Reclò: la startup che sogna di diventare il Vinted delle riparazioni della moda
Il sogno è diventare il Vinted del "fashion repair", ovvero delle riparazioni di articoli di moda come abbigliamento, scarpe e accessori. Il nome, Reclò, deriva da Re-clothes, la mission è rendere facile e accessibile la riparazione, e il mezzo è una piattaforma online dove inoltrare una richiesta di riparazione, scovare l'artigiano più adatto, ottenere un preventivo e avere un corriere che arriva a casa, preleva capi e accessori da riparare e poi, a lavoro ultimato, li riconsegna al domicilio, per abbattere al massimo tutte le barriere, orari inclusi, che "trattengono" nell'armadio pezzi di guardaroba scuciti, rovinati, usurati o strappati.
A raccontare a FashionUnited la storia di Reclo è il ceo, nonché uno dei tre fondatori: Duccio Travaglini che, assieme al fratello Filippo e all'amico Matteo Speranza, ha dato vita a questa giovane azienda. I tre uniscono competenze complementari in ambito imprenditoriale, operativo e tecnologico.
Originari di Pescia, in provincia di Pistoia, i fondatori e la loro azienda sono attualmente basati a Torino, ma in futuro c'è la capitale nostrana della moda e del tech: Milano.
"Reclò permette di riparare scarpe, borse e vestiti in modo semplice, accessibile e trasparente, grazie a una rete di artigiani selezionati in tutta Italia", racconta Duccio Travaglini, aggiungendo che in vista di una espansione fuori dai confini italici, l'accento sulla o sparirà: "per ora vogliamo prenderci il mercato italiano e intendiamo farlo prima che subentrino i competitor europei. Poi, una volta consolidati, puntiamo sull'estero".
Reclò gestisce la riparazione dalla richiesta allʼindividuazione dellʼartigiano, al pagamento, alla restituzione dellʼarticolo
Attraverso Reclò, il cliente può richiedere la riparazione di un capo o di un accessorio online, descrivendo il problema e fornendo le informazioni necessarie per identificare lʼintervento.
La piattaforma gestisce il processo end-to-end: dalla richiesta iniziale allʼindividuazione dellʼartigiano più adatto, fino alla logistica, al pagamento e alla restituzione dellʼarticolo riparato.
"Alla base del modello cʼè una rete di artigiani e laboratori specializzati distribuiti sul territorio. Reclò non vuole sostituire queste competenze, ma renderle più accessibili attraverso tecnologia, logistica e un unico punto di accesso digitale", afferma Travaglini.
"Se per accessori come borse e scarpe il cambio della suola, oppure la sostituzione dei manici, sono le richieste classiche, per l'abbigliamento le esigenze sono mediamente più complesse", osserva Duccio Travaglini. "Una volta un papà ci ha scritto dicendo che il figlio aveva bruciato la manica del piumino ed era necessario trovare una soluzione. L'artigiano ha ricreato entrambe le maniche con un materiale diverso rispetto all'originale, dando letteralmente un nuovo aspetto al capospalla. Insomma, il piumino era come nuovo".
Tecnologia e artigianato collaborano per estendere la vita dei prodotti, ridurre gli sprechi e costruire un nuovo modello di post-vendita
La piattaforma permette, quindi, di connettere la domanda di riparazioni con competenze artigianali che spesso rimangono frammentate e difficili da raggiungere.
I tre fondatori lavorano ogni giorno insieme agli artigiani per costruire processi affidabili, standard qualitativi elevati e una esperienza semplice sia per i consumatori, sia per i brand della moda.
"Crediamo che tecnologia e artigianato possano collaborare per estendere la vita dei prodotti, ridurre gli sprechi e costruire un nuovo modello di post-vendita nel fashion", dice Travaglini.
Oggi lʼalternativa alla riparazione è comprare un nuovo articolo. "Solo se riparare diventa facile quanto comprare un prodotto nuovo, allora può davvero diventare un comportamento adottato su larga scala", osserva Travaglini.
La piattaforma è pensata anche per i brand e i retailer che puntano a servizi di "care and repair"
Accanto al servizio rivolto direttamente ai consumatori, Reclò ha sviluppato una soluzione business to business pensata per brand e retailer, con lʼobiettivo di permettere alle aziende del settore fashion di integrare servizi di "care and repair" nella propria esperienza cliente, appoggiandosi allʼinfrastruttura tecnologica, operativa e artigianale di Reclò. Se un ordine medio business to consumer si aggira sui 60 euro e può, per esempio, comprendere una borsa e un paio di calzature da riparare, il costo per le aziende comprende un costo di attivazione che parte da 1000 euro per le aziende più piccole, oltre a un abbonamento che varia a seconda della dimensione del marchio.
"La riparabilità è entrata nelle scelte di acquisto dei consumatori", spiega Travaglini, aggiungendo che sia marchi del fast fashion, sia marchi premium e del lusso stanno investendo in servizi di riparazione.
I numeri della startup
Nel primo mese di lancio, Reclò ha registrato oltre 250 ordini e 700 iscritti alla piattaforma, mostrando fin dalle prime settimane un interesse verso un servizio di riparazione semplice e digitale.
Parallelamente, oltre 50 artigiani hanno richiesto spontaneamente di collaborare con Reclò, mentre sul fronte business to business sono in fase di avvio diversi progetti pilota con brand del settore fashion per integrare servizi di "care & repair" nella loro esperienza cliente. "La community social di Reclo conta oltre 11mila persone", spiega, ancora, il ceo.
La startup è attualmente in fundraising e sta raccogliendo capitali da angel investor e venture capital.
A oggi Reclò ha generato circa 9.750 euro di Gross merchandise value e stima di superare i 200mila euro di fatturato nel primo anno, attraverso il mix business to consumer e business to business. Nei primi due mesi dal lancio la piattaforma ha superato i 150 ordini e raggiunto oltre 600 utenti iscritti.
Con Reclò Business, "supportiamo brand e retailer nella gestione dei servizi post-vendita attraverso unʼinfrastruttura end-to-end dedicata al fashion care & repair. Lʼobiettivo è trasformare il post-vendita da centro di costo a leva strategica per fidelizzazione, longevità dei prodotti e compliance normativa", sottolinea Travaglini.
Modelli circolari e quadro normativo
Questa evoluzione si inserisce in un quadro normativo europeo che sta progressivamente spingendo il settore tessile verso modelli più circolari. LʼEspr, Ecodesign for sustainable products regulation, infatti, introduce un quadro per prodotti più durevoli e riparabili e prevede il futuro Digital product passport anche per il tessile; dal luglio 2026, inoltre, è già applicabile alle grandi imprese il divieto di distruzione di abbigliamento e calzature invenduti.
A questo si affianca la direttiva europea Right to repair, che rafforza il ruolo
della riparazione nelle politiche europee sui consumi e introduce obblighi
specifici per le categorie di prodotti soggette a requisiti di riparabilità.
Parallelamente, la revisione della Waste framework directive introduce regimi
obbligatori di Extended producer responsibility, Epr, per tessili e calzature,
facendo contribuire i produttori ai costi di gestione dei prodotti a fine vita e
incentivando prodotti più durevoli, riutilizzabili e riparabili.
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