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Salire e scendere dai tacchi tirando una levetta: come è nato il marchio Nothink

"Volevo un prodotto che eliminasse i compromessi tra bellezza e praticità, aiutando le donne a vivere con più libertà e spiensieratezza", parole di Asia Pellegrini, fondatrice under 30 di Nothink Shoes, il marchio che risponde a tutte le amanti del tacco.

L'idea, resa possibile dal sistema Heelchanger, risultato di oltre dieci anni di studio e sviluppo, è venuta ad Asia Pellegrini, founder under 30 di questa etichetta di scarpe che consente di passare facilmente dai tacchi alti a quelli bassi, o viceversa, scegliendo tra altezze da 3 centimetri, 7 centimetri e 10 centimetri e sette topologie di tacco. Prodotta in Spagna da artigiani con oltre 30 anni di esperienza con materiali di alta qualità italiani, la collezione, in vendita sull'ecommerce del marchio, include modelli versatili. Riducendo la necessità di acquistare più paia di scarpe, il brand promuove anche un approccio sostenibile alla moda.

FashionUnited ha intervistato Asia Pellegrini, fondatrice del brand, per capire genesi e strategia dell'azienda Nothink srl, che ha sede ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo.

Asia Pellegrini, fondatrice di Nothink Shoes Credits: Nothink Shoes

Come è nata questa idea?

Vivevo a Londra e vedevo le ragazze e le signore che, uscite dalla metropolitana e arrivate a destinazione, tiravano fuori dalla borsa le scarpe con il tacco e per sostiturle alle sneaker o alle scarpe basse. Il fatto, come sappiamo, è che molto spesso gli outfit che prevedono una scarpa alta non sono donanti con una calzatura flat, oppure da ginnastica. Quindi ho iniziato a pensare a una soluzione, ossia a una scarpa che da alta diventasse più comoda, quantomeno in modo tale che non si fosse costrette a portarsi dietro scarpe "di ricambio", cosa, anche quella, complicata. Ho cercato sul mercato e ho trovato il marchio tedesco Mime et moi, che commercializzava un tipo di scarpe che consentiva da cambiare il tacco. Detto, fatto: le ho acquistate perché volevo capire effettivamente se "funzionassero bene" e fossero esteticamente gradevoli. Effettivamente erano comode e funzionali, sia nella versione con tacco alto, sia basso e, soprattutto, una volta ai piedi non si notava che fosse una scarpa con il tacco intercambiabile. L'unica cosa che mi lasciava un po' perplessa era l'estetica, alcune avevano il velcro, insomma non il mio ideale di scarpa. Quindi ho provato a contattare l'azienda per proporre una collaborazione. Non mi hanno mai risposto.

Allora ha deciso di muoversi autonomamente?

Si, ho contattato due studi di ingegneria e ho chiesto se fosse fattibile brevettare un meccanismo che non andasse in conflitto con il brevetto già esistente. La risposta è stata che non sarebbe stato facile e ci sarebbero state delle difficoltà. Passa del tempo e mi arriva una newsletter dal marchio tedesco che avvisa che l'azienda avrebbe chiuso. Prendo la palla al balzo e scrivo nuovamente per capire se avessero intenzione di vendere le patenti del brevetto. Dopo sei mesi di trattative, un tempo lungo perché, purtroppo, si trattava di tre soci che avevano deciso di abbandonare il marchio in quanto non andavano più d'accordo, abbiamo trovato una intesa. Nel frattempo sono andata in Spagna, a visitare l'azienda che le produceva.

Asia Pellegrini Credits: Nothink Shoes

Dove sono prodotte esattamente le scarpe?

Ad Alicante, in Spagna. In realtà si tratta di tre fabbriche diverse: una produce i componenti della suola, una produce i tacchi e l'altra monta le scarpe. Queste tre realtà si trovano tutte nello stesso paesino e collaboravano con l'azienda tedesa da oltre 10 anni. Erano stati coinvolti fin dall'inizio: prima per la realizzazione del prototipo e poi per la produzione vera e propria. E' così che nel 2023 abbiamo iniziato a creare i nuovi modelli e abbiamo fatto un po' di test. Nel 2024 eravamo pronti e siamo andati sul mercato con il nostro ecommerce che è tuttora il canale principale su cui vendiamo le scarpe in Europa, America e Sud America. Recentemente siamo stati a una fiera a Dubai, la International apparel and textile fair, e la risposta è stata molto positiva. Il prezzo della scarpa, siamo sui 250-280 euro, è comprensivo di un tacco alto e uno basso (se si vogliono acquistare altri tacchi il set parte da 35 euro, ndr), è in sintonia con questo mercato, così come i modelli attuali. Oggi, infatti, la scarpa ha un limite strutturale nel senso che avendo la suola che deve muoversi non può essere chiusa totalmente. La parte centrale deve rimanere aperta e, quindi, ovviamente, in Italia , o dove d'inverno fa freddo, non è portabile. Al momento stiamo cercando di studiare uno stivale, ma siamo n fase embrionale.

Qual è stato l'investimento iniziale?

L'investimento iniziale è stato di circa 100mila euro sia per acquistare le patenti, ossia il brevetto registrato in diversi Paesi, e una parte di stock.

Quanto avete fatturato lo scorso anno?

Circa 50mila euro e nel 2026 stimiamo di raddoppiare.

Il modello Singapore con i diversi tacchi Credits: Nothink Shoes

Quali sono i primi mercati?

Il mercato che sta rispondendo meglio attualmente è la Spagna, questo deriva dal fatto che ho una socia spagnola. Nel 2024, infatti, mi ha contattato una ragazza che ha avuto la mia stessa idea. E' una ragazza di Valencia: Luna Talavera Garcia, di 22 anni. E' molto brava e si dedica a questo marchio full time, mentre io ho anche un altro lavoro. Luna gestisce i canali Tik Tok e Instagram, oggi abbiamo quasi 250mila follower. Lei realizza contenuti in lingua spagnola e racconta come funziona effettivamente il meccanismo e spiega che il prezzo è giustificato dal fatto che la suola ha 20 componenti ed è una scarpa artigianale, perché è fatta completamente a mano, con pelle italiana di alta qualità. In collezione sono presenti anche modelli in ecopelle e in stoffa, sempre di grande qualità poichè il materiale deve essere flessibile e resistente. La Germania è il secondo mercato per noi e l'Italia è il terzo, segue l'Inghilterra, da dove è partita la mia idea. Con la Brexit, purtroppo, chi ordina online deve pagare dei dazi elevati. L'obiettivo, quindi, è di trovare un partner sul territorio.

Quindi al momento il digitale e l'ecommerce rappresentano il canale privilegiato nella vostra strategia?

Si, in futuro pensiamo anche di partecipare a qualche fiera in Italia. Lo scorso anno abbiamo aperto un pop up temporaneo a Milano e abbiamo coinvolto la stampa e potenziali clienti che chiedevano di provare la scarpa. Il prossimo pop up sarà aperto a Parigi. Molto spesso i negozi ci chiedono le calzature ma la gestione degli stock può risultare un po' complessa anche per via del set dei tacchi aggiuntivi da tenere.

Il modello Tulum Credits: Nothink Shoes

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Asia Pellegrini
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