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La riapertura dei negozi e le perplessità delle associazioni sulla fase 2

Scritto da FashionUnited

23 apr 2020

I prossimi giorni e le decisioni del Governo saranno decisive per il futuro di molti negozi e dell'industria della moda. Come evidenziato quotidianamente da FashionUnited nelle scorse settimane

il rischio è la chiusura definitiva di moltissimi esercizi commerciali che già prima della pandemia soffrivano di un calo dei consumi a livello domestico, e di una corsa delle aziende della moda, sempre che possano ripartire in tempi brevi, a evadere degli ordini già persi a causa del fatto che non tutti i Paesi europei hanno bloccato la produzione e, ovviamente, la concorrenza si è già fatta avanti per soddisfare la domanda.

Confcommercio chiede indicazioni certe e le relative strumentazioni ai medici di base per certificare il rientro al lavoro in sicurezza dei lavoratori

Su tutto poi, pesa il fatto che, come ha ricordato Borghi, presidente di Federmoda, in un'intervista a Radio 24, "i famosi 400 miliardi di euro promessi (dal Governo, ndr) in realtà sono un prestito e quindi un debito, non una risposta. La risposta può essere solo l'erogazione di contributi a fondo perduto e se questo non fosse proprio possibile per lo meno che la restituzione fosse prevista in 10 o 20 anni".

Borghi ha sottolineato anche che, a fronte di 115mila punti vendita in Italia noi purtroppo stimiamo che un 10 per cento sia costretto ad arrendersi a questa crisi".

Il rischio si aggrave se si pensa alla conseguente perdita di occupazione di circa 30mila persone.

Molte preoccupazioni sul fronte economico ma anche operativo arrivano da Confcommercio. "In attesa del passaggio alla cosiddetta fase 2, che porterà alla riapertura graduale di attività a oggi sospese per provvedimenti delle Autorità, Confcommercio chiede di fornire indicazioni certe e le relative strumentazioni ai medici di base per certificare il rientro al lavoro in totale sicurezza dei lavoratori che in questo periodo siano stati assenti per malattia", ha spiegato l'associazione in una nota.

"In assenza di queste certificazioni le imprese, responsabilmente, non riammettono al lavoro i lavoratori, producendo così ulteriori danni sia ai lavoratori presenti in azienda, che sono costretti allo svolgimento di attività extra ordinarie in forma di lavoro straordinario, sia alle imprese che devono aggiungere costi gestionali, sia alle casse pubbliche, dovendo l'Inps continuare a garantire le diarie per malattia", specifica una nota di Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Inoltre, la fase che partirà il 4 maggio detterà agli italiani nuove regole per "convivere" con il Coronavirus.

Intanto, il 27 aprile, dovrebbero essere sbloccati altri codici Ateco, poi toccherà ai negozi, forse l'11 maggio, ma non c'è nulla di ufficiale e poi bar e ristoranti, entro fine maggio, ma anche in questo caso sono solo ipotesi.

Tornando allo sblocco di alcune attività secondo quanto trapelato a oggi, con la riapertura della manifattura, costruzioni e servizi: tornerebbero al lavoro non più di 2,7 milioni di persone.

Per andare al lavoro ci saranno numeri limitati e file distanziate per accedere a metro e bus, saranno incentivati mezzi privati, bici, scooter, trasporti aziendali.

Foto:Pexels