Smi: fatturato del tessile moda a 53 miliardi nel 2016

Secondo le elaborazioni Smi-Liuc, per il 2016 si prospetta una chiusura d’anno in area positiva, ma su ritmi decisamente moderati. Nel 2016 lo scenario del tessile-moda italiano, stando ai dati diffusi venerdì scorso, a Milano durante la conferenza stampa di Pitti Uomo, resta monocorde: il fatturato è stimato in crescita del +1 percento su base annua, portandosi sui 52,9 miliardi di euro.

Una cifra raggiunta soprattutto grazie all'export poichè, nonostante il rasserenamento dei consumi interni, il sell-out in Italia è rimasto ancora in territorio negativo. Nel 2016 si è assistito a un’ulteriore stabilizzazione in termini di aziende e addetti al settore. Le prime dovrebbero portarsi a 46.890 circa (-0,4 percento corrispondente a 188 unità in meno), mentre gli occupati passerebbero a 402.000 circa (-0,2 percento, ovvero 800 addetti in meno).

Smi-Liuc: Germania e Francia sono i primi due mercato per il tessile moda italiano

Nel corso del 2016 le vendite estere di tessile-moda, scrive Smi nella nota, hanno sperimentato una crescita del +1,7 percento medio annuo, superando così i 29,5 miliardi di euro. La dinamica positiva ha interessato sia l’export del ‘monte’ della filiera, pur in aumento solo del +0,5 percento, sia soprattutto l’export del ‘valle’, che ha archiviato l’anno a +2,4 percento, in lieve accelerazione, dunque, rispetto al ritmo sperimentato nel 2016 (+2,1 percento).

Per quanto riguarda l'import, nel 2016 i prodotti di tessile-moda hanno mostrato un aumento del +1,3 percento, decelerando rispetto al +5,4 percento messo a segno nel 2015. Le importazioni dall’estero sono ammontate, a quota 20,6 miliardi di euro.

Sotto il profilo merceologico, l’export ha mostrato generalizzate evoluzioni positive, con due sole eccezioni, analogamente al 2015, ovvero filati (-3,0 percento) e calzetteria (-1,0 percento). In territorio positivo i tessuti che sono risultati poco più che stabili rispetto all’anno precedente (+0,2 percento), mentre il tessile-casa accelera al +5,7 percento. La maglieria ha visto un export in crescita del +4,9 percento, mentre l’abbigliamento confezionato non è andato oltre il +1,2 percento.

Dal punto di vista geografico, nel 2016 l’export diretto nella Ue è cresciuto nella misura del +2,2 percento, mentre quello destinato alle aree extra-Ue si è moss su un tasso dimezzato pari al +1,1 percento. Sul fronte import, l’area comunitaria ha presentato un aumento del +5,5 percento, mentre i flussi provenienti dalle aree extra-Ue, pur assicurando il 56,1 percento del totale, hanno ceduto il -1,7 percento.

Germania e Francia, anche nel 2016, sono i primi due mercati di sbocco del tessile-moda italiano, segnando rispettivamente una crescita del +2,9 percento e del +1,3 percento. Il Regno Unito è risultato in aumento del +3,7 percento; anche la Spagna si è confermata positiva, archiviando un incremento del +5,6 percento.

Foto: Claudio Marenzi, foto FashionUnited

 

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