Le famiglie italiane hanno acquistato calzature per 1,28 miliardi di euro nel trimestre (+1,7% in valore)
Le esportazioni di calzature nel trimestre gennaio-marzo si sono attestate a 3 miliardi di euro, con una flessione del -1,6% in valore e del -3,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.
Sul fronte nazionale, le famiglie italiane hanno acquistato calzature per 1,28 miliardi di euro nel trimestre (prezzi al dettaglio), in
crescita del +1,7% in valore e del +2,1% in quantità rispetto a gennaio-marzo 2025
grazie, in particolare, alle scarpe da donna e alle sneakers. Queste ultime, assieme alle
sportive, pesano per il 41% sulla spesa totale.
Ecco alcuni dei dati resi disponibili, attraverso una nota, da Assocalzaturifici sui primi tre mesi dell'anno.
“Confermo le preoccupazioni espresse dalle imprese nelle previsioni raccolte a fine gennaio scorso. Il fatturato segna un arretramento del 2,7%, mentre l’export evidenzia segnali di debolezza diffusa, con una flessione complessiva, nei primi tre mesi, del -1,6% e contrazioni ancora più marcate nei mercati extra-Ue", ha sottolineato Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici.
Le esportazioni rappresentano circa il 90% del giro d’affari complessivo del settore
In questo scenario, il versante interno ha registrato un recupero lieve dei consumi ma non in grado di compensare la frenata sui mercati internazionali, che restano il principale driver del settore. Le tensioni geopolitiche stanno amplificando le criticità. "Il quadro internazionale conferma l’instabilità delle previsioni e sta generando costi crescenti e rallentando le decisioni di acquisto dei nostri buyer. L’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia sono elementi di preoccupazione".
Sul fronte occupazionale e produttivo diminuiscono imprese e addetti. È fondamentale intervenire per sostenere l’internazionalizzazione, rafforzare la competitività e garantire stabilità a un settore che rimane strategico per il Made in Italy”, ha aggiunto Ceolini, attraverso la nota.
Secondo la nota congiunturale elaborata dal Centro studi di Confindustria Accessori
Moda per Assocalzaturifici, le esportazioni, che rappresentano circa il 90% del giro
d’affari complessivo del settore, mostrano segnali di difficoltà già nei primi mesi
dell’anno: nel trimestre gennaio-marzo si attestano a circa 3 miliardi di euro, in calo del -1,6% in valore e del -3,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tra i partner europei, la Germania accusa una frenata del -10%
Tra i partner europei, la Francia (+6% valore, malgrado un -3,6% nelle quantità) si conferma prima destinazione del made in Italy calzaturiero, mentre la Germania accusa una frenata che si attesta al -10%.
Pesano le tensioni internazionali: l’export verso il Medio Oriente segna un -33% (con un -62% a marzo, dopo l’inizio del conflitto), quello verso i paesi dell’ex blocco sovietico un -21%, mentre gli Stati Uniti, alle prese sin dalla primavera 2025 con la questione dei dazi doganali aggiuntivi sulle merci in ingresso, registrano un -7,4% in valore. Il saldo commerciale settoriale si rafforza comunque a 1,3 miliardi di euro, in crescita del +10,9% sul 2025, grazie al netto rallentamento delle importazioni, scese del -9,5% in valore.
Permangono difficoltà sul fronte della struttura produttiva e dell’occupazione. Nei primi tre mesi del 2026 si registrano -85 imprese attive e -808 addetti tra i produttori di calzature rispetto alla fine del 2025. Il ricorso agli ammortizzatori sociali resta significativo: nella filiera pelle le ore di cassa integrazione, pur in calo del -40% rispetto ai picchi del 2025, si attestano a 6,2 milioni, un livello ancora oltre tre volte superiore a quello pre-pandemia.
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