Nel primo semestre del 2026 tornano a crescere i ricavi (+0,6%) del lusso

Buone notizie per il lusso. Il primo semestre 2026, infatti, rappresenta un punto di svolta per il settore del lusso: dopo il calo del -12,4% registrato nello stesso periodo del 2025, i ricavi sono tornati a crescere del +0,6% con una performance coerente sia nei personal luxury goods (+0,9%), sia negli altri comparti tra cui furniture e houseware, luxury hotel, private jet, ristoranti, auto di lusso e yacht (+0,4%), segnando la fine della contrazione e l'inizio di una fase di stabilizzazione.

Queste alcune delle principali evidenze emerse dal report “Global fashion & luxury private equity and investors survey 2026” di Deloitte, lo studio condotto a livello globale su un panel circa 50 rappresentanti di fondi di private equity e 119 aziende che rappresentano circa 941 miliardi di dollari di fatturato nel 2025 nei comparti abbigliamento e accessori, orologi e gioielli, cosmetici e fragranze, auto di lusso, hotel di lusso, jet privati, crociere, yacht e ristoranti e arredamento e articoli per la casa.

Il 75% dei fondi di private equity è intenzionato a investire nel comparto nel 2026

Dall'indagine emerge anche che il mercato sta diventando sempre più polarizzato: i settori esperienziali (come hospitality, yacht, private jet) stanno trovando nuova linfa mentre i personal luxury goods stanno affrontando una sfida più profonda, legata al riposizionamento della domanda e alla pressione sui prezzi.

“Il settore del fashion e luxury si dimostra un mercato di grande interesse per gli investitori, con il 75% dei fondi di private equity intenzionato a investire nel comparto nel 2026, a conferma del rinnovato interesse e della fiducia degli investitori. Il comparto cosmetic e fragrances si afferma il più attrattivo per gli investitori, mentre cresce l’attenzione verso la ristorazione", ha sottolineato, attraverso una nota, Elio Milantoni, senior partner mergers and acquisitions di Deloitte Advisory. "Le operazioni di maggioranza restano la modalità di investimento preferita (73%), pur a fronte di una crescente apertura alle partecipazioni di minoranza (+9 punti percentuali rispetto al 2025)", ha aggiunto Milantoni.

Nel 2025, il settore fashion e luxury ha registrato 345 operazioni mergers and acquisitions in aumento del 3,6% rispetto alle 333 del 2024. La crescita è stata trainata in particolare dai personal luxury goods, che hanno raggiunto 145 deal (+8,2%), pari al 42% del totale. Il valore medio delle transazioni si è attestato a 297 milioni di dollari, mentre quello dei personal luxury goods è sceso a 339 milioni (- 16,5% rispetto 2024).

Dal punto di vista degli investitori, gli strategic investor hanno rappresentato il 59% dei bidder, concentrandosi soprattutto su hotel di lusso, abbigliamento e accessori e orologi e gioielli, mentre i financial investor hanno costituito il restante 41%.

Nel complesso, il mercato evidenzia un progressivo spostamento verso target di medie dimensioni, con ricavi compresi tra 50 e 250 milioni di dollari, che hanno rappresentato il 42% delle operazioni nel 2025.

Il mercato del second-hand non è più una nicchia ma un vettore di crescita strategico

“La crescente polarizzazione del mercato sta orientando in modo significativo le strategie di merger and acquisition nel settore del lusso”, ha osservato Federico Bazzani, partner di Deloitte Advisory. “Nel personal luxury goods solo il 49% delle aziende registra una crescita, mentre nei segmenti esperienziali questa quota sale al 71%, confermando il progressivo spostamento della domanda dal prodotto all’esperienza. Un ulteriore aspetto strategico è il mix geografico: mentre Europa e Nord America rimangono le destinazioni preferite (rispettivamente 59% e 21%), gli investitori stanno diversificando verso mercati con maggiore potenziale di crescita domestica".

"Secondo, il mercato del second-hand non è più una nicchia ma un vettore di crescita strategico – il 50% dei consumatori lo controlla prima di acquistare nuovo, e il mercato dovrebbe crescere 2-3 volte più velocemente del first-hand. Infine, gli investitori stanno favorendo un approccio equilibrato tra brand del lusso puri e settori complementari (52%), riconoscendo che il valore futuro risiede nella capacità di offrire ecosistemi integrati piuttosto che singoli prodotti”, ha sottolineato Bazzani.

In contrazione la base attiva di consumatori luxury

Uno dei dati più significativi emersi dal report è la contrazione della base attiva di consumatori luxury, che si è ridotta a 330 milioni nel 2025, in calo di 20 milioni anno su anno e del 15% rispetto al 2022. Questo è un segnale di preoccupazione, spiegano gli esperti di Deloitte, ma con una nota positiva: oltre il 70% dei consumatori che hanno abbandonato il mercato intende tornare. Si tratta quindi di una contrazione principalmente ciclica piuttosto che strutturale, legata alle condizioni economiche e alla fiducia dei consumatori e non a un cambiamento permanente nei gusti o nelle preferenze.

Nel complesso le vendite cross-border, che rappresentavano circa il 50% del totale, dovrebbero scendere a meno del 30% nei prossimi anni. Questo significa che la domanda guidata dalla ricchezza domestica sta sostituendo i flussi turistici come motore di crescita mentre geograficamente le Americhe stanno registrando un'impennata, con i brand nativi americani in crescita del 10-15% nel primo trimestre 2026.

Un trend in netta crescita riguarda il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale nel customer journey del lusso. Circa il 50% dei consumatori luxury utilizza già l'Ia nel loro percorso di acquisto, con 1 su 4 che la utilizza per la scoperta di prodotti e 2 su 3 per il confronto tra prodotti.


OPPURE ACCEDI CON
Deloitte
Lusso