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EY ha presentato ieri la settima edizione dello studio annuale “The luxury and cosmetics financial factbook”, che analizza lo scenario del settore dei beni di lusso personali, a livello globale. Stando ai dati, nel 2016 il mercato dei personal luxury goods ha raggiunto i 318 miliardi di euro e si prospetta che crescerà del 3,6 percento nell’arco temporale 2016-2020E. In particolare il settore lusso crescerà del 3,4 percento e il settore cosmetica premium del 3,9 percento.

"Il segmento più attraente rimane quello del premium ed entry-to-luxury trainato dalla crescente classe media nei paesi emergenti (Cina e India), dal trend del mix and match, dalla casualization di cui prodotti come le sneaker e i piumini sono campioni e dalla crescente consapevolezza dei consumatori che cercano una vera corrispondenza tra prezzo e valore", spiega EY in una nota.

Insomma, a quanto pare la sfida è conoscere il consumatore, che è diventato sempre più globale. "Il settore lusso non punta più su una nazione, bensì sui paesi emergenti e sulle città più importanti del mondo. A oggi (2016) gli Stati Uniti e l’Europa occidentale rimangono le due nazioni più importanti (rispettivamente con 131 miliardi di euro e 109 miliardi di euro), con il consumatore cinese che sta diventando la terza “nazione” più grande valendo più di 100 miliardi di euro a livello mondiale, si legge nella nota.

Gli accessori (borse, scarpe e altri prodotti di pelletteria) continueranno a trainare la crescita in entrambi i segmenti, anche se a un ritmo diverso (+11 percento per il segmento lusso e +7 percento per il settore premium ed entry- to-luxury). La crescita nel settore borse è rallentata, ma è più che controbilanciata dal settore scarpe.

Per quanto riguarda il settore mergers and acquisitions, "il 2016 è stato un anno eccezionale sia per il settore lusso, sia per il settore cosmetica. Per quanto riguarda il settore lusso, la dimensione media dei deal è diminuita (266 milioni di euro nel 2016 contro 616 milioni di euro nel 2015), riflettendo un maggiore interesse degli investitori nelle piccole e medie imprese", spiega il management EY. L’interesse dei private equity nel settore è cresciuto e questa categoria di investitori ha rappresentato il 47 percento delle transazioni del 2016 (contro il 41 percento nel 2015), trend confermato anche nella prima metà del 2017, quando l’incidenza è stata del 51 percento. L’Italia è la seconda nazione per numero di deal inbound, dimostrando come l’eccellenza del made in Italy sia tutt’ora riconosciuta a livello mondiale.

“Il settore sta riprendendo forza in un contesto di rapida evoluzione. Aumenta la complessità, non ci sono tendenze univoche, ma trend diversi per diversi mercati, prodotti, posizionamenti. Il “mix and match” è l’elemento comune nell’industria dove il consumatore è sempre più consapevole, autonomo e padrone del proprio stile e dove la specializzazione e l’unicità del prodotto (al giusto prezzo) pagano. I settori moda e cosmetica, con dinamiche diverse, sono tornati a interessare investitori benché le valutazioni si mantengano su livelli elevati", ha detto Roberto Bonacina, partner EY Tas Fashion & Luxury.