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Le startup della moda: DressYouCan

Scritto da Isabella Naef

13 apr 2017

Business |INTERVISTA

Prosegue questo giovedì la sesta puntata della serie di interviste dedicate agli startupper, ossia agli imprenditori che hanno deciso di trasformare un’idea brillante, molto spesso legata alle tecnologie e al digitale, in una opportunità di business. Questa serie è pubblicata a giovedì alterni su FashionUnited. Questa settimana abbiamo intervistato Caterina Maestro, 35enna milanese, fondatrice e ceo di Dress you can. “Nell’armadio di ogni donna ci sono più capi di quelli che indossa ma molti meno di quelli che sognerebbe di indossare”, questo il dato di fatto, come sa bene ogni fanciulla, che ha portato alla nascita di questa startup che propone un servizio di noleggio di abiti e accessori femminili.

Di cosa vi occupate esattamente?

DressYouCan applica al mercato fashion il concetto di sharing economy, aggiungendoci il supporto di un customer care professionale: per ogni donna è possibile accedere ogni giorno a un armadio infinito senza preoccupazioni di sorta. Il nostro, però non è un servizio per fashion victim, ossia per persone interessate esclusivamente alla griffe. L’idea è di valorizzare al massimo le donne che si rivolgono a noi, fornendo anche un servizio di consulenza.

Come le è venuta questa idea?

Durante una vacanza a Marrakech ho visto un abito stupendo ma anche molto caro e ho deciso di prenderlo nonostante il prezzo per poi condividerlo con le amiche che avevano più o meno la mia stessa taglia. Successivamente ho pensato che la sharing economy era ed è ancora poco diffusa sul fronte dell’abbigliamento e, quindi, supportata anche dalla mia famiglia che ha una forte esperienza in campo imprenditoriale, ho deciso di buttarmi in questa impresa. Era la fine del 2014 e il primo anno e mezzo di lavoro è stato dedicato a capire e studiare il mercato e a mettere a punto la strategia.

Come funziona DressYouCan?

Oggi la cliente può contattarci per email attraverso il sito, può venire nello show room di corso di Porta Ticinese oppure può telefonarci, mentre da giugno sarà possibile vedere i capi, selezionarli e affittarli attraverso il sito internet, www.dressyoucan.com. Siamo in grado di offrire abiti da cerimonia, per occasioni importanti ma anche per la vita di tutti i giorni: il nostro magazzino ha abiti nuovi, acquistati da noi, sia presso le griffe, sia presso brand che risultano interessanti e che non sono ancora molto conosciuti al grande pubblico. Poi ci sono i capi che vengono affittati da privati. Oggi abbiamo oltre 800 capi, un centinaio di accessori e 150 paia di scarpe.

Qual è la vita media di un capo e quanto costa affittarne uno?>

Diciamo che il numero di usi massimo è di tre-quattro per un capo usato e fino a 6 per un capo nuovo. Ci occupiamo anche delle modifiche, che sono tutte temporanee. Ossia facciamo gli orli di modo che la persona riceva a casa, tramite Dhl, oppure venga a prendere in showroom, l’abito già adattato. Ci occupiamo della lavanderia una volta che il capo viene riconsegnato. Si possono scegliere fino a tre vestiti da provare a casa per 24 ore e se la cliente non ne sceglie nemmeno uno paga solo la spedizione. Gli abiti in prova hanno un cartellino mentre le scarpe hanno una pellicola sotto le suole. Il noleggio per quattro giorni va dai 59 e i 159 euro, circa l'8-15 percento del prezzo retail del capo.

Come vi regolate con gli eventuali danni?

Se c’è un danno si paga una penale fissa che abbiamo quantificato in tre volte il prezzo di noleggio. Al momento del noleggio tratteniamo una cifra di 5 euro che va a coprire eventuali piccoli danni come la scucitura, la zip che si incastra oppure la perdita di qualche paillettes.

Quando ha fondato qiuesta azienda aveva già un’esperienza nel settore dell’abbigliamento?

Allora facevo la blogger e ho lavorato nel settore dell’ecommerce per 8 anni occupandomi di social media marketing, sono laureata in lettere. Ho chiesto una mano in famiglia, visto che avevo un padre imprenditore e devo dire che è stato un plus fondamentale. Oggi io sono la socia di maggioranza, ma hanno delle quote anche mia madre, mia cugina e mio fratello.

Quanto avete investito e quante persone lavorano nell'impresa?

Dal 2014 a oggi siamo su una somma di circa 200mila euro, interamente autofinanziati, mentre il capitale sociale ammonta a 11mila euro. Al momento siamo in quattro: oltre a me ci sono Carola, Sabrina ed Elena.

Qual è il fatturato 2016 e quali sono le previsioni per l’anno in corso?

Il giro d’affari dello scorso anno si aggira intorno ai 40mila euro, una cifra a cui siamo arrivati solo grazie al passaparola, cosa che mi rende molto soddisfatta. Lo scontrino medio è intorno ai 108 euro. Nel 2017 abbiamo una previsione di 220mila euro di fatturato e nel 2020 dovremmo raggiungere i 600mila euro.

Qual è la strategia a medio e lungo periodo?

In primo luogo desideriamo offrire la possibilità alla cliente di riscattare l’abito e amplieremo l’offerta proponendo almeno due taglie per ciascun abito. Estenderemo anche il range di taglie dalla 46 in su. La taglia più piccola è la 38. Da settembre offriremo l’opportunità a tutti di aprire un blog sul nostro sito, che è in fase di ottimizzazione e sarà online nella nuova versione a giugno. Chi otterrà più commenti avrà la possibilità di diventare stylist per un giorno. Entro il 2018 apriremo un altro show room a Roma. Per quanto riguarda i brand, saremo in grado di offrire report dettagliati con i feedback della clientela, una cosa molto utile soprattutto per i marchi emergenti. Da qualche mese abbiamo iniziato a collaborare con Fashion technology accelerator Milan, che ci aiuterà a sviluppare tutta la parte marketing e a portare il business online.

Quali sono state le difficoltà incontrate fino a oggi e cosa suggerirebbe a uno startupper in “erba”?

La ristrutturazione dello showroom è stata molto complessa, sia sul fronte della burocrazia, sia dal punto di vista della normativa che impone una lunga serie di requisiti ai nuovi negozi. Anche cercare di risparmiare scegliendo interlocutori diversi non ci ha dato una brand identity ed è un errore che non voglio ripetere. Direi che per lanciare un’impresa è importante scegliere bene le persone, di qualsiasi aiuto si tratti. Fondamentale, poi, non demordere, non lasciarsi abbattere e saper riconoscere anche dove si è fallito.

La settima e ultima puntata della serie startup della moda sarà pubblicata giovedì 27 aprile

Fotos: DressYouCan