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Istat: a luglio il valore delle vendite al dettaglio cresce in tutti i canali distributivi

Scritto da Isabella Naef

9 set 2021

Business

Pexels

A luglio 2021 l’Istat stima un calo congiunturale per le vendite al dettaglio (-0,4 per cento in valore e -0,7 per cento in volume). Le vendite dei beni non alimentari diminuiscono (-0,6 per cento in valore e -1,0 per cento in volume), mentre quelle dei beni alimentari sono stazionarie in valore e in lieve calo in volume (-0,3 per cento).

Nel trimestre maggio-luglio 2021, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio aumentano dello 0,5 per cento in valore e dello 0,4 per cento in volume. Sono in crescita le vendite dei beni non alimentari (+0,7 per cento in valore e in volume), mentre restano sostanzialmente invariate quelle dei beni alimentari (+0,1 per cento in valore e -0,1% in volume), ha specificato l’Istat in una nota.

Su base tendenziale, a luglio 2021, le vendite al dettaglio aumentano del 6,7 per cento in valore e dell’8,8 per cento in volume. L’incremento riguarda sia le vendite dei beni alimentari (+4,4 per cento in valore e +4,2 per cento in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+8,5 per cento in valore e +12,3 per cento in volume).

Tra i beni non alimentari, l’Istat ha registrato variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti. Gli aumenti maggiori riguardano abbigliamento e pellicceria (+15,4 per cento) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+12 per cento), mentre gli incrementi più contenuti si hanno per utensileria per la casa e ferramenta (+1,4%) e dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+2,3 per cento).

Rispetto a luglio 2020, il valore delle vendite al dettaglio cresce in tutti i canali distributivi: la grande distribuzione (+5,6 per cento), le imprese operanti su piccole superfici (+8,2 per cento), le vendite al di fuori dei negozi (+2,6 per cento) e il commercio elettronico (+6,4 per cento). “Appare fisiologico il rallentamento registrato a luglio dalle vendite al dettaglio e quindi non desta alcuna preoccupazione sulle reali possibilità di crescita dell’economia italiana anche nella seconda parte dell’anno in corso”, ha spiegato commentando i dati l’Ufficio Studi di Confcommercio in una nota.

L’uscita dalla fase più emergenziale della pandemia è stata caratterizzata, in un primo momento, sottolinea Confcommercio, dal tentativo delle famiglie di recuperare i livelli di domanda dei beni, mentre nei periodi più recenti vi è stato uno spostamento dei consumi verso i servizi, la cui domanda era stata fortemente compressa nei mesi precedenti. D’altra parte, il rallentamento di luglio è stato un fenomeno comune in molti paesi dell’eurozona, con un picco negativo in Germania pari a una riduzione congiunturale in volume del 5,1 per cento contro il modesto -0,7 per cento dell’Italia. “Il principale elemento d’incertezza sul futuro prossimo, a parte l’evoluzione della pandemia, resta l’intensità (e la durata) dell’inflazione”, ha concluso Confcommercio.