'Loi Violland', la legge francese anti-fast fashion: Bruxelles tira di nuovo il freno
L'ambiziosa legge francese 'anti-fast fashion' (Loi Violland) è in un limbo. Sebbene il Senato francese abbia approvato la legge nel 2025, la Commissione europea, che aveva già espresso le sue obiezioni lo scorso settembre, ha posto nuovamente il veto in aprile. Bruxelles sostiene che la legge violi i principi del libero mercato europeo e sia discriminatoria, come si legge nel fascicolo pubblico 2025/0336 sul sito della Commissione europea. La Francia deve sospendere l'adozione della legge almeno fino alla fine del 2026.
Direttiva sull'ecommerce e Dsa
Il principale ostacolo per la Commissione è il conflitto con la direttiva sull'ecommerce e il Digital Services Act (Dsa). La direttiva sull'ecommerce (2000/31/Ce) si basa sul principio del paese di origine. Ciò significa che i fornitori di servizi, inclusi i negozi online, sono soggetti solo alle normative dello Stato membro in cui hanno sede, e non a quelle del Paese in cui risiede il consumatore. Tentando di vietare la pubblicità di aziende come Shein (la cui sede principale è in Irlanda), la Francia sta imponendo le proprie norme nazionali a un'azienda che ufficialmente ricade sotto la legislazione irlandese.
Il Dsa è un insieme di norme europee volte a contrastare i contenuti illegali online in modo uniforme in tutta l'Ue, per proteggere i consumatori. La Francia propone un approccio specifico, che obbligherebbe i negozi online a fornire, accanto al prezzo, informazioni aggiuntive sulla natura fast fashion (un avvertimento) e sull'origine dei prodotti. La Commissione sostiene che il Dsa sia stato creato proprio per alleggerire l'onere amministrativo e teme che altri Stati membri possano introdurre normative simili.
Infine, la Commissione europea ha sollevato obiezioni riguardo al malus previsto per marchi come Shein, che aumenterebbe da 5 a 10 euro per capo di abbigliamento entro il 2030. L'opposizione si concentra in particolare sulla tassa sui piccoli pacchi ('les petits colis'), aggiunta come elemento supplementare alla legge. Bruxelles teme che questa imposta francese possa interferire con le riforme doganali a livello europeo previste per il 2028.
Il futuro della 'Loi Violland'
Per salvare la legge, l'organizzazione ambientalista Refashion ha ricevuto l'incarico di formulare criteri oggettivi per l'ultra-fast fashion, basati sui volumi di produzione e sulla sostenibilità. L'esito di questa ricerca, non ancora pubblicato, è cruciale per la Commissione in vista di eventuali passi futuri.
Il futuro della 'Loi Violland' è ora nelle mani di una commissione di mediazione (Cmp), che dovrà conciliare le ambizioni francesi con le richieste di Bruxelles. È probabile che elementi come il divieto di pubblicità e la tassa sui piccoli pacchi debbano essere eliminati per ottenere l'approvazione europea. Il settore della moda rimane per ora nell'incertezza, mentre la 'telenovela' politica, come viene ormai definita la battaglia su LinkedIn, tra Parigi e Bruxelles continua.
“Questa legge necessita dell'approvazione di Bruxelles”, afferma su LinkedIn Baptiste Carriere-Pradal, esperto di 2B Policy. Egli vede per la Francia la possibilità di modificare la proposta di legge originale secondo i desideri della Commissione europea. Per esempio, il sistema di penalizzazione per i produttori 'cattivi' e di ricompensa per quelli 'buoni' potrebbe essere eliminato. “Per ora, tuttavia, la Francia e la Commissione europea non sono sulla stessa lunghezza d'onda”.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente sulle altre edizioni di FashionUnited e tradotto in italiano usando un tool di intelligenza artificiale.
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