La moda femminile segna un +1,3 percento nel FY 2016

"L'export dà buoni risultati mentre soffrono i consumi interni. Nel complesso, però, la moda italiana è in crescita", questo l'andamento del settore come ha anticipato ieri mattina, a Milano, Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, in occasione della conferenza stampa di presentazione di Super, in agenda a Milano dal 23 al 25 settembre.

Numeri alla mano, infatti, la moda italiana, nella accezione comprensiva di vestiario esterno, maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle, risulta caratterizzata da una dinamica di segno positivo, riconducibile in via principale alle performance ottenute oltreconfine. Sulla base dei dati elaborati da Smi, il turnover di settore mette a segno un aumento del +1,3 percento; in un anno il womenswear ha guadagnato, pertanto, oltre 170 milioni di euro, avvicinandosi ai 13 miliardi di euro.

La Francia è primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4 percento

Nell’ambito della filiera tessile-moda nazionale il womenswear continua a rivestire un ruolo di primo piano, assicurando il 24,5 percento del fatturato complessivamente generato lo scorso anno.

Con riferimento al valore della produzione effettuata in Italia il bilancio settoriale mostra un’inversione di tendenza, che porta a contabilizzare un incremento su base annua del +0,9 percento.

Nel 2016 le vendite sui mercati internazionali, grazie a un aumento su base annua del +2,8 percento, si sono approssimate agli 8 miliardi di euro, concorrendo così al 61,3 percento del turnover settoriale. Parallelamente, l’import ha sperimentato una battuta d’arresto, frenando al -0,6 percento e portandosi quindi al di sotto dei 4,3 miliardi di euro.

A fronte del suddetto andamento degli scambi con l’estero in entrata e in uscita dall’Italia, l’avanzo commerciale del settore si porta sui 3,7 miliardi di euro.

Relativamente al mercato italiano, nel 2016, sulla base delle elaborazioni Smi sui dati rilevati da Sita Ricerca, la moda femminile ha accusato un nuovo deterioramento. Nel periodo compreso tra la primavera/estate 2016 e l’autunno/inverno 2016-2017, il sell-out di moda femminile presenta una flessione pari al -3 percento in termini di spesa corrente rispetto alle corrispondenti stagioni del 2015-2016. In detto arco temporale, solo la camiceria ha evidenziato un incremento del sell-out in Italia nella misura del +2,4 percento. Il comparto preponderante, ovvero il vestiario esterno archivia, invece, un -3,2 percento, similmente alla maglieria, che cede il -3,5 percento. Il calo dell’abbigliamento in pelle ha superato il -10 percento.

In ambito Ue, la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,4 percento, ha assistito a una dinamica del +1,1 percento, mentre la Germania, al secondo posto, ha presentato un’evoluzione del +2,3 percento. Anche il Regno Unito ha proseguito nel trend di crescita, archiviando una variazione pari al +7,4 percento. Similmente la Spagna, si è mantenuta positiva e ha fatto registrare un +7,3 percento.

Foto: Raffaello Napoleone, credit FashionUnited
 

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