Il Mimit convoca un tavolo sulla transizione 5.0; per Confindustria Moda servono atti concreti e rapidi
Confindustria Moda, sabato notte, attraverso una nota, ha espresso forte preoccupazione per quanto emerso a seguito delle recenti modifiche al Piano Transizione 5.0 contenute nel decreto fiscale, che intervengono penalizzando retroattivamente le imprese che avevano già programmato e realizzato investimenti sulla base di regole definite.
Il ministero delle Imprese e del made in Italy, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il ministero per gli Affari europei Pnrr e politiche di coesione, intanto, ha convocato per mercoledì 1 aprile, alle 11, a Palazzo Piacentini, un tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025, dando seguito a quanto deciso dal Consiglio dei ministri nel corso dell’approvazione del Dl fiscale e conseguentemente preannunciato nel comunicato stampa di Palazzo Chigi di venerdì scorso.
"Le decisioni assunte rischiano di compromettere un principio fondamentale per il sistema produttivo: la certezza del diritto e la stabilità del quadro normativo. Colpire a posteriori investimenti già effettuati significa scaricare sulle imprese il costo dell’incertezza e indebolire la fiducia nel rapporto tra istituzioni e industria", si legge nella nota di Confindustria Moda.
Secondo l'associazione, per l’intero sistema moda, che rappresenta uno dei pilastri del manifatturiero nazionale, con quasi 90 miliardi di fatturato complessivo e un ruolo determinante in termini di export e occupazione, la stabilità degli strumenti di politica industriale è un fattore decisivo.
Il rischio concreto è quello di frenare gli investimenti proprio nelle aree strategiche su cui il settore sta costruendo la propria trasformazione: innovazione tecnologica, sostenibilità, digitalizzazione dei processi e rafforzamento delle filiere. “Non è più tollerabile chiedere alle imprese del sistema moda di investire, innovare e sostenere la transizione e poi cambiare le regole a partita in corso. Quello che sta accadendo sul fronte degli incentivi e delle misure industriali mina alla base la fiducia tra imprese e istituzioni” ha affermato Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda.
“Parliamo di aziende che hanno programmato investimenti sulla base di strumenti pubblici chiari, che hanno allocato risorse, acceso finanziamenti, avviato processi di trasformazione. Oggi queste imprese si trovano improvvisamente esposte a cambiamenti retroattivi che ne compromettono la sostenibilità economica. Questo non è un tema tecnico: è un tema di credibilità del Paese".
“La priorità oggi è una sola: ristabilire condizioni di certezza e rispetto degli impegni. Prima di annunciare nuovi strumenti, bisogna correggere subito le distorsioni create e tutelare le imprese che hanno agito in buona fede", ha aggiunto Sburlati chiedendo al Governo e al Parlamento un intervento immediato e risolutivo. "Non bastano rassicurazioni: servono atti concreti, chiari e rapidi. Le imprese della moda non chiedono privilegi, chiedono regole stabili, affidabilità e una politica industriale coerente con gli obiettivi che lo stesso Paese si è dato".
OPPURE ACCEDI CON