Le azioni di Shein scendono del 10% al debutto a Hong Kong
Il retailer di ecommerce Shein, fondato in Cina, ha fatto il suo debutto in borsa a Hong Kong oggi, martedì, coronando un percorso durato anni per accedere ai mercati dei capitali dopo i tentativi falliti di quotarsi a New York e Londra. I prezzi delle azioni sono crollati di circa il 10% nelle prime ore di contrattazione a Hong Kong, per poi ridurre le perdite e attestarsi a -4% a mezzogiorno, con l'ultimo prezzo registrato a 46,62 dollari di Hong Kong (5,95 dollari). L'offerta pubblica iniziale (Ipo) ha valutato Shein intorno a 26,5 miliardi di dollari, ben al di sotto del picco del 2022 di quasi 100 miliardi di dollari.
Nota a livello globale per vendere top da cinque dollari e abiti da dieci dollari, Shein è stata messa in difficoltà dai cambiamenti in materia di dazi e imposte doganali negli Stati Uniti e in Europa, che minano le fondamenta del suo modello di business. La fine dell'accesso in esenzione doganale per i pacchi di ecommerce a basso costo nell'Unione Europea e negli Stati Uniti ha fatto precipitare la sua valutazione in vista del debutto in borsa di martedì.
Alcuni investitori erano convinti che Sky Xu, fondatore e presidente di Shein, noto per la sua riservatezza, non avrebbe presenziato alla cerimonia di martedì mattina. Diversi investitori hanno riferito che la sua partecipazione è stata una decisione dell'ultimo minuto.
La Francia impone penali sugli articoli fast fashion
Nello stesso giorno in cui Shein ha fatto il suo debutto in borsa, la Francia ha iniziato ad applicare penali sul fast fashion. Le nuove norme mirano a frenare l'impennata delle vendite di capi d'abbigliamento a basso costo commercializzati dai siti di ecommerce, tra cui il retailer online cinese Temu.
Le penali, parte di una legge sul fast fashion approvata a giugno con l'obiettivo di affrontare le preoccupazioni ambientali legate alla sovrapproduzione, vanno da 0,25 euro per un paio di boxer o calzini fino a 12 euro per un cappotto. L'importo è limitato al 50% del prezzo di vendita del prodotto al netto delle imposte.
Né Shein né Temu hanno risposto alla richiesta di commento di Reuters sulle nuove tariffe francesi. Il portavoce di Shein in Francia, Quentin Ruffat, aveva dichiarato in precedenza che le penali sul fast fashion avrebbero penalizzato i consumatori, facendo salire i prezzi.
Il ministero del Commercio cinese ha definito la legge francese discriminatoria e un ostacolo al commercio, affermando che potrebbe violare i principi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc).
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