L'Italia snodo chiave per i capitali internazionali: intercetta il 17% degli investimenti in fashion & luxury
Le imprese italiane accelerano sulla riorganizzazione industriale e finanziaria per fronteggiare una fase di incertezza ormai strutturale, identificando nelle operazioni straordinarie una leva prioritaria di sviluppo. Secondo l'ultimo Ey-Parthenon Bulletin, oltre il 50% dei ceo italiani prevede di condurre operazioni di fusioni e acquisizioni nei prossimi dodici mesi. Il dato si inserisce in un quadro di mercato che, nei primi nove mesi del 2026, ha registrato in Italia 1.105 deal annunciati (+15% su base annua), sebbene con un controvalore sceso a 35,6 miliardi di euro rispetto ai 57 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Le principali complessità operative attese derivano da volatilità macroeconomica (indicata dal 42% dei manager)
"In un contesto in cui l’incertezza è diventata una condizione strutturale, per le imprese prevedere correttamente il futuro conta meno che sviluppare la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti", ha commentato Marco Daviddi, managing partner di Ey-Parthenon in Italia.
"Le aziende stanno passando da una gestione episodica del rischio a un modello strutturato di adattamento, fondato su solidità operativa, innovazione e cicli decisionali più brevi. I dati mostrano come questo cambiamento sia già in atto: l’82% dei ceo italiani ritiene conclusa l’era delle supply chain globali costruite con l’obiettivo di ottimizzare i costi, a favore di configurazioni più robuste e flessibili, mentre per il 72% la velocità del cambiamento rende ormai sostanzialmente obsoleto il tradizionale approccio alla pianificazione triennale di investimenti e obiettivi. La priorità diventa quindi costruire organizzazioni capaci di reagire, riallocare risorse e prendere decisioni con maggiore rapidità, trasformando la volatilità in opportunità competitiva".
L'Intelligenza artificiale rappresenta un fattore chiave di produttività per il 60% dei manager
La ricerca condotta su 50 vertici aziendali evidenzia che le principali complessità operative attese derivano da volatilità macroeconomica (indicata dal 42% dei manager), incertezza normativa (40%), criticità lungo la catena di fornitura (38%) e tensioni geopolitiche (36%), cui si aggiunge il rialzo dei costi energetici. A guidare i volumi transattivi è la tendenza al consolidamento settoriale e di filiera, che muove circa il 79% delle operazioni complessive. I fondi di private equity e infrastrutturali mantengono una posizione rilevante: nei primi nove mesi dell'anno hanno annunciato circa 525 deal su target italiane (contro i 422 del 2025) per un valore di 13,5 miliardi di euro, rappresentando il 48% degli acquirenti totali. Nel 56% dei casi, i fondi sono intervenuti tramite società già presenti in portafoglio secondo logiche di aggregazione e integrazione operativa (buy & integrate).
Sul fronte tecnologico, Daviddi segnala come l'Intelligenza artificiale rappresenti un fattore chiave di produttività per il 60% dei manager italiani, pur a fronte di limiti strutturali nei sistemi di misurazione del ritorno sull'investimento: "con modelli di AI sempre più diffusi, l'accesso alla tecnologia non basta a garantire un vantaggio competitivo durevole: a fare la differenza sono dati proprietari, competenze distintive, conoscenza settoriale e capacità di trasformare le informazioni in decisioni migliori".
A livello globale, il comparto fashion and luxury è previsto stazionario nel 2026
Nel comparto moda e lusso la stabilità macroeconomica guida una selezione più rigorosa dei target d'investimento. A livello globale, il comparto fashion and luxury (valutato 1.443 miliardi di euro nel 2025) è previsto stazionario nel 2026, con una ripresa moderata per i beni personali di lusso dopo la contrazione a 358 miliardi registrata nel 2025. Al contrario, il segmento beauty prosegue con una progressione media annua stimata al 6%, con l'obiettivo di raggiungere 767 miliardi di euro entro il 2030.
"Il fashion and luxury sta attraversando una ridefinizione delle condizioni di crescita, mentre il beauty allarga il proprio perimetro dal prodotto al benessere", sottolinea Stefano Vittucci, consumer products & health sector leader di Ey Italia. "La domanda sta cambiando: il desiderio verso il lusso resta elevato, ma se i clienti 'prestige' sono più selettivi e cercano relazioni di valore, i clienti aspirazionali mantengono un ruolo strategico nel garantire resilienza dei volumi, desiderabilità del brand e sviluppo futuro del bacino di clientela. Ciò richiede percorsi di engagement ed esperienze dedicate per trasformare l’occasionalità d’acquisto in relazione continuativa, dove l’innovazione tecnologica e l’Ia possono favorire lo sviluppo".
L'Italia si conferma uno snodo chiave per i capitali internazionali
L'Italia si conferma uno snodo chiave per i capitali internazionali, intercettando il 17% degli investimenti in fashion & luxury e l'11% di quelli in beauty realizzati dagli operatori finanziari esteri monitorati, attratti dall'ecosistema manifatturiero e dal valore industriale delle piccole e medie imprese (Pmi). Mentre i fondi domestici presidiano il segmento mid-market e le filiere produttive per favorire ricambi generazionali, i fondi transfrontalieri puntano su marchi dimensionalmente strutturati e pronti per l'espansione globale.
Parallelamente, le abitudini di consumo segnalano una marcata polarizzazione. L'indagine condotta su 1.631 consumatori aspirazionali rileva che il 75% della clientela privilegia brand capaci di offrire servizi dedicati e di livello elevato, ma il 30% dichiara di non averne ricevuti negli ultimi dodici mesi. Si consolidano inoltre nuovi canali di monetizzazione: il 62% del campione valuterebbe l'acquisto di prodotti di seconda mano certificati direttamente dalla casa madre, mentre il 63% considera l'accesso a formule di sottoscrizione.
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