Pelletteria in flessione nei primi nove mesi del 2025
In attesa che la 129esima edizione di Micam apra i battenti, domenica 22 febbraio (la kermesse sarà in scena fino al 24 febbraio), è stata diffusa la nota economica con i dati relativi all'andamento del settore della pelletteria italiana nei primi 9 mesi del 2025 elaborati dal Centro studi di Confindustria Accessori Moda.
Per il comparto il segno è negativo anche nel terzo trimestre (-2,2% il fatturato tra gli associati raggiunti dalla rilevazione condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri), pur con un alleggerimento della flessione rispetto alla parte iniziale dell’anno. Il cumulato dei primi 9 mesi segna un -5,3% nel fatturato, che le primissime previsioni di chiusura annua collocano, con riferimento all’intero settore, attorno agli 11,4 miliardi di euro, con un -4,5% sul 2024 (quasi 540 milioni di euro in meno). Sempre in forte difficoltà Ia produzione industriale, marcatamente condizionata dalla congiuntura negativa e dal rallentamento degli ordini, che non hanno risparmiato le griffe e, più in generale, le fasce medio-alte e lusso di prodotto.
Dopo la battuta d’arresto del 2024, l’export stenta a ripartire (-7,6% in valore nei primi 8 mesi), certamente non favorito dalla complessità del quadro geopolitico, dal raffreddamento di importanti economie e dai cambiamenti nelle abitudini di acquisto dei consumatori, si legge nel report. Se tra i partner della Ue l’arretramento è limitato (-2,7%), grazie soprattutto al dinamismo del mercato tedesco (+15,5%), più pesanti risultano le perdite fuori dai confini comunitari (-10,1% nell’insieme), frenate da flessioni significative in diverse importanti aree di destinazione (Far East e Russia, entrambe -16%, su tutte). Performance favorevoli hanno invece interessato il Medio Oriente (+13,2%, trainato da Emirati Arabi e Qatar) e, almeno sinora, gli Usa (+4%, nonostante i dazi e un calo del -17% in agosto, quando è entrato in vigore il dazio del 15% baseline sulle merci in ingresso fissato dall’accordo Usa-Ue).
Anche per il contemporaneo incremento dell’import (+4,1% in valore), il saldo commerciale (pur in attivo per 3,92 miliardi di euro) ha subìto una contrazione del -13,5% su gennaio-agosto 2024.
Sul versante nazionale, stentano le vendite del commercio al dettaglio (-2,2% in valore su gennaio- settembre 2024 l’indice Istat, con un gap del -4,5% sul pre-pandemia).
Il protrarsi della fase sfavorevole ha penalizzato le dinamiche occupazionali: la forza lavoro settoriale presenta nei primi 9 mesi dell’anno un saldo negativo pari a -1.346 addetti, il -2,8% rispetto al consuntivo 2024, con una contemporanea diminuzione del numero di imprese attive, calato di 110 unità (-2,4%). In aumento del +2,5% il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nella filiera pelle: malgrado la frenata del secondo e terzo trimestre, il ricorso resta ancora elevato (26,7 milioni di ore nei 9 mesi, oltre 4 volte e mezzo i corrispondenti livelli 2019); disomogeneo l’andamento tra i distretti (con nuovo picco però in Toscana, +57%).
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