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Sei imprese su dieci hanno liquidità “limitata” o “molto limitata”

Scritto da FashionUnited

4 mag 2020

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Come evidenziato quotidianamente da FashionUnited nelle scorse settimane

le misure restrittive imposte per arginare la pandemia da Covid-19, il blocco delle attività produttive e la chiusura dei negozi sta avendo conseguenze molto serie sulle imprese con importanti ricadute occupazionali. Numeri alla mano, circa 6 imprese su 10 dichiarano che la propria situazione di liquidità sia “limitata” o “molto limitata”, mentre oltre il 70 per cento delle imprese sostiene che esaurirà completamente la liquidità entro 3 mesi.

Le misure adottate dal Governo sono ritenute adeguate solo dal 4 per cento delle aziende che, tuttavia, auspicano di poter avere accesso a tali misure entro due mesi.

Le misure adottate dal Governo sono ritenute adeguate solo dal 4 per cento delle aziende

Inoltre, le imprese italiane dispongono di liquidità limitata, che per la maggior parte delle piccole e medie imprese si esaurirà entro i prossimi 90 giorni, e temono che i fondi previsti dalle misure statali non arrivino in tempo. Questo quanto emerge dal sondaggio realizzato da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, e Workinvoice – piattaforma digitale italiana di invoice-trading, tra l’8 e il 20 aprile su un campione di imprese di varia dimensione: il 33 per cento con fatturato minore di un milione di euro, il 31 per cento con fatturato compreso tra 1 e 5 milioni, il 21 per cento tra 5 e 20 milioni e il 15 per cento oltre i 20 milioni.

Oggi, dopo quasi due mesi di fermo totale o parziale, la maggioranza delle imprese ha un orizzonte di sicurezza molto breve: più del 70 per cento degli imprenditori intervistati ha detto, infatti, che l'azienda esaurirà la liquidità entro tre mesi. Di queste, l’11 per cento delle imprese l’ha già esaurita, il 32,4 per cento la esaurirà in un mese e il 29,8 per cento entro tre mesi.

Bolognini, co-fondatore di Workinvoice: "la velocità di trasmissione degli aiuti alle imprese è la priorità per le piccole aziende"

In generale, oltre 6 imprese su 10 hanno evidenziato di avere una situazione di liquidità “limitata” (43,5 per cento) o “molto limitata” (15,7 per cento),con punte dell’83 per cento tra le microimprese e del 31 per cento tra le imprese medie. Tuttavia, il 37 per cento delle imprese del campione ritiene ancora oggi di avere una situazione di liquidità sufficiente e il 3,7 per cento di avere “abbondante” liquidità.

Gli imprenditori mostrano scetticismo per quanto concerne i provvedimenti proposti dallo Stato attraverso i decreti Liquidità e Cura Italia: il 64 per cento del campione li ritiene non sufficienti, il 30 per cento “in parte adeguati”, e solo il 4 per cento adeguati (con un restante 2 per cento che non sa, a oggi, fare previsioni in merito).

La fiducia cresce in maniera direttamente proporzionale alla dimensione dell’azienda: tra le pmi con fatturato inferiore ai 20 milioni, è circa il 67-70 per cento a esprimere scetticismo (considerando le misure come “non sufficienti”), spostando l’attenzione verso le imprese il cui fatturato si colloca oltre i 20 milioni, solo il 40 per cento le definisce non sufficienti, il 53 per cento ritiene che le misure siano “in parte adeguate”.

“La rapida indagine effettuata subito dopo la pubblicazione del decreto liquidità ha confermato che la velocità di trasmissione degli aiuti alle imprese è la priorità per una platea di piccole aziende che sta esaurendo le modeste scorte di liquidità", ha commentato Fabio Bolognini, co-fondatore di Workinvoice.

“Il tema della liquidità è centrale in questo momento per le piccole e medie imprese italiane. In un paese dove si paga mediamente con tempi superiori ai 90 giorni, che in alcuni settori superano i 130, una crisi come quella che stiamo attraversando può rapidamente portare le aziende alla totale mancanza di liquidità e quindi al dissesto finanziario", ha aggiunto Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.

Foto: Pexels

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