Original Marines chiuderà 43 punti vendita
Le chiusure riguardano negozi in Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia
L’azienda ha dichiarato la disponibilità ad affrontare le problematiche con un approccio in discontinuità rispetto al passato, confermando un incontro con le organizzazioni sindacali nelle prossime settimane. Il tavolo al ministero delle Imprese e del made in Italy è aggiornato al 22 aprile.
Nel dettaglio, scrive in una nota Fisascat Cisl, la direzione societaria ha riferito che dei 92 punti vendita inizialmente posti sotto osservazione, 20 negozi sono stati recuperati grazie a una performance positiva, 29 resteranno monitorati fino ad aprile 2026, mentre 43 negozi, tra quelli rimasti in sofferenza, chiuderanno i battenti entro la fine di marzo. Le chiusure riguarderanno negozi situati in Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia, con un impatto occupazionale diffuso su più aree del Paese.
Original Marines precisa che non stati effettuati licenziamenti collettivi e l’azienda non ha avviato né richiesto alcuna procedura di crisi strutturale
“Original Marines precisa che le chiusure e le aperture dei punti vendita fanno parte di un processo organizzativo programmato nell’ambito retail, finalizzato all’ottimizzazione della rete vendita sulla base di valutazioni strategiche. Infatti non sono stati effettuati licenziamenti collettivi e l’azienda non ha avviato né richiesto alcuna procedura di crisi strutturale. A oggi, circa l’85% delle persone coinvolte nelle chiusure ha accettato il trasferimento. Per la restante parte, Original Marines sta valutando soluzioni e percorsi di supporto per favorirne la ricollocazione", ha sottolineato, in una nota inviata a FashionUnited, Pier Carlo Barberis, chief people officer di Original Marines.
L’azienda, proseguono nella nota le rappresentanze dei lavoratori dell'azienda che ha sede a Nola, in provincia di Napoli, ha fornito anche i dati complessivi dell’organico, pari a 1780 dipendenti distribuiti su 507 negozi, inclusa la rete in franchising.
Original Marines, nell'incontro al Mimit, ha illustrato anche il nuovo piano industriale, che punta sul rilancio delle collezioni: la linea autunnale starebbe già dando riscontri positivi, mentre sono attese valutazioni anche sulla collezione estiva. "Il 2025 si chiuderà con un bilancio negativo, mentre gli obiettivi indicati prevedono il pareggio nel 2026, il ritorno all’utile nel 2027 e buone marginalità a partire dal 2028", si legge nella nota delle rappresentanze sindacali.
Sul versante finanziario, l’azienda ha spiegato alle rappresentanze sindacali che gli istituti di credito hanno mantenuto fino a giugno le fideiussioni in essere, in attesa degli sviluppi legati alle vicende giudiziarie della proprietà, comprese quelle relative al congelamento di risorse.
A giugno 2025, infatti, in seguito a una indagine su Original Marines per falso in bilancio e frode, su richiesta della Procura, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di beni corrispondente al presunto profitto illecito. Su questo punto, inoltre, lo scorso 12 novembre, durante un altro incontro al Mimit, il management dell'azienda aveva reso noto di aver ricevuto la notifica di chiusura delle indagini a fine settembre 2025 e che il Tribunale di Napoli aveva annullato l’ordinanza interdittiva verso le persone fisiche. Il management aveva sottolineato che sul piano finanziario, "degli 11,5 milioni di euro sequestrati, 5,6 sono stati dissequestrati e utilizzati per coprire i vecchi finanziamenti Sace, mentre restano 5,9 milioni di euro bloccati al Fondo Unico di Giustizia per presunte irregolarità Iva".
La Fisascat, presente al tavolo di ieri, 10 febbraio, con Laura Capitale insieme ad Alessandro Vella della Cisl, "ha denunciato l’assenza di relazioni sindacali e una gestione delle criticità condotta in modo unilaterale, senza il coinvolgimento diretto delle rappresentanze dei lavoratori. Di concerto con le altre organizzazioni sindacali la federazione cislina ha chiesto l’avvio di una trattativa volta ad affrontare le difficoltà dei punti vendita in sofferenza, anche attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali di tipo conservativo, a tutela dell’occupazione".
Lo scorso 12 novembre, durante l' incontro al Mimit, infine, il management dell'azienda aveva dichiarato che, "nonostante le difficoltà di mercato, stipendi e impegni sono stati rispettati, ma che è stato avviato un piano di ristrutturazione che riguarda 92 punti vendita e 359 risorse coinvolte. L’obiettivo è "di salvare il maggior numero possibile di sedi, ma se non sarà possibile, si dovrà procedere alla chiusura degli stessi con un tempo di osservazione e intervento previsto per il 2026. Nella stessa sede l'azienda ha reso noto che, parallelamente, "è stata avviata un’interlocuzione con Invitalia per la dotazione di strumenti straordinari".
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