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Save the Duck chiude il 2019 a quota 37,5 milioni di euro

Scritto da Isabella Naef

9 gen 2020

Save the Duck fa il bis a Milano. Come ha svelato a FashionUnited, Nicolas Bargi, amministratore delegato e fondatore del marchio, l'azienda sta cercando un altro store a Milano. L'apertura dovrebbe avvenire nel 2020. "Stiamo pensando alla zona che va da piazza Cadorna verso il Castello Sforzesco", ha detto Bargi, ieri, a Firenze, nello stand del brand alla Fortezza da Basso, dove fino a domani va in scena Pitti Uomo.

"Potremmo anche valutare l'idea di aprire un secondo negozio dedicato alla donna a Brera, zona dove, nel settembre 2018, abbiamo tenuto a battesimo il primo negozio", ha aggiunto Bargi.

L'azienda ha archiviato il 2019 con un fatturato pari a 37,5 milioni di euro e un ebitda al 21 per cento.

L'azienda ha archiviato il 2019 con un fatturato pari a 37,5 milioni di euro e un ebitda al 21 per cento. Per il 2020 l'obiettivo di fatturato è di 43 milioni circa.

Save the Duck ha presentato a Firenze i nuovi capi della collezione autunno inverno 20/21 caratterizzati da uno stile fashion outdoor e ha lanciato la capsule collection “Skyscraper” in collaborazione con il designer giapponese Satoshi Yamane. L'etichetta di piumini 100 per cento animal friendly, si è lasciata ispirare dalle terre incontaminate del Tibet, della Valle di Ladakh in Kashmir e della grandezza dell’Himalaya per creare la nuova collezione per la prossima stagion invernale.

La linea ha un posizionamento entry luxury ed è disegnata dal giapponese Satoshi Yamane, che ha dato dei fit over molto moderni e dei tagli molto tecnici. Tutta la linea Protech è in Gore-Tex riciclato senza ftalati, quindi senza additivi chimici.

Lo scorso dicembre Save the Duck, brand di piumini 100 per cento animal-free, ha ottenuto il riconoscimento di Peta come Azienda dell’anno 2019, "grazie al suo impegno nel creare capi di abbigliamento performanti e fashion nel rispetto degli animali", spiegava, in una nota, l'azienda con sede a Milano.

"Save The Duck vola molto più in alto, sotto tutti i punti di vista rispetto alla altre aziende di abbigliamento che producono ancora pellicce e utilizzano le piume di animali maltrattati e trattati con crudeltà fino al macello", sottolineava Ingrid Newkirk, presidente della Peta, fondazione il cui acronimo è People for the ethical treatment of animals.

L'etichetta di piumini animal free è stata ed è ancora oggi la prima e unica azienda fashion in Italia ad aver ottenuto la certificazione B Corp che distingue le aziende che volontariamente rispettano i più alti standard di responsabilità e trasparenza in ambito sociale e ambientale. A rilasciarla: l’ente no profit B Lab.

L'azienda ha deciso di seguire i passi di Patagonia, e di altre società estere dell'abbigliamento e degli accessori come Beach Gold, Poppy Barley, Pure Cotton, Toms, Papa, Ecoalf, Athleta, Lulea, Unbelts, Heidi, Kitts, Maono, che hanno già ottenuto la certificazione.

Save the Duck ha superato un rigoroso processo di certificazione aggiudicandosi un punteggio, pari a 95. Essere una B Corp, ossia una benefit corporation, significa dare lo stesso peso agli obiettivi economico finanziari e agli obiettivi di impatto sociale e ambientale. In tutto sono oltre 2.600 le aziende a livello mondo a perseguire tale approccio. In Europa le B Corp sono oltre 500, nel mondo sono oltre 2700 e in Italia le certificate sono circa 80.

Foto: Save the Duck Facebook