Menswear: 2021 a +15,2 per cento

Per la moda maschile italiana il 2021 si archivia con una crescita del +15,2 per cento, insufficiente tuttavia a ripianare le perdite del 2020. Questi i dati diffusi in apertura di Pitti Uomo, kermesse in scena alla Fortezza da Basso di Firenze, da oggi, 14 giugno, fino a venerdì, 17 giugno.

Guardando in numeri analizzati dal Centro studi di Confindustria moda per Sistema moda Italia, lasciatosi alle spalle un 2020 archiviatosi con un calo del -19,5 per cento, nel 2021 il menswear ha sperimentato, come del resto la filiera tessile-abbigliamento nel suo complesso, un pronto recupero. Il bilancio 2021 della moda maschile italiana (aggregato che, si ricorda, comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) risulta, quindi, positivo con riferimento a tutte le variabili in esso monitorate. Più in dettaglio, il fatturato settoriale è cresciuto su base annua del +15,2 per cento, tornando così a superare i 9,4 miliardi di euro. A consuntivo, dunque, il risultato supera le stime rilasciate in occasione della scorsa edizione di Pitti Uomo (gennaio 2022), allorquando si era stimata in via prudenziale una dinamica nell’ordine del +11,9 per cento. La performance, tuttavia, non è stata sufficiente a colmare le perdite rispetto ai livelli del 2019: degli oltre 1,9 miliardi persi nel corso del 2020, resta ancora un gap di quasi 740 milioni (-7,3 per cento). In altre parole, il turnover 2021 risulta inferiore del -7,3 per cento rispetto a quello pre-pandemico. Del resto, non tutte le merceologie di cui si compone la moda maschile hanno sperimentato lo stesso slancio.


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