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Sanzioni alla Russia: per l’export online perdite di 700-800 milioni di euro

Scritto da FashionUnited

11 apr 2022

Business

Pexels, Carolina Grabowsca

“La Russia è uno dei Paesi più rilevanti al mondo per i brand italiani. Pensando in particolare alla quota di export italiano generata dai canali online, supponiamo una perdita di circa 700-800 milioni di euro come conseguenza diretta della chiusura del mercato russo, pari al 5-6 per cento del valore totale dell’export via ecommerce in Italia”, ha affermato Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

A partire dai dati più recenti sull’export italiano e sull’incidenza degli acquisti online cross-border in Russia, Netcomm, il Consorzio del commercio digitale italiano ha, infatti, analizzato gli effetti diretti dell’attuale crisi economica internazionale, per comprendere meglio l’impatto sulle imprese italiane e individuare mercati che possano compensare le perdite dovute all’attuale crisi internazionale.

Cina, Indonesia, Turchia, Iran e Arabia Saudita i mercati a cui guardare con attenzione per esportare il made in Italy attraverso il web

In Italia, circa il 56 per cento delle aziende si avvale di canali digitali per vendere i propri prodotti o servizi ad altre aziende o consumatori stranieri, ma quasi il 75 per cento di queste esporta tramite canali digitali prodotti e servizi equivalenti a meno del 20 per cento del proprio fatturato totale. In altre parole, sempre più aziende fanno ricorso al cross-border ecommerce come canale di vendita per il mercato straniero, ma, allo stesso tempo, il peso dell’export digitale sull’intero fatturato rimane abbastanza modesto (13,5 miliardi nel 2020). Tuttavia, secondo il report 2021 “Esportare la dolce vita”, l’incidenza degli acquisti cross border è altissima in Russia, il cui valore costituisce il 74 per cento del totale ecommerce, si legge in una nota di Netcomm. Dato che il fatturato totale delle vendite ecommerce in Russia è di 20 miliardi di euro, questo significa che circa 14,8 miliardi di euro di questi sono fatturati al di fuori della Russia.

Netcomm è l’associazione di riferimento del settore ecommerce in Italia che riunisce oltre 450 aziende, tra società internazionali e piccole e medie realtà. Netcomm è tra i membri fondatori di Ecommerce Europe, l’Associazione europea del commercio elettronico che coinvolge oltre 150.000 aziende in Europa.

Le conseguenze dirette della guerra e delle sanzioni

L’uscita di scena della Russia dal mercato digitale globale, prosegue Netcomm, è dovuta non solo al blocco delle merci e alle sanzioni dirette, ma anche all’interruzione generale delle catene di approvvigionamento e alle difficoltà causate dal bando degli strumenti di pagamento, con ricadute dirette sui consumatori russi che non potranno completare l’iter di acquisto online.

“Anche il turismo russo in Italia costituiva un driver ulteriore per l’acquisto di prodotti italiani: in molti casi, i turisti provenienti dalla Russia, rientrati nel proprio Paese, continuavano a comprare online i prodotti acquistati di persona in vacanza. In sostanza, l’interruzione del turismo russo sul nostro territorio ha bloccato le vendite sia offline sia online nel mercato russo di prodotti Made in Italy. A subire questa battuta d’arresto sarà principalmente il settore Fashion, che in Italia rappresenta il 53 per cento dell’export online di beni di consumo, per un valore totale di circa 7,1 miliardi di euro. Gli altri due settori principalmente interessati saranno food (alimentari e bevande) e arredamento, che in Italia pesano rispettivamente il 14 per cento e l’8 per cento sul valore complessivo dell’export digitale di prodotti di consumo", ha aggiunto Liscia.

Conseguenze di lungo termine e opportunità di compensare le perdite

Lo scenario geopolitico attuale sta producendo un incremento dell'inflazione dovuto all’aumento dei costi energetici e, di conseguenza, dei costi delle intere filiere, a cui si accompagnerà, secondo Netcomm, una riduzione dei consumi, generando quindi un effetto recessivo. Tuttavia, porterà anche cambiamenti importanti nelle dinamiche di mercato, che potrebbero tradursi in un’uscita di scena della Russia insieme ad un consolidamento ulteriore dei mezzi digitali per gli acquisti cross-border e allo sviluppo di ulteriori mercati interessanti.

“È fondamentale per le imprese italiane ragionare su altri mercati di sbocco, così da poter parzialmente compensare le gravi perdite che stanno subendo. Oltre al tanto menzionato mercato cinese, infatti, vi sono alcuni mercati fortemente attrattivi per il nostro Made in Italy come Indonesia, Turchia, Iran e Arabia Saudita per la propensione agli acquisti online, in particolare di beni di lusso. Infine, l’Africa costituisce un mercato non ancora esploso, che si sta però velocemente digitalizzando, il che suggerisce che ci sono ampi margini di crescita in ambito eCommerce per le imprese nostrane. Resta comunque probabile che serviranno almeno due anni per compensare le perdite già citate”, ha concluso Liscia.

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