain al monitoraggio della conformità e al tracciamento della sostenibilità in tempo reale.
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