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Le startup della moda: Bookalook gestisce i campioni

Prosegue questo giovedì la quarta puntata della nuova serie di interviste dedicate agli startupper, ossia agli imprenditori che hanno deciso di trasformare un’idea brillante, molto spesso legata alle tecnologie e al digitale, in una opportunità di business. Questa serie sarà pubblicata a giovedì alterni su FashionUnited. Questa settimana abbiamo intervistato Carolina Molossi, 25enne fondatrice, assieme alla ventisettenne spagnola Melissa Fernandez, di Bookalook, stratup fondata nel 2013 a Londra, che ha sviluppato in software proprietario per mettere in contatto i brand, i desinger indipendenti e le agenzia di pubbliche relazioni con i professionisti che si occupano di realizzare servizi fotografici per le riviste di moda.

Di cosa vi occupate esattamente?

Bookalook è un software business to business per il settore della moda che consente di gestire l’inventario dei capi, ossia l’uscita e l’entrata degli stessi dallo showroom, che è l’incubo principale delle agenzie pubbliche relazioni, oltre a consentire ai fashion editor e ai blogger di cercare i capi. I campioni sono importanti per la promozione dei marchi sulla stampa e permettono agli stylist di realizzare servizi fotografici dando copertura mediatica al brand stesso. Collegarne domanda e offerta, però, è un processo complesso. Il settore della moda ha bisogno di uno strumento di ricerca efficiente che sia in grado di connettere 250.000 brand e agenzie di comunicazione con stylist, giornalisti e influencer. Oggi, a causa di mancanza di visibilità, il 90 percento dei brand non ha possibilità di essere notato da stylist e media.

Come e quando nasce questa idea?

La piattaforma è stata progettata a partire dalle mie esperienze e da quelle della mia socia in ambito styling e grazie alla consulenza di grandi brand e agenzie di comunicazione. Io sono laureata in filosofia e ho fatto un master alla Central Saint Martin di Londra, città dove ho svolto uno stage come assistente stylist. La mia socia Melissa (Fernandez, ndr), invece, ha alle spalle un percorso formativo di taglio economico e un’esperienza di stage presso una stylist parigina. L’idea è venuta a lei che, inizialmente, ha investito per realizzare una piattaforma affidandosi a un ingegnere. Questa strada, però, non ha funzionato come avrebbe voluto e, successivamente, la piattaforma si è sviluppata grazie a un investimento di 200mila euro ottenuto dalla società spagnola Emergya ventures.

State cercando altri finanziatori per lo sviluppo della startup?

Sì, abbiamo aperto un altro round, cerchiamo altri capitali, sia da business angel, sia da investitori. L’obiettivo è di realizzare delle implementazioni sulla piattaforma e di penetrare il mercato. L’Europa, con Londra, Parigi e Milano sono le piazze principali, e poi desideriamo estendere la nostra presenza a tutto il mondo. A questo scopo, oltre a sfruttare Instagram, che è il nostro social di punta, intendiamo realizzare un ambassador program coinvolgendo le persone nella loro regione.

Le startup della moda: Bookalook gestisce i campioni

In che fase siete del progetto?

La piattaforma beta è stata testata da uno showroom di Londra che gestisce una sessantina di designer. A dicembre abbiamo aperto la piattaforma alle stylist e abbiamo preparato i pacchetti di offerta per i marchi. Il nostro modello è gratuito per le stylist e per i media professional ma è member only, ossia per accedere bisogna iscriversi. I pacchetti per i marchi e per gli showroom partono da 59 euro al mese fino a 250 euro, in base al numero di capi da gestire, al numero di brand e di showroom.

Che tipo di vantaggi si ottengono utilizzando Bookalook?

Bookalook crea una linea di comunicazione diretta e organizzata fra domanda e offerta nella gestione dei campioni, tracciando ogni aspetto del ciclo di vita del campione in una dashboard intuitiva e facile da utilizzare che permette a brand e professionisti di comunicare in maniera fluida. Bookalook è il modo migliore per definire un flusso di lavoro coerente e aumentare la produttività interna. Inoltre il nostro software rappresenta uno strumento efficace per la scoperta e la ricerca di nuovi designer emergenti, grazie a una ricerca interna dedicata che annovera creativi di tutto il mondo. Gli stylist possono organizzare i propri lavori, richiedere e restituire capi con un paio di click.

Come mai avete deciso di aprire l’azienda a Londra?

Abbiamo scelto Londra perché lì per aprire una società ci vogliono dieci minuti e la tassazione è più favorevole rispetto all’Italia.

Quali difficoltà avete incontrato fino a oggi e che consigli darebbe a chi vorrebbe lanciare una startup?

La difficoltà iniziale ha avuto a che vedere con la tecnologia. Non avendo un cofondatore o una cofondatrice con un profilo tecnologico, all’inizio abbiamo un po’ penato ma adesso abbiamo trovato una nostra metodologia. Se devo dare un consiglio a qualcuno che vuole creare un’azienda, suggerisco di pianificare, pianificare e pianificare e non lanciarsi troppo nelle cose ma verificare gli accadimenti passo dopo passo. Un’altra buona norma è di dividersi i compiti. Io e Melissa, per esempio, siamo opposte ma molto compatibili ecco perché siamo riuscite a ottimizzare le cose da fare.

La quinta puntata della serie startup della moda sarà pubblicata giovedì 30 marzo.

Foto: Maria Vittoria Ronchi