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Il piano europeo per la competitività ignora il settore tessile

Mercoledì 4 marzo, la Commissione europea ha presentato l'Industrial accelerator act (Iaa). Alla presenza dei leader del Comitato delle Regioni (Cdr), il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné ha illustrato un'iniziativa volta a rafforzare in modo fondamentale la competitività dell'Ue rispetto a potenze come la Cina.

Settori strategici

Il disegno di legge mira ad aumentare la quota dell'industria manifatturiera nel prodotto interno lordo (Pil) dell'Ue da circa il 14% al 20% entro il 2035, concentrandosi su industrie pesanti come l'automotive, le batterie, l'edilizia, la chimica, l'acciaio e i trasporti. Per ora, il settore tessile non sembra far parte del piano.

Séjourné ha sottolineato che l'attuazione dell'Iaa dipende da una "strategia competitiva basata sul territorio". Le autorità locali gestiscono una parte significativa degli investimenti pubblici e devono sfruttare i loro punti di forza regionali unici per posizionare l'Europa come un hub innovativo.

Per accelerare questo processo, gli Stati membri saranno obbligati a istituire un sistema di autorizzazioni completamente digitale per standardizzare le procedure. Per gli investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro nei settori strategici, si applicheranno requisiti più severi. Le aziende straniere che detengono una quota di mercato significativa in un settore dovranno collaborare con partner europei per accedere al mercato. Sarà inoltre più difficile ottenere aiuti pubblici locali a causa di nuovi requisiti minimi per i componenti prodotti nell'UE.

Nessuna misura per il tessile

L'esclusione del tessile dal dibattito è sorprendente, poiché rappresenta un pilastro essenziale dell'economia locale in diverse regioni europee: il Portogallo e la Turchia sono esempi di hub tessili con prospettive di crescita.

Secondo un rapporto di Euratex (2024), il settore genera un fatturato annuo di oltre 170 miliardi di euro e 64 miliardi di euro di esportazioni verso Paesi extra-Ue. Con oltre 1,3 milioni di dipendenti (principalmente in Pmi), il tessile è una delle industrie a più alta intensità di manodopera in Europa.

Come nel settore dell'automotive, la Cina tiene in pugno l'intera filiera tessile, dalla produzione di materie prime come la seta e il cashmere, alla manifattura e all'acquisizione di marchi di moda occidentali.

La scelta di trattare il tessile come un settore di secondaria importanza è in linea con la politica dell'ultimo anno. Leggi importanti come la Corporate sustainability reporting directive (Csrd) e la Corporate sustainability due diligence directive (Csddd) sono state indebolite attraverso il cosiddetto "regolamento omnibus", che allenta gli obblighi per le aziende di moda con il pretesto di ridurre la "complessità amministrativa".

L'Iaa deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo. Nel frattempo, il settore tessile sta conducendo un'intensa attività di lobbying per essere riconosciuto come "settore strategico".

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.

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